Un silenzio d’oro, vale il 20% del PIL

//   17 febbraio 2012   // 0 Commenti

mafiosi

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Una regola che si intuisce se si prova a fare domande sui Graviano alle persone sedute su piccole sedie di legno davanti l’uscio di casa al quartiere Brancaccio di Palermo o sugli Schiavone a chi è intento a giocare a carte in circoli privati e bar pubblici a Casal di Principe, è quella del silenzio.

Non ci sarà alcuno che risponderà, né accennerà un benché minimo battito di ciglia. E’ sufficiente pronunciare quei nomi per rendersi conto quanto sia rimasto immutato il dominio delle famiglie mafiose che hanno condizionato, e condizionano ancora la nostra storia, con la strategia della tensione e con gli intrecci d’affari con la politica locale e nazionale.

Chi non vive materialmente la quotidianità di quei territori, può rimanere stupito e non percepire la natura di quegli atteggiamenti che possono risultare incomprensibili, ma in realtà nascondono profonde verità intrinseche dettate essenzialmente dalla paura e dalla forza di un potere riconosciuto ai boss che lo esercitano anche dopo il loro arresto e determinano di fatto quel sentire comune.

Un potere conquistato con le armi, con la brutalità e la malvagità, con l’intransigenza del vincolo associativo, con la smisurata ed ostentata ricchezza, fattori che hanno innescato una metastasi tra la società civile ed il mondo inquinato della malavita organizzata mafiosa.

Liberarsi di una piaga di si fatta specie non è per nulla facile, ancor di più, in un momento di difficoltà economiche e finanziare tali da incidere profondamente e negativamente il tessuto socio-economico delle famiglie italiane, prese a morsa tra la recessione e le prerogative di un futuro incerto.

Una difficoltà che coinvolge persino gli organi investigativi, nonostante il loro impegno nel contrastare e rintuzzare la mafia. Il fatto è che l’Italia da svariati anni vive sull’emergenza e quella mafiosa da troppo tempo, svolge ruoli primari nella struttura geo-dinamica delle nostre comunità. Una lotta impari, non una resa, ma la constatazione di non avere supporti e mezzi idonei per contrastare un nemico invisibile, silenzioso e meglio attrezzato.

Il governo Monti, con il decreto “salva Italia”, ha chiesto agli Italiani enormi sacrifici. I tagli, operati tout-court, hanno coinvolto anche i settori della sicurezza nazionale, compresa la mitica Direzione Investigativa Antimafia. Una  decisione discutibile e grave che ha allargato il disagio e le difficoltà operative degli organi inquirenti nel contrastare le consorterie mafiose.

Intanto, l’azienda mafia gongola e fa affari. La possibilità di poter immettere sui mercati nazionali ed internazionali grossi capitali in un momento di fragilità economica generalizzata, è l’humus ideale per riciclare denaro di provenienza illecita.

Brokers, studi legali, agenti di borsa, manager vengono assoldati con allettanti contratti allo scopo di esercitare pressioni su banche e grosse aziende in evidente difficoltà.  Scelte mirate che non disdegnano investimenti ed acquisti di attività commerciali, immobili di valore inestimabili, acquisizione di titoli ed azioni di società quotate. Una bordata di fuoco incredibile diretta a colpire al cuore lo Stato e le sue garanzie democratiche.

Stiamo parlando di un’enorme quantità di denaro quantificabile intorno al 20% del Pil nazionale, una somma spropositata nelle mani di mafiosi, persone senza scrupoli che speculano alle nostre spalle due volte, la prima per aver distratto alla collettività denaro illecitamente estorto, ed in secondo luogo perché il guadagno è doppio ed addirittura o triplo quando le operazioni di marketing e di ripulitura del denaro riciclato ed immesso nel circuito ufficiale vanno in porto.

Una partita giocata nel silenzio e nel massimo riserbo da entrambi le parti, senza esclusioni di colpi.

Un silenzio che vale oro!


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