Mutuo cosa succede se non si pagano le rate? Quali le soluzioni?

La crisi economica partita dal 2008 e poi l’avvento della pandemia hanno messo molte famiglie in difficoltà portandole a non poter pagare le rate del mutuo.
Il mancato pagamento o numerosi ritardi accumulati possono creare gravi conseguenze, fino all’eventualità estrema di perdere la casa.
Ecco allora cosa succede se non si pagano le rate del mutuo e quali possono essere le soluzioni.

Se non si pagano le rate del mutuo
La preoccupazione più grande per chi ha acceso un mutuo, specie per la prima casa, è quella di perderla nel caso non si riescano più a pagare le rate.
È utile cominciare col dire che per arrivare a questa evenienza ci vuole del tempo e, prima che accada, è possibile correre ai ripari grazie ad alcune leggi che vanno incontro ai proprietari delle case in difficoltà.
Il pignoramento e quindi la vendita all’asta dell’immobile, scatta dopo il mancato pagamento di 18 rate, anche se la legge garantisce un alto livello di protezione rispetto a chi sottoscrive un contratto che preveda mutui ipotecari a garanzia dello stesso immobile.
Prima della stipula la banca è tenuta a informare il contraente non solo del tasso effettivo annuo (il TAEG), ma anche delle direttive che sono contenute nel PIES, cioè il Prospetto Informativo Europeo Standardizzato.
In questo modo il cliente conosce prima gli eventuali rischi che corre, nel caso del mancato pagamento delle rate.
Le 18 rate del mutuo non pagate, oltre alla messa all’asta dell’immobile, comportano che il debitore venga segnalato per legge al CRIF, che è un registro di tutti i prestiti e del loro evolversi negativo, che riguarda famiglie, liberi professionisti e imprenditori.
Questo comporta che, se vorrete richiedere un ulteriore prestito a un’altra banca o finanziaria, questi potrebbero negarvelo, in quanto risultate come “cattivi pagatori”.
È pur vero che nel caso in cui i pagamenti delle rate del mutuo riprendano e la situazione si normalizzi, la stessa banca è tenuta a segnalarlo sempre al CRIF, che provvederà alla cancellazione dallo stesso registro.
In caso contrario, cioè se la vendita all’asta avviene e il ricavato della banca è superiore all’importo del mutuo, questa è tenuta a restituire la differenza al proprietario debitore.
Nel caso in cui il ricavato sia minore, grazie alla legge del 2016, il debito con l’istituto di credito verrà comunque estinto.
Fino a quell’anno, invece, la stessa banca poteva richiedere il totale rimborso dell’importo aggredendo anche il resto del capitale del proprietario e coinvolgendo, se presente nel contratto, anche il garante. Quest’ultimo era tenuto a pagare al posto del debitore, con un importo mensile trattenuto sul reddito.
Oggi questo non accade anche in considerazione della Legge Salva Suicidi, che ha messo le banche nella condizione di accettare un eventuale rimborso del mutuo anche parziale, come specificato di seguito.

Pagamento delle rate del mutuo in ritardo: cosa accade
Nel caso in cui le rate del mutuo vengano pagate in ritardo la prima cosa da fare, quando si è consapevoli dell’impossibilità di onorare il debito, è informare tempestivamente la banca, in modo da evitare la segnalazione al CRIF.
Se la causa è strettamente economica, legata cioè alla perdita del lavoro, a una sospensione dalla stesso superiore a 30 giorni o da problematiche gravi che hanno impedito di pagare, è il caso di chiedere una dilazione.
Nel caso il vostro istituto di credito abbia una filiale su strada è opportuno recarsi allo sportello, mentre per le banche online si deve contattare il servizio clienti.
Non si potranno comunque evitare gli interessi della mora, che verranno aggiunti all’importo della rata del mutuo pagata in ritardo.
Una soluzione molto utile per chi ha perso il lavoro o ha subito un grave infortunio, è la richiesta della sospensione, una rinegoziazione o al limite una surroga, anche per risollevarsi in caso di tracollo finanziario.
La sospensione è di un anno e permette di guadagnare tempo e risollevare le finanze.
Ogni mese è bene controllare se la rata del mutuo è stata regolarmente prelevata dal conto corrente, in quanto potrebbe verificarsi un mancato pagamento per problemi tecnici. Anche di questo va avvisata la vostra banca.

Le soluzioni: la legge Salva-suicidi
La legge 3/2012, nota anche come legge Salva-suicidi è stata pensata proprio per chi non riesce più a pagare le rate del mutuo.
Il nome è dovuto al fatto che molti debitori si sono uccidi perché non sono riusciti a far fronte all’impegno preso con la banca, non hanno retto alla pena per aver perso un bene fondamentale come la casa.
Grazie a questa legge il debitore viene messo nella condizione di riprendere il pagamento delle rate e tenere l’immobile.
Possono godere di questa alternativa non solo le famiglie, ma anche le imprese che si trovano in uno stato di sovraindebitamento.
La sproporzione tra i debiti contratti e le entrate, considerando anche il patrimonio, deve essere sottoposta alla verifica di un contabile, che dovrà stabilire l’idoneità per beneficiare di questa legge.
Se il riscontro sarà positivo, lo stesso contabile concorderà con la banca una nuova pianificazione dell’ammortamento del mutuo, con l’importo delle rate ridimensionato in base alle possibilità del debitore.
Lo stesso importo totale del mutuo potrebbe anche essere ridotto, fino a un tetto massimo del 80%.
Il motivo per cui le banche accettano questi ribassi si deve al fatto che, piuttosto che non rientrare di nulla, preferiscono accettare questo compromesso.
L’attuazione della legge Salva suicidi deve essere sottoposta al vaglio del Tribunale della propria città di residenza, dove si trova l’immobile, perché sarà questo organo a nominare il contabile.

Quando è possibile sospendere il mutuo

Una possibile ulteriore soluzione al mancato pagamento delle rate del mutuo è la sua sospensione.
Si tratta di una moratoria che, come accennato, è concessa dalla banca per 12 mesi, durante i quali non si paga alcuna rata, ma soltanto l’importo degli interessi.
I requisiti per ottenere questo vantaggio sono di aver acceso il credito da almeno 2 anni e aver perso il lavoro o comunque di trovarsi in una situazione di grave difficoltà finanziaria.
La sospensione per un anno viene concessa anche in caso di morte del titolare del mutuo, o se non è più autosufficiente per malattia o incidente.
In ultima analisi si può concordare con l’istituto di credito il saldo e stralcio del mutuo ipotecario.
Questo consiste nel negoziare il pagamento di una somma anche inferiore a quella dovuta in un’unica soluzione o in 2 o 3 rate, che vale come estinzione del mutuo.
L’importo di solito non è inferiore al 40% del totale dovuto e tutto deve avvenire alla presenza dei rispettivi avvocati.
Alla firma dell’accordo il mutuo sarà considerato estinto e l’accettazione di questa procedura è sempre contestuale all’accertamento della situazione finanziaria per debitore.