Islanda, la “Gloriosa Rivoluzione” di cui nessuno parla

//   11 giugno 2012   // 8 Commenti

rivoluzione islanda 300x196La Gloriosa Rivoluzione del nuovo Millennio. Nelle temperie politico-economica del momento, tra speculazioni e Borse sull’orlo della crisi isterica e governi che annaspano di fronte alle bizze dei mercati, non può che destare impressione la rivoluzione dal basso avvenuta in Islanda.

Dopo lo shock del default del 2008, nella Repubblica dei geyser i cittadini hanno preso in pugno la situazione, riscrivendo da zero le leggi del vivere comune e imponendo nuove regole al ‘dissoluto’ mondo finanziario. La classe dirigente che aveva portato il paese nel baratro è stata pacificamente allontanata e il popolo sovrano ha posto le basi per un futuro veramente democratico. E adesso sta essere garantita anche la totale libertà d’informazione.
Peccato, però, che nessuno dei nostrani organi d’informazione principali ne parli, né i quotidiani più importanti tanto meno la televisione. L’unico a riportare la notizia è stato il Fatto Quotidiano e centinaia di blogger tra cui in primis Informare x Resistere. Eppure la rivoluzione senza sangue sulla falsariga dell’antenata inglese del 1688, è di enorme portata. E noi di Mondoliberonline, promotori del giornalismo partecipativo, non possiamo esimerci dal raccontarvela.

I fatti

Il collasso economico dell’Islanda risale al 2008. Nel settembre di tre anni fa la nazionalizzazione della più importante banca del paese, la Glitnir Bank, si rivela la classica goccia che fa traboccare il vaso: la moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività. L’Islanda viene dichiarata ufficialmente in bancarotta.
Nel gennaio del 2009 le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate, ma la situazione economica rimane precaria. Per ovviare alla crisi, il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%. Una spada di Damocle, una ghigliottina a cui i cittadini non intendono sottoporsi: le piazze tornano a riempirsi,  il popolo chiede a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.

Passano due anni e lo scorso febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono il mese successivo e il NO, manco a dirlo, vince con consenso bulgaro (93% ). Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’isola. Contestualmente, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione. Un compito che viene affidato al popolo islandese: vengono eletti legalmente 25 cittadini tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici tre vincoli per la candidatura sono la maggiore età, disporre delle firme di almeno 30 sostenitori e sopratutto non aver alcuna affiliazione politica.
La rivoluzionaria Assemblea Costituzionale inizia così il suo lavoro e presenta una Magna Carta in cui confluiscono le idee elaborate nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta ora dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative.

Ma non finisce qui. Dopo questa eccezionale lezione di civiltà, democrazia diretta e sovranità popolare, gli islandesi stanno lavorando ad un altro strumento “rivoluzionario”, l’”Icelandic Modern Media Initiative”, un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione e dell’espressione. L’obiettivo è la creazione di un ambiente sicuro per il giornalismo investigativo, una sorta di “paradiso legale” per le fonti, i giornalisti e gli internet provider che divulgano informazioni giornalistiche.

Silenzio da censura

E’ incomprensibile come quotidiani, giornali e televisioni non abbiano documentato questa rivoluzione epocale. E’ come se su una delle notizie più importanti degli ultimi anni sia calata una ‘velina’. Come mai? Forse per non ‘stimolare’ l’opinione pubblica europea a fare altrettanto? Per timore che l’Islanda funga da ‘cattivo esempio’? Emerge così in tutta la sua evidenza il paradosso di quegli organi d’informazione che da un lato lanciano crociate nel nome dell’”libertà d’informazione” e di internet, ma dall’altro tacciono chi dalle parole passa ai fatti.

Se lasciare la rete nella totale anarchia è più che opinabile – vogliamo permettere la pubblicazione di siti incitanti all’odio razziale, revanscisti o ancor peggio pedopornografici come accade ora? – quel che è certo è che se proprio non vogliamo trarre insegnamento dalla lezione islandese, perlomeno dovremmo degnarci, con un pizzico di coerenza, di raccontarla a chi vuole ascoltarla.


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8 COMMENTS

  1. By PolloAviariato, 26 settembre 2017

    http://pollenaviariaten.blogspot.com/2011/09/parlando-dislanda.html
    Giusto un po’ di sano Spam.
    Di Islanda se ne parla sempre piuttosto poco, a meno che qualche vulcano dal nome impronunciabile decida che sarebbe una buona idea disturbare il traffico aereo di mezza Europa. Eppure stanno succedendo cose interessanti nel paese di Snorri Sturluson e di Bjork. Si potrebbe parlare dell’Islanda anche solo perché non ci sono più Mc Donald’s da quelle parti, oppure perché gli orsi polari iniziano a farsi vedere abbastanza regolarmente (Probabilmente in cerca di approdo dopo la scomparsa del loro iceberg) o anche perché recentemente si è scoperto che nel sangue di alcuni islandesi scorre quello dei nativi americani (Magari qualche vichingo barbuto si è portato da Vinland una bella squaw). Ma ci sono altre cose più interessanti da dire.
    La crisi si è fatta sentire, per quanto possa sembrare abbastanza paradossale considerate le dimensioni, in maniera pesante nel paese dei ghiacci e dei vulcani. A metà del 2008 il debito estero delle banche era circa sei volte più grande del PIL; ebbene si, possono succedere anche assurdità di questo genere. Specialmente quando il settore bancario, diciamolo usando un eufemismo, va fuori controllo.
    Ma gli islandesi, che dopotutto discendono dai bersker, non si sono lasciati impressionare. E, ad oggi, sono successe parecchie cose.
    Dopo aver mandato a casa metà dei vecchi politici hanno iniziato a lavorare ad un nuovo governo. E adesso hanno un primo ministro donna, nonché dichiaratamente lesbica. No, non intendo magnificare tutto ciò in maniera fine a se stessa. Per me chiunque può diventare primo ministro, basta che sappia fare il proprio lavoro e che sia credibile (Diciamo che se la Merkel decidesse di portarsi a letto una truppa di Boy Scouts non me ne importerebbe più di tanto). Intendo solo far pensare a questo fatto: ce la possiamo anche solo immaginare una cosa simile in Italia?
    Il referendum contro Icesave ha vinto nel 2010 e ha di nuovo vinto quest’anno, non pagheranno. Dopotutto hanno il supporto del loro presidente, che ha posto il veto alla decisione. Come potrebbe un presidente sano di mente far pagare cento euro al mese, per i prossimi quindici anni (Con un tasso di interesse niente male del 5,5%) ai propri cittadini?
    E l’IMF ha ritirato la proposta del prestito. Ma credo che i cittadini islandesi l’avrebbero rifiutata comunque “Ma come si fa a rifiutare un prestito del Fondo Monetario Internazionale? Bisogna essere proprio matti!”.
    Nel mentre gli Islandesi stanno riscrivendo la propria costituzione, che fino ad oggi consiste nella coèia di quella danese (Basta sostituire alla parola Re quella Presidente). Ma chi la scrive non è un politicante scribacchino di professione. La costituente è composta da trenta comuni cittadini, privi di affiliazione politica. E i lavori, o perlomeno parte dei lavori si svolgono su internet, in crowdsourcing.
    E non hanno neanche avuto paura a muovere accuse e ad emettere mandati di cattura nei confronti dei responsabili del disastro (Parliamo in particolare dell’ex primo ministro Geir Haarde).
    Cosa possiamo imparare dall’esperienza Islandese? Sostanzialmente nulla, si tratta di cose inapplicabili in Italia (O in quasi ogni altro paese). Fosse anche solo per le dimensioni dell’Islanda stessa, che ha tanti abitanti quanto un quartiere di Milano. Ma, per quanto inapplicabile, è una esperienza importante. Ci testimonia come gli individui non sono refrattari al cambiamento. Ci testimonia che è possibile una rivoluzione silenziosa e che qualcosa si può sempre fare. Che la gente comune può cambiare le cose. E che si può puntare il dito contro il colpevole, per quanto grande e potente, senza aver paura.

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  2. By Rio, 26 settembre 2017

    Mi delude che si voglia dare credito a certe favole no-global: Gran Bretagna ed Olanda dovranno utilizzare denaro pubblico per restituire i risparmi ai loro concittadini truffati dalle Banche Islandesi, sulle quali l’Autorità di Rejkiavjk avrebbe dovuto vigilare, e che promettevano lauti rendimenti e poi, invece…
    Si’, un’economia diversa e’ possibile: basta promettere mari e monti e poi scappare con il malloppo, dichiarando bancarotta. :-/

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  3. By Rudi, 26 settembre 2017

    Ma lo sapete che gli Islandesi vivevano alla grande fino a quando la bolla è saltata? SApete che qualcuno i loro debiti dovrà pagarli? Vi sembra giusto questo? Ad. es. che gli inglesi coprano il buco delle banche Islandesi? L’ Italia cosa dovrebbe fare, non rimborsare i BOT?

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    • By Alberto, 26 settembre 2017

      Leggendo questo commento mi sorge spontaneo il dubbio che lei come altri non ha ancora appreso la vera causa che ha provocato il fallimento dell’ Islanda e non solo. Se delle corporazioni bancarie straniere volte ad arricchirsi nelle maniere più vili, riescono garanti della loro influenza ad corrompere il presidente o il governo stesso di una Nazione, dopo la colpa non può ricadere sulla popolazione stessa.La quale, come accade sempre dinnanzi questi avvenimenti, rimane all’oscuro, e impotente nel momento in cui bisogna come si sol dire si tirano le somme.

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  4. By didi maglioni, 26 settembre 2017

    L’avidità di chi ha il potere economico e troppi individui ignoranti e in malafede nei posti sbagliati non possono che portare a questa situazione.
    Chi ha la credibilità e la competenza per cambiare le regole ?

    http://www.asianews.it/notizie-it/Crisi-economica:-una-demolizione-controllata-22680.html

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  6. By Janina Dan, 25 settembre 9070

    un sentito ringraziamento a Michael Vittori ed allo stesso “Pollo avariato”, complimenti anche alla redazione che ha dato spazio (come mai in evidenza solo al 31 luglio?) a queste importanti notizie

    un po di biasimo per i ben inquadrati amici che accusano gli islandesi di aver danneggiato i risparmiatori inglesi e olandesi

    proprio grazie al loro modo inquadrato di pensare scrivere ed operare le speculazioni finanziarie che stanno distruggendo tutti i popoli sono ancora legalmente accettate.

    Sen non la galera almeno dei lavori socialmente utili andrebbero proposti per i bankieri e teneri amici che ci governano,
    prospettandoci Mari inquinati e chiaramente ….Monti
    Jani

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