termovalorizzazione-dei-rifiuti

Per fare un po’ di luce sul tema della termovalorizzazione cominciamo subito con chiarire alcuni aspetti su quelle che vengono chiamate fonti rinnovabili.
Innanzi tutto tra le fonti rinnovabili troviamo:

  • Energia solare
  • Energia eolica
  • Geotermia
  • Energia idroelettrica
  • Energia da biomasse

A volte si tende anche a fare confusione tra energie rinnovabili, sostenibili ed alternative.

Per rinnovabili infatti si intendono quel tipo di fonti di energia che hanno la possibilità di auto rigenerarsi, senza quindi che vi sia consumo di risorse naturali.
Le energie sostenibili sono quelle prodotte permettendo la sostenibilità ambientale, mentre le energie alternative sono quelle energie alternative all’uso dei combustibili fossili.
Anche l’energia nucleare può quindi essere considerata alternativa.
E la termovalorizzazione?

La termovalorizzazione dei rifiuti che tipo di energia è?

In Italia la termovalorizzazione è considerata energia rinnovabile, ma l’Unione Europea la considera tale solo nella sua parte “organica”, cioè laddove vengano bruciati rifiuti di origine organica.

In effetti anche in altri ambiti, ambientalisti compresi, l’incenerimento dei rifiuti non è visto come totalmente rinnovabile in quanto la parte non organica deriva in gran parte da lavorazioni industriali di combustibili fossili.

Nella termovalorizzazione quindi bisogna sempre tener conto del tipo di rifiuti trattati ed inceneriti, e le norme in questo senso parlano chiaro.
I rifiuti possono essere divisi in due categorie:

  • Rifiuti urbani (RU)
  • Rifiuti speciali (RS)

I rifiuti urbani sono quelli generati dal contesto cittadino/urbano, sia dall’utenza domestica che da esercizi commerciali e settore terziario medio piccolo.
I rifiuti speciali invece sono quelli considerati direttamente pericolosi per la salute e/o inquinanti, pensiamo ad esempio all’amianto.

Come funziona la termovalorizzazione

Un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti produce energia elettrica smaltendo nel contempo grandi quantità di rifiuti, ed in Italia vi è l’obbligo che un impianto produca anche energia dal 1997.

I rifiuti solidi urbani vengono smaltiti bruciando a temperature tra gli 850 ed i 1050 °c, ed il calore che viene prodotto dalla combustione produce il vapore necessario ad alimentare le turbine per la produzione di energia elettrica. Ovviamente i fumi residui dalla combustione devono poi passare attraverso abbatittori e depuratori.

Il vantaggio sostanziale della produzione di energia tramite termovalorizzatori è che si riduce la gran quantità di rifiuti altrimenti destinata alle discariche producendo quindi energia rinnovabile, senza dover usare i combustibili fossili che causano aumento di CO2 ed effetto serra.

Termovalorizzatori in Italia ed Europa

In tutta Europa vi sono circa 350 impianti attivi ed in alcuni stati è il metodo principale di smaltimento dei rifiuti. In Svizzera ad esempio il 100% dei rifiuti viene smaltito tramite inceneritori/termovalorizzatori.

Anche Danimarca e Svezia sono molto attive sotto questo punto di vista, mentre i più grandi termovalorizzatori d’Europa li possiamo trovare in Olanda.
In Italia abbiamo ben 51 termovalorizzatori, 29 nel Nord Italia.

I termovalorizzatori possono essere suddivisi per “taglia”, cioè per la quantità di energia in grado di produrre (potenza nominale).
Esistono quindi le seguenti categorie:

  • Piccoli impianti (meno di 8MW)
  • medi impianti (tra 8 e 25 MW)
  • Grandi impianti (più di 25 MW)

I problemi della termovalorizzazione

Nonostante produrre energia con gli inceneritori sia in se un buon metodo per eliminare i rifiuti, bisogna comunque fare i conti con alcuni problemi che questo metodo di produzione energetica ha. Vediamone alcuni:

  • Rendimento energetico basso rispetto ad altre centrali elettriche.
  • Problemi di emissioni in atmosfera con pericolo di diossina.
  • Molti rifiuti, anche il 30% del totale, non possono essere bruciati.

Cosa possiamo fare noi?
Possiamo migliorare, nel nostro piccolo, la raccolta differenziata dei rifiuti, andando a fare un cernita iniziale di cosa può andare in discarica o al termovalorizzatore e cosa invece può essere riciclato.
Fare una distinzione tra rifiuti già alla base della raccolta può abbassare enormemente i costi e migliorare la resa di tali impianti.