Vacanze nostrane

//   29 luglio 2013   // 0 Commenti

400 F 36452482 Xcr7Eq0CSdyCkIc2j3JL95uwCPnUTEWrPlinio il Vecchio, scrittore latino, suo malgrado ha dato il nome alla strada ove ha sede il Palazzo Cittadino. E “Plinius” è stata denominata l’impressionante operazione disposta dalla DDA di Catanzaro a Scalea, un centro turistico costiero alle porte della Calabria sull’alto Tirreno Cosentino.

Alle prime luci dell’alba del 22 luglio la cittadinanza è stata svegliata dal volteggiare impetuoso degli elicotteri e dal rombo delle auto di servizio. Un dispiegamento di 500 Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza e dei Ros che hanno eseguito ben 38 ordinanze di custodia cautelare ha turbato il sonno mattutino dei vacanzieri di luglio che destati si sono meravigliati per tanto spiegamento di forze. In manette, oltre all’intera giunta del Comune (il sindaco Pasquale Basile, il suo vice Maurizio Ciancio, 5 assessori) dirigenti comunali, professionisti (indagato anche l’ex primo cittadino Mario Russo) ed i capi della ‘ndrina lolcale “Valente-Stujmmo”.

Le accuse sono gravissime: associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, sequestro di persona, armi, detenzione, rapina, corruzione, il tutto aggravato dal metodo mafioso. Altre 21 persone sono state denunciate in stato di libertà per gli stessi reati.

Lo studio dell’Avv. Mario Nocito era divenuto il centro nodale dove si incontravano amministratori pubblici, imprenditori, ‘ndranghetisti, camorristi e fiancheggiatori per decidere le spartizioni degli affari illeciti, sugli appalti, le commesse, i fondi a danno della cosa pubblica.

Dalle intercettazioni telefoniche emerge chiaramente il “metodo mafioso” pianificato e delineato tra il sindaco Basile succube del boss Mario Stummo, mentre nella precedente amministrazione era stato l’altro boss Pietro Valente ad accaparrarsi l’influenza all’interno del comune cittadino.

Il clan “Valente-Stummo” di Scalea e Paesi limitrofi, subordinato al “Locale” mafioso Franco Muto di Cetraro (CS), insomma, ha letteralmente fatto terra bruciata intorno a sé, asservendo l’intera amministrazione cittadina e quella precedente, imprenditori e professionisti. Un “metodo mafioso” attraverso cui si delineerebbe l’asse economico-imprenditoriale dell’organizzazione criminale diretto all’accumulo di beni di “sospetta provenienza” in ogni ambito: nel settore commerciale, con svariati supermercati, concessionarie di auto, agenzie di viaggi, parchi divertimento, negozi di abbigliamento; in quello immobiliare, attraverso società fittizie finalizzate all’acquisto di fabbricati, appartamenti, magazzini, anche a mezzo di aste fallimentari “pilotate”; in quello agricolo, con la costituzione di cooperative e società (senza alcun lavoratori dipendente e rendicontazione economica) utili all’acquisto di terreni per 50 ettari eludendo il fisco; in quello turistico, attraverso la gestione di lidi balneari, quali “L’Angelica”, “L’Acqua Mar”. “Itaca”, realizzati su terreni di proprietà del Demanio, senza alcuna concessione e permessi.

Complessivamente, è stato disposto il sequestro preventivo di 22 tra società ed aziende; 81 immobili dislocati anche a Maratea, Perugia e Rocca di Cave (RM), ville ed abitazioni di vario genere, numerosi negozi e circa 50 ettari di terreno; 33 autoveicoli , tra cui Jaguar, Bmw, Mercedes ed auto d’epoca; 78 rapporti bancari con saldi attivi per circa 2 milioni e 695.685 euro; due imbarcazioni e numerosi polizze assicurative.

Un malaffare, ipotizza la Dda di Catanzaro, che parte da lontano sviluppatasi dalla precedente amministrazione guidata dall’ex sindaco Mario Russo, capogruppo del Pdl al Consiglio Provinciale di Cosenza. Il Russo è sospettato di avrebbe intrattenuto una fitta relazione con Pietro Valente , capo dell’omonima cosca, e di aver agito in modo da far confluire i lavori per la costruzione del porto turistico di Scalea ad una ditta riconducibile ad un presunto appartenente al clan di Castellammare di Stabia (NA). Un “affare” superiore ai 14 milioni di euro.

Le accuse appaiono schiaccianti ed il quadro probatorio difficilmente scardinabile, sia per il numero di persone coinvolte e l’ingente somma di denaro sequestrato, oltre ai beni sottoposti a misura preventiva, sia per le correlazioni spudorate intercorse tra l’amministrazione locale con gruppi di malaffare, professionisti corrotti ed interamente dediti a coordinare e fungere da collante con la cosca predominate in un vorticoso e pazzesco giro di denaro alla base di qualunque rapporto e sottratto dai bilanci dell’Ente territoriale.

Naturalmente il Ministero dell’Interno su deliberazione del Consiglio dei Ministri ha immediatamente dichiarato “sciolto per mafia” il Comune, ponendo alla sua guida un Commissario Prefettizio, già al lavoro il cui non facile compito è, sì l’ordinaria amministrazione, ma soprattutto quello di rendere spendibile l’immagine pubblica compromessa dai precedenti amministratori e di far girare gli ingranaggi del Comune ad iniziare dal pauroso debito pubblico accumulato con deprecabile colpa in precedenza.

A vacanze inoltrate un colpo simile per la cittadina tirrenica non ci voleva. Un duro colpo all’immagine delle strutture alberghiere e turistiche poste lungo il litorale.

C’è chi giura che pesanti interventi della Magistratura si abbatteranno su altre località vicine, anch’esse in balia della prepotenza dei boss locali i cui obiettivi sono stati interrotti dall’Operazione “Plinius”.


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