CBD e legalizzazione della marijuana: quali scenari futuri?

Negli ultimi tempi il discorso della legalizzazione della marijuana è stato al centro di numerosi dibattiti di carattere politico, economico e sociale.

Dopo anni caratterizzati dal silenzio e della reticenza, solo di recente la legalizzazione della marijuana è stata affrontata in maniera opportuna, aprendo in questo modo una serie di scenari del tutto inaspettati ed innovativi.

A far sì che si potesse cominciare a parlare di tutto il discorso della legalizzazione della cannabis, è stata la legge n. 242 del 2 dicembre del 2016, entrata poi in vigore il 14 Gennaio 2017.

L’effetto diretto di questa legge è che, grazie alla sua promulgazione, si è registrato un aumento esponenziale delle vendite relative alla cannabis light facendo sì che moltissime persone potessero cominciare ad usufruire di questa sostanza dai molteplici benefici.

Tuttavia, è comunque importante considerare che ancora oggi vi è un po’ di incertezza per quanto riguarda le varie differenze che intercorrono e caratterizzano questa sostanza, creando così della disinformazione e della confusione generale; affinché ciò non avvenga, è importante fare delle precisazioni.

Che cos’é il CBD e quali sono le differenze con il THC

 Da un punto di vista meramente generale, è doveroso fare una precisazione: la cannabis venduta legalmente (vale a dire quella light) ha come caratteristica principale un contenuto di CBD più alto del THC; affinché questo dato possa essere interpretato nel migliore dei modi, è importante spiegare quali sono le differenze che intercorrono tra questi due elementi.

Il CBD cannabidiolo è un metabolita non psicotico, che produce degli effetti rilassanti, antiossidanti, antinfiammatori e antidistonici; il suo consumo non comporta in un nessuna misura qualsivoglia tipologia di assuefazione, e proprio grazie a questo fattore ne è stato riscoperto l’utilizzo terapeutico (si parla, infatti, di Cannabis Terapeutica).

L’Unione Europa ha messo nero su bianco, definendo questa sostanza chimica come un prodotto alimentare: grazie alle sue proprietà curative, infatti, è ampiamente utilizzato in molteplici ambiti, ed è anche presente in numerosi ceppi di marijuana.

Per quanto riguarda il THC, invece, è importante sottolineare come questo si configuri come il principio attivo vero e proprio della cannabis, in virtù soprattutto delle sue proprietà psicotrope che favoriscono uno stato di eccitazione negli uomini e nelle donne, oltre al fatto che si entra in uno stato di euforia e di benessere fisico e psichico.

Il THC influisce positivamente anche sull’ormone della sazietà, denominato leptina, aumentando così l’appetito.

Per quanto riguarda gli utilizzi clinici del THC, è interessante notare come questo sia un ottimo antinfiammatorio (superiore di 20 volte all’aspirina), un analgesico naturale, un neuroprotettivo in grado di difendere il cervello da tutte quelle che possono essere eventuali malattie neurodegenerative (come ad esempio l’alzheimer).

Il THC è ottimo anche come broncodilatatore, aiutando in questo modo tutti coloro i quali soffrano di asma; negli ultimi tempi, poi, è stato ampiamente utilizzato anche per aiutare a contrastare la sclerosi multipla, il glaucoma (andando a diminuire considerevolmente la pressione intraoculare).

A tal proposito, è importante sottolineare che la cannabis light in vendita sul mercato italiano ha un contenuto di THC praticamente nullo, ragione principale per la quale si sono venuti a delineare tutti gli scenari politici e sociali prima descritti.

Una volta comprese a dovere le differenze sostanziali che intercorrono tra questi due elementi chimici, è bene capire come si interfaccerà la legge con il fenomeno della legalizzazione.

CBD e legalizzazione della marijuana: cosa succederà?

 Il fatto che la giurisprudenza italiana abbia dato il via ad un processo di legalizzazione, ha fatto sì che si venissero a creare una serie di quesiti che è opportuno risolvere nella maniera più concreta possibile.

Nello specifico, posta in essere siffatta premessa, viene da chiedersi quali siano le modalità attraverso le quali si coltiva la cannabis light, e quali siano di conseguenza i criteri produttivi.

E’ doveroso sottolineare che la coltivazione della cannabis light avviene in Italia, ottemperando a tutte quelle che sono le disposizioni previste dalla normativa attualmente in vigore; le coltivazioni, inoltre, avvengono nella maniera più pulita in assoluto, evitando quindi l’utilizzo di materiali chimici che potrebbero in qualsiasi misura adulterare o modificare la natura stessa delle infiorescenze e della salute della pianta.

Un altro quesito che spesso ci si pone è relativo alla normativa che regola il consumo della cannabis da un punto di vista giurisprudenziale, codicistico e legale; nello specifico ci si chiede: è illegale consumare cannabis light?

Come è facilmente intuibile, la legge n. 242 del 2 dicembre del 2016 ha stabilito una serie di criteri produttivi ben precisi: il THC, infatti, può essere presente in tale sostanza solo in una percentuale pari allo 0,2%; il consumo di marijuana costituisce illecito amministrativo (e non penale) solo nel momento in cui la concentrazione di THC sia superiore allo 0,6%. Per questo diversi marijuana shop online mostrano molto chiaramente le percentuali di THC nei loro prodotti.

Un ulteriore elemento fondamentale da considerare è quello relativo alla sua incidenza dal punto di vista psicotropo: la cannabis light viene coltivata e prodotta ottemperando a tutti i crismi posti dalla giurisprudenza, e ha degli effetti sostanzialmente analgesici o rilassanti. La componente psicotica, infatti, non è presente all’interno delle infiorescenze coltivate legalmente, andando così ad azzerare il fattore ”sballo” che contraddistingue la cannabis normale.

A seconda dei propri gusti specifici e delle proprie esigenze, poi, il mercato offre una vasta gamma di scelte, ognuna delle quali in possesso di specifiche caratteristiche, adatte anche a diverse utilizzi: dai cibi, alle tisane, al fumo e ad altri centinaia di scopi.

Sicuramente è possibile affermare che la legalizzazione della cannabis rappresenti un vero e proprio passo in avanti per quanto riguarda la storia giurisprudenziale dell’Italia, facendo così in modo che ad una simile pianta vengano riconosciuti gli effetti benefici che la sua assunzione comporta, la quale in questa sede si vuole ricordare non si limita solo a quella tramite combustione ed aspirazione, ma che estende il suo raggio di utilizzo anche in altri ambiti.

Attraverso la cannabis, infatti, è possibile ricavare oli, utilizzarla all’interno di torte e biscotti e via discorrendo, potendo così beneficiare dei suoi effetti nei modi più disparati.

In definitiva, quindi, la cannabis light ha trovato le porte della legge aperte, facendo sì che in tal modo si potesse diffondere la sua coltivazione prediligendo però gli effetti benefici prodotti dal CBD. Un passo in avanti sicuramente importante che, però, ancora oggi ha lasciato diversi interrogativi che possono avere una risposta, come ad esempio l’origine delle coltivazioni e se il suo utilizzo e la sua assunzione possano comportare alterazioni del proprio stato fisico e mentale.