Torna l’Europa a due velocità?

//   17 agosto 2011   // 0 Commenti

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Siamo alle solite con la grandeur francese spalleggiata dalla supponenza teutonica che insieme cercano di indicare la strada all’Europa per tutelare gli interessi comuni ( a loro ), di impostare le future politiche economiche e monetarie  e di “nominare” i futuri esecutori delle loro decisioni.

Dalle decisioni emerse a margine del vertice bilaterale franco-tedesco escono almeno tre indicazioni preoccupanti: l’invito “obbligatorio” per gli Stati membri di inserire nelle rispettive costituzioni il vincolo del pareggio di bilancio, ma puntualmente il presidente Sarkozy ha ricordato che tale indicazione non vale per la Francia che verrà eventualmente chiamata ad esprimersi sulla cosa tramite referendum in concomitanza delle prossime elezioni presidenziale del 2012. Ma se un’operazione di buon senso viene richiesta ai partner come mai non la si vuole applicare a chi la propone ? Ancora una volta il senso di  superiorità di pochi o meglio di singoli sta minando la credibilità di tutto il vecchio continente.

La decisione di proporre l’istituzione di un nuovo organismo pletorico come l’Eurocouncil, una versione ridotta del Consiglio d’Europa, con i soli paesi aderenti all’euro riteniamo  non sia sufficiente nè necessaria a guidare la politica monetaria ed economica europea, esistendo già l’Ecofin che si riunisce con cadenze fisse e fino ad oggi ha gestito le fasi più critiche della crisi con serietà e rapidità. L’aver poi indicato in Van Rompuy come il candidato unico per la presidenza ha tanto il sapore della imposizione non condivisa e non condivisibile.

Il capitolo degli eurobond che vede contrari sia i tedeschi quanto i francesi è un non senso, infatti per proteggere le attuali triple A delle agenzie di rating accordate a Francia e Germania si preferisce perseguire un  politica miope che rischia di indebolire l’euro se non di minarne ulteriormente la credibilità sui mercati finanziari, basti vedere cosa è successo negli ultimi mesi con franco svizzero che ormai ha raggiunto la parità. La creazione di un buono del tesoro comune a tutti i paesi aderenti all’euro che garantisca le emissioni dei 17 paesi aderenti alla moneta unica deve essere una priorità a difesa sia dei singoli stati quanto dell’intero sistema monetario europeo che diversamente si troverà ancora una volta troppo esposto alle tensioni sulle piazze finanziarie tanto auspicate dagli speculatori che mirano ad enormi guadagni a spese dei cittadini d’Europa.

L’idea d’Europa deve essere quella di un grande stato moderno, autorevole e credibile dove non ci siano direttori nè primi della classe e dove, seppur con tutte le dovute limitazioni, le decisioni devono essere condivise almeno dalla maggioranza degli stati membri sia che si parli dell’Europa dei 27 sia che si parli dell’Europa dei 17.  Non si può pensare di lasciare fuori dalle decisioni la Gran Bretagna, la Spagna e l’Italia perché diversamente si rischierebbe di dare voce e forza a quelle frange antieuropeiste presenti soprattutto nei paesi del nord che potrebbero portare alla disgregazione di quel grande progetto comune che si chiama EUROPA.


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