Zambia, dopo 20 anni si cambia. “Cobra” Sata nuovo presidente

//   29 settembre 2011   // 0 Commenti

michael sata zambia

Cambio al potere in Zambia. Dopo 20 anni di dominio ininterrotto dell’Mmd, il Movimento per la democrazia multipartitica, dalla scorsa settimana lo ‘scettro’ è passato per la prima volta all’opposizione del Patriotic Front. Il nuovo presidente Michael Sata, per tutti King Cobra, figura storica della politica zambiana, ha sconfitto il presidente uscente Ruphia Banda, ottenendo il 43% dei consensi contro il 36% del rivale. L’elezione di Sata rappresenta una svolta storica per il paese africano, che dal 1991 – anno in cui il leader storico, Kenneth Kaunda, pose fine al sistema monopartitico -, è stata sempre governata dall’Mmd. Pensare però che si apra una nuova era per lo Zambia sarebbe fuorviante.

Innanzitutto perché non si può parlare di ricambio generazionale. Il nuovo presidente è un 75enne, vecchio squalo della politica zambiana che è riuscito a farsi eleggere al terzo tentativo in 30 anni di carriera. Sata, inoltre, è un “fuoriuscito” dall’Mmd, partito che contribuì a fondare. Ma in cui non ‘sfondo’, perciò nel 2001, intercettando un diffuso malcontento tra le classi lavoratrici del paese , decise di distaccarsi per giocarsi le ultime carte come candidato presidenziale. Ora ce l’ha fatta, superando le diffidenze suscitate da un movimento nazionalista e fortemente anti-straniero con una campagna elettorale dai toni populisti, fatta di grandi promesse come “un accesso all’acqua pulita garantito per tutti”. Diffidenze che si sono trasformate in sentimento comune con l’indesiderato ingresso massiccio di capitali stranieri  durante il mandato di Banda.

La poverissima economia dello Zambia è infatti in mano a cinesi e indiani. L’unica fonte di profitti è l’estrazione del rame, quasi interamente controllata da compagnie straniere. Il Fronte patriottico batte da sempre su questo tasto, e se nelle precedenti due tornate elettorali (2006 e 2008) non è stato sufficiente a conquistare Lusaka, stavolta ha avuto il merito di porre al centro del dibattito politico questioni fondamentali alle quali l’Mmd non riusciva da tempo a dare risposta. A chi appartengono le risorse minerarie del paese? A quali condizioni possono accedervi gli stranieri? Quali conseguenze hanno tali investimenti sull’economia zambiana? La politica dell’Mmd mirava soltanto ad attrarre più capitale possibile, senza preoccuparsi delle ricadute sul tessuto economico locale e sull’ambiente. Sata, invece, è stato cristallino: “Gli investimenti asiatici non stanno portando alcun beneficio e il governo è il primo a violare le leggi approvate in parlamento”. Niente più furore anti-cinese, ma una linea chiara che è piaciuta agli elettori, soprattutto soprattutto nelle regioni industriali del nord del paese e della capitale Lusaka.
Adesso però viene il difficile. All’indomani delle elezioni la valuta nazionale è crollata e Sata si trova da un lato nella condizione di dover rassicurare gli investitori stranieri, dall’altro non può disattendere gli impegni presi con il suo popolo. Dai lustrini e parole della campagna elettorale, King Cobra dovrà passare ai fatti. Dimostrare di essere un vero uomo d’azione e dare al suo paese un futuro migliore.


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