Aprire una partita Iva: come fare

Aprire una partita Iva nel 2018 sta diventando un atto sempre più comune fra i lavoratori e fra le aziende. L’apertura di una partita Iva è senz’altro indispensabile se si desidera mettersi in proprio, ma quanto costa aprirla? E soprattutto, come è possibile farlo? È opportuno sapere che nell’anno corrente le novità che verranno apportate da alcuni decreti saranno molte. Uno fra i tanti imposti dalle nuove leggi entrate in vigore è la fattura elettronica. Molte sono anche le agevolazioni da cui un possessore di partita iva può trarre vantaggio.

Aprire una partita Iva

Sostanzialmente, una partita Iva è ciò che identifica una persona o un’azienda. La partita Iva è composta da undici numeri. Mentre i primi sette corrispondono al titolare specifico di essa, gli altri 3 sono collegati ai codici identificativi che appartengono all’Ufficio delle Entrate. L’ultimo numero, invece, ha un semplice compito di controllo. Come specificato in precedenza, è necessario aprire una partita Iva per tutti coloro che effettuano lavori autonomi. Detto questo, i liberi professionisti per essere regolari a tutti gli effetti con la legge necessitano di aprirla.

Nello specifico, per aprirla si necessita di contattare l’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima fornirà un codice da undici cifre al cliente che la richiede, dopodiché è opportuno compilare alcuni moduli che dichiarano l’inizio dell’attività. L’apertura della partita Iva in sé e per sé è gratuita. Tuttavia, è opportuno capire qual è il tipo di partita Iva che fa per noi e quindi qual è il regime fiscale che si adatta maggiormente al nostro tipo di lavoro.

Partita Iva: regime forfettario e a contabilità ordinaria

Dopo che ci sarà stata attribuita la partita iva, è necessario scegliere il regime giusto. I regimi previsti sono due, ovvero regime forfettario e regime a contabilità ordinaria (o ordinario). Da notare che ogni regime ha le sue caratteristica e prevedono costi piuttosto diversi. Per ottenere un regime forfettario, è necessario avere alcuni requisiti. Fra i requisiti rientrano non ottenere ricavi maggiori a quando specificato dalla Legge di Stabilità 2016, non aver effettuato spese maggiori di 5 mila euro lordi e non superare i 20 euro lordi per quanto riguarda i costi per ammortamento di beni strumentali.

Per quanto riguarda i costi del regime forfettario, l’Agenzia delle Entrate si basa su un aliquota del 5% per i primi 5 anni di attività. Al sesto anno, l’aliquota aumenta fino al 15%. È richiesto anche di pagare contributi Inps per una percentuale del 27%. I titolari di partita Iva che non rientrano nel regime forfettario riguardano soggetti che risiedono all’estero che però producono meno del 75% del reddito in Italia e soggetti che svolgono attività di compravendita di terreni edificabili o fabbricati.

In questo caso, è possibile invece considerare la partita Iva a regime ordinario nel caso non si possa ottenere una partita Iva a regime forfettario. In questo caso, tutti i titolari di partita Iva a regime ordinario dovranno sostenere dei pagamenti che riguardano Irpef, gestione di cassa professionale e, ovviamente, l’Iva.