Riutilizzo delle acque reflue: vantaggi, procedure ed esempi

La sostenibilità di cui tanto si parla è una realtà complessa e articolata che dal punto di vista ambientale segue due binari paralleli. Da una parte il ricorso a fonti di energia rinnovabile e tecnologie capaci di usare meno energia per ottenere lo stesso risultato e dall’altra ridurre gli sprechi. In questo senso un importante contributo arriva dal riutilizzo delle acque reflue, prodotti di scarto che invece di essere smaltiti (con i relativi costi) possono essere usati per diversi scopi, aumentando la sostenibilità e riducendo l’impatto sull’ambiente.

Perché recuperare e riutilizzare le acque reflue

Le acque reflue – quelle provenienti dallo scarico delle attività domestiche, commerciali, industriali e urbane – sono acque che per le loro caratteristiche contengono una più o meno elevata quantità di sostanze contaminanti che ne impediscono una nuova immissione nell’ambiente. Le acque reflue non possono essere scaricate in mare, nei fiumi o nei laghi ma neanche a terra in quanto questi non hanno una capacità autodepurativa adeguata.

Il loro recupero (che avviene come vedremo in diversi modi) è essenziale perché permette di investire in un processo circolare che permette di ridurre il rischio di carenza idrica. La disponibilità di acqua per alcuni settori (spesso legata alle variabilità metereologiche) non è elevata come si potrebbe pensare e utilizzare le risorse esistenti ha un costo oltre che un impatto sociale e ambientale. Il ricorso al riutilizzo delle acque reflue, invece, rappresenta un contributo importante che ha effetti benefici sull’ambiente, l’economia locale e un impatto sociale non indifferente.

Le procedure di recupero

Il recupero e la raccolta delle acque reflue possono avvenire in diverso modo. Innanzitutto tramite le reti fognarie, ma anche intervenendo sulle acque superficiali (canali, fossati stradali, corpi idrici artificiali), così come su quelle presenti sul suolo e nel sottosuolo (le falde acquifere sotterranee). Tutte le acque utilizzate per le attività umane (domestiche, industriali o urbane) confluiscono da qualche parte e lì è possibile intervenire.

Dopo averle recuperate e raccolte è indispensabile procedere con il relativo trattamento all’interno dei relativi impianti di depurazione. Questo processo si articola in tre fasi (pretrattamento, trattamento ossidativo biologico e trattamenti a monte) che rimuovono i residui solidi (sassi, plastiche, rifiuti, eccetera) e poi quelli non solidi tramite metodi meccanici, chimici e biologici al fine di ottenere un’acqua riutilizzabile.

Il riciclo delle acque reflue industriali avviene tramite specifici depuratori. Questi, leggi qui per approfondire, possono essere previsti presso macelli e salumifici, cantine vitivinicole, caseifici, campeggi e villaggi turistici, aziende agricole, centri commerciali, ristoranti, alberghi e agriturismi così da aumentare la disponibilità di acqua riutilizzabile.

Esempi di riutilizzo delle acque reflue

Ma come possono essere reimpiegate le acque reflue? Per legge (Decreto del ministro dell’ambiente e della tutela del territorio del 2 maggio 2006) le acque reflue possono essere riutilizzate per l’irrigazione, uso civile e uso industriale.

Possono essere utilizzare per l’irrigazione di colture e delle aree verdi e per il lavaggio delle strade. Inoltre si possono impiegare per alimentare i sistemi di condizionamento, per i sistemi antincendio e per i processi di lavaggio industriale. Sono invece esclusi il riutilizzo come acqua potabile e quelli che prevedono il contatto con prodotti edibili crudi.