Effetti psicologici del Coronavirus

Ormai un anno fa, la nostra vita è stata sconvolta dalla pandemia di Coronavirus, un evento così dirompente da avere importanti conseguenze non soltanto per la salute fisica ma anche per la salute mentale. Un recente articolo, comparso su Repubblica evidenzia come il Coronavirus può lasciare profondi segni sulla nostra psiche, e come tutto questo possa portare a sviluppare disturbi di varia natura.

Lockdown, isolamento forzato e sindrome della capanna

 

A marzo del 2020, tutta l’Italia è entrata in quarantena con l’inizio del lockdown. Un’esperienza destabilizzante sotto tutti i punti di vista. All’improvviso, abbiamo dovuto rinunciare alle nostre abitudini più radicate per confinarci dentro casa, vivere nell’isolamento e nella distanza, entrando in contatto con gli altri soltanto attraverso lo schermo dei nostri computer e smartphone. Siamo stati privati della possibilità di vivere le nostre relazioni, di stare in compagnia dei nostri affetti più cari: genitori, fratelli, amici, fidanzati. All’improvviso, quel che prima era del tutto normale, come un abbraccio, una carezza, un bacio, ci è stato vietato.

Il nostro equilibrio mentale si basa anche sulla possibilità di scambiare una relazione con persone per noi emotivamente significative, di ricevere affetto e conforto. Quando questo scambio viene a mancare, il nostro umore ne risente pesantemente e siamo sottoposti a un forte stress psicologico. Stress che, per molti, dura tutt’ora a causa dei lockdown su base regionale e delle forti restrizioni alla libertà personale.

Il virus ci ha insegnato a isolarci e ha instillato in noi la paura del contagio, la diffidenza nei confronti delle persone e l’idea distorta che l’unico posto sicuro per noi siano le quattro mura della nostra casa. Molti, quando le restrizioni sono state allentate e sembrava di poter ricominciare a prendere confidenza con l’esterno, riprendendo a vivere sempre con le dovute precauzioni, hanno manifestato i sintomi della cosiddetta sindrome della capanna o sindrome del prigioniero. Si tratta di una sindrome che può svilupparsi dopo lunghi periodi di isolamento e distacco dalla realtà. Chi ne è affetto prova una forte paura, ansia e insicurezza di fronte alla possibilità di uscire e desidera rimanere nel proprio rifugio rassicurante.

Coronavirus e disturbo da stress post-traumatico

La pandemia da Coronavirus si configura come un vero e proprio trauma. E se durante la prima ondata, abbiamo affrontato privazioni e prescrizioni con la speranza di poterne uscire al più presto, il prolungarsi di questo stato di cose ci rende insicuri, fragili, ci toglie la possibilità di prevedere e fare progetti per il futuro. Il rischio, per molti, è quello di sviluppare una serie di sintomi gravi quali ansia, attacchi di panico, depressione che si correlano a un disturbo da stress post-traumatico, un tipo di disturbo che, di solito, ha a che fare con eventi così devastanti che il nostro sistema psichico non è in grado di reggere l’urto e integrarli.

A esserne soggetti non sono soltanto coloro che hanno sperimentato sulla propria pelle il virus, come chi ha contratto la malattia, coloro che hanno visto i propri cari finire in terapia intensiva oppure morire senza poter dare loro il conforto di un ultimo sguardo o carezza, o gli operatori sanitari, sottoposti a una pressione sempre crescente, con turni lavorativi massacranti, timore costante di contagio, l’alto carico emotivo legato a dover far fronte a un’emergenza sempre crescente.

Anche tutti gli altri sono a rischio.

Impatto psicologico del Coronavirus: alcuni consigli

In una situazione di fragilità e instabilità, è opportuno mettere in atto una serie di comportamenti per cercare di superare le difficoltà, gestire la crisi e lo stress e ritrovare il benessere.

Nel caso in cui si viva la quarantena e l’isolamento, che costringono a mettere da parte le normali abitudini, è del tutto comprensibile sentirsi disorientati. Per questo è opportuno cercare di dare una struttura alla propria giornata, instaurando una routine quotidiana. Le abitudini, infatti, ci fanno sentire rassicurati e protetti, ci permettono di dare ordine alla nostra vita, di ritrovarci in mezzo al caos. Il consiglio, allora, è quello di cercare di mantenere un ritmo regolare: svegliarsi a una certa ora, fare colazione, lavorare, andare a dormire a uno stesso orario.

Anche le pratiche di rilassamento e la meditazione possono rappresentare delle strategie utili per favorire la calma. Esistono diverse tecniche a cui fare riferimento, da quelle mutuate dallo yoga agli esercizi della mindfulness che consentono di focalizzarsi sul momento presente, sul qui e ora, e di essere maggiormente consapevoli di sé.

È importante, specie in un momento in cui siamo costretti a mantenere le distanze e a fare a meno del contatto fisico a causa delle restrizioni e delle precauzioni messe in atto per evitare il contagio, cercare di coltivare le proprie relazioni, mantenendo i contatti. Il sostegno sociale, la vicinanza emotiva da parte dei propri cari (partner, amici, genitori, parenti) è uno dei principali fattori protettivi della nostra salute sia fisica sia mentale. Nel caso in cui si abiti con qualcuno, la propria famiglia di origine oppure il partner, è opportuno cercare di mantenere rapporti distesi, darsi sostegno a vicenda, collaborare. Nel caso in cui si viva da soli, a maggior ragione è necessario alimentare i legami con i propri affetti, sfruttando per quanto possibile la tecnologia: telefonate, chat, videochiamate per potersi guardare negli occhi e scambiare quattro chiacchiere, ridere insieme, trovando un momento per concedersi un po’ di leggerezza.

Nel caso in cui si stia attraversando un periodo difficile, è bene prendere in considerazione la possibilità di rivolgersi a un esperto per poter fare chiarezza dentro di sé e ricevere un supporto adeguato. Come suggerisce il dottor Simone Ordine, psicologo e psicoterapeuta a Roma Prati sul proprio sito www.psicoterapiaromaprati.com, è possibile non soltanto svolgere una psicoterapia in presenza, recandosi nello studio del terapeuta stesso, ma anche avviare un percorso di psicoterapia a distanza.

Il Centro di psicoterapia La Fenice di Roma, al momento attuale, ha avviato un progetto di psicoterapia di gruppo a distanza a costo sociale che ha proprio lo scopo di permettere di affrontare insieme tutte le difficoltà psicologiche legate alla pandemia da Coronavirus.