“Senza te”, spensieratezza e tragicità della gioventù contemporanea

//   6 settembre 2011   // 0 Commenti

senza te“In questa storia d’amore ci sono: lo sfondo fuori fuoco di una Pescara incolore, il viavai insonne, “statistico” e irrequieto di Ines e Marta, le calze, i boa di piume rosa, lo smalto, lo yogurt magro. I guai, che non si sciolgono nei drink.
In discoteca, in spiaggia o nel cielo – assieme al robot Goldrake che non riesce a salvare l’umanità – si aggrovigliano i fili necessari per trattenere le dita delle mani e gli istanti che sfuggono, assieme all’immagine di qualcuno che non c’è. O che, se c’è, non si fa trovare.”

E’ questo il filo conduttore di “Senza Te“, l’ultimo romanzo edito da Leone Editore di Vincenzo Di Pietro, giovane scrittore pescarese. Una storia metropolitana di giovani universitari, un romanzo ironico e pungente, intriso di spensieratezza che però può diventare tragedia in un attimo. Un libro che vi conquisterà con Ines e Marta, le protagoniste che vivono in un sottotetto e guardano la vita scorrere attraverso un vasetto di yogurt, un tocco di rimmel e serate allucinate in discoteca. Ma si amano di un amore così profondo da fare invidia ai supereroi. Anche quando arriva il momento di fare i conti con il presente, con la realtà, le loro dita restano intrecciate e il legame respinge gli attacchi del mondo, grazie alla sagoma imponente di Goldrake che vigila, di notte, sulla città. Perché Ines, la ragazza venuta con la pioggia, non può vivere senza Marta.

Estratto da un capitolo

Marta l’ho incontrata a piazza Salotto, sacro cuore di Pescara, quindici giorni prima dell’inizio delle lezioni, che cercava casa. Era lì, seduta su una delle panchine nuove, quelle basse come un marciapiede, che sottolineava con forza gli annunci degli affitti.
Io tornavo dalla fotocopisteria, pronta a mangiarmi il manuale matematico appena duplicato illegalmente. Le sono passata affianco e i nostri sguardi si sono incrociati.
Lei mi ha sorriso. Le ho chiesto se avesse da accendere e ho attaccato discorso.
In quel momento è successa la cosa incredibile.
Io non lo so se queste cose funzionano così.
Le ho chiesto da accendere, abbiamo fumato assieme, riso assieme e, mezz’ora dopo, le ho detto che, se voleva, poteva venire a stare con me.
Piccola matricola spensierata, ignara degli orrori che l’attendevano, varcato il cancello della Gabriele d’Annunzio, succursale di Pescara.
L’ho presa sotto braccio, le ho spiegato a raffica tutto quello che avrebbe dovuto sapere, i centri di aiuto per gli studenti, dove trovare le sinossi, quali guru evitare e di chi fidarsi. Lei annuiva, incantata.
Mi ascolti?, le avevo chiesto, poggiandole una manina sulla testa, mentre eravamo arrivate diritte e precise sul lungomare.
Ti ascolto, dove lo compri il rimmel? Questo m’aveva chiesto.
Vieni, le avevo detto, ti ci porto io.
Ma tu parli sempre così velocemente?, m’aveva chiesto, ancora, con la boccuccia spalancata.
Sono sinestesica. Le avevo risposto.
E che cavolo significa?
E come te lo spiego…
E’ come quando mescoli gli odori, i sapori e le sensazioni tattili e ne fai una cosa sola, unica… Per esempio, avevo precisato, lo zucchero è dolce, ma è anche rotondo…
Lo zucchero è rotondo, aveva annuito lei, pensandoci su. Poi mi aveva sorriso, sedendosi sugli scalini di uno stabilimento balneare, lasciando che il vento fresco di settembre le sollevasse quei meravigliosi capelli ricci, lunghi, biondi.
M’ero seduta anch’io, bruciando l’ennesima sigaretta.
Che begli occhi che hai, le avevo detto.
Ancora un sorriso come zucchero filato e i suoi denti bianchi.
La sua testa era finita sulla mia spalla e l’avevo cullata, come il mare sulla riva…
Pensavo, mentre le carezzavo una guancia, pensavo che cazzo succede…

Vincenzo Di Pietro, “Senza te”, Leone Editore
www.vincenzodipietro.it
cell. 3204912104
mail: vin.dipietro@gmail.com


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