La Filtrazione del vino

Chi non ama il vino? Una delle bevande alcoliche della tradizione italiana, che tanto racconta della nostra terra nella sua varietà, nel suo amore per il buon mangiare e il buon bere, dei suoi colori, dei suoi sapori e dei suoi odori. Per una serata tra amici, per una degustazione raffinata, da bere solo, da abbinare a un piatto preparato ad hoc, magari una pasta, o un secondo a base di carne o perché no anche a un dolce. Il vino è il vino e non l’Italia non sarebbe certo la stessa senza di lui.

Il vino non sarebbe certo come siamo abituati a vederlo senza un procedimento fondamentale nella sua fase di produzione: la filtrazione. In questo breve articolo se ne descrivono le finalità e le modalità.

Filtrazione del vino. Cos’è e perché è importante

Il processo di filtrazione del vino avviene come nella normale filtrazione di altre sostanze liquide o gassose. Il soggetto da filtrare viene fatto passare attraverso una membrana porosa, un filtro come quelli di produzione Copor, che tratterà alcuni elementi lasciando invece passare altri.

Questo procedimento viene di norma utilizzato per depurare, o semplicemente per separare un elemento da un altro per finalità di vario genere. Nel caso del vino questa operazione viene eseguita dopo la vinificazione per liberare il prodotto finale da tutte quelle particelle, impurità, microrganismi che si accumulano naturalmente nel corso della produzione del vino.

Finalità della filtrazione

L’obiettivo per il quale viene svolta questa operazione è quello di assicurare una limpidezza necessaria alla messa in vendita del vino. Non solo: essa è anche fondamentale ai fini di stabilizzare microbiologicamente il vino.

Infatti, verso la fine del processo di produzione, prima della filtrazione, il vino non è come appare nei nostri calici. In sospensione sono osservabili moltissimi corpuscoli di varia natura: provenienti dall’uva di origine, microrganismi che hanno reso possibile il processo di formazione del vino, e altri tipi di residui diversi.

Dalla parte del consumatore: perché è importante la limpidezza?

Che si tratti di un consumatore esperto, di un amatore o di un totale principiante inconsapevole, la limpidezza è sicuramente la prima caratteristica che viene apprezzata in un vino. Appena versiamo un vino in un calice, lo osserviamo, e ci rendiamo subito conto se esso è trasparente come vorremmo che fosse, oppure se presenta delle impurità di qualsiasi natura in sospensione. La loro presenza ci farebbe subito pensare che il vino non è buono, e lo butteremmo. Ecco allora che la filtrazione del vino si fa di primaria importanza, perché elimina completamente la possibilità che esso si presenti al consumatore con impurità di qualsiasi natura.

La limpidezza del vino non è importante soltanto dal punto di vista “estetico”, ma anche da un altro fondamentale. Alcuni tipi di particelle non correttamente filtrate, rimanendo all’interno della bottiglia, potrebbero dare il via a reazioni dannose, che danneggerebbero il vino, portando alla formazione di acidi, muffe e quindi cattivi odori o sapori. Insomma una filtrazione non corretta potrebbe danneggiare irrimediabilmente il vino.

La filtrazione apporta quindi il duplice vantaggio di depurazione del vino, ma anche di sua stabilizzazione. Un vino senza particelle in sospensione quindi, impeccabile all’aspetto, ma anche nel gusto, dato che è stato messo al sicuro da elementi potenzialmente dannosi alla sua corretta manutenzione

Un distinguo Necessario: filtrato e non filtrato

In conclusione di questo breve excursus sulla filtrazione del vino, un rapido distinguo si fa necessario. La filtrazione non è un procedimento obbligatorio e strettamente fondamentale nella produzione del vino. Esistono infatti, come anche nel mondo delle birre, dei vini non filtrati. Alcuni produttori possono decidere infatti di non sottoporre a filtraggio i propri vini per motivi di varia natura. Tra i più comuni vi è senz’altro quello di fare fede alla tradizione, ovvero rispettare le modalità di produzione di un prodotto nato in un tempo in cui una filtrazione certosina come quella odierna non era tecnologicamente possibile. Altra ragione potrebbe essere quella del sottostare alla “non-denominazione” di vino naturale, ovvero prodotto esclusivamente secondo metodi naturali e quindi ad esclusione di ogni ricorso alla tecnologia. Si tratta in fin dei conti di una scelta dell’enologo. Limpidezza in fin dei conti non significa qualità.