Unioncamere, 122mila imprese nel digitale

//   2 novembre 2017   // 0 Commenti

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Cresce la voglia di operare nel digitale tra le imprese italiane che a fine settembre hannosuperato quota 122 mila unità; 3.000 aziende in più, con una crescita nel corso dell’anno del 2,4%, quasi quattro volte più della media ferma a +0,6%. 

Sono i dati presentati oggi in occasione dell’assemblea di Unioncamere a Siracusa, focalizzati sui ‘settori bit’, dal commercio on line, agli internet service provider, dai produttori di software a chi elabora dati o gestisce portali web. Il 12,5% delle digital companies sono guidate da giovani con meno di 35 anni ma, se si guarda alle aperture di nuove attività dall’inizio dell’anno, delle 6.330 iscrizioni rilevate tra gennaio e settembre, la percentuale sfiora il 35%.

Sono imprese che, secondo i dati Unioncamere, viaggiano ad un passo più spedito delle altre, creano più occupazione e ricchezza ma sono ancora poche, sfiorando per ora solo il 2,3% dell’universo italiano. ”Abbiamo un numero di imprese digitali ancora esiguo – ha commentato il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello – le aziende ci dicono di avere un grande bisogno di digitalizzazione; per questo occorre innalzare le loro competenze, un fronte che vede fortemente impegnate le Camere di Commercio”.

Delle oltre 122mila digital companies, una su cinque (28.650) è in Lombardia, seguita da Lazio con il 13,5% del totale e Campania con l’8,6%. E’ però guardando alle nuove aperture che emerge l’interesse dei giovani del Sud, visto che il 50% sono in Calabria, il 46,7% in Basilicata, il 44,4% in Campania, il 42,3% in Puglia e il 40,6% in Sicilia. Sul fronte degli addetti, le regioni a più elevato ‘vantaggio occupazionale’ sono la Valle d’Aosta, dove la media degli addetti per impresa digitale è di 10,5 contro 4,2, il Trentino -Alto Adige (8 contro 5,4) e il Piemonte (6,9 contro 4,5).

Guardando infine alle performance economiche, i bilanci delle società di capitale del comparto certificano la marcia in più del settore web con un valore della produzione cresciuto del 9,2% rispetto all’anno precedente, contro una media degli altri settori del 3,3% tra 2016 e 2015. Meno brillante ma significativo il gap a favore del digitale in termini di valore aggiunto: tra il 2016 e il 2015 le imprese dei ‘bit’ hanno registrato una crescita dell’8,6% contro una media del 6%, ‘bissando’ il risultato del biennio precedente (7,7% contro 5,8%). Tiene il sistema delle imprese italiane grazie allo sprint del terzo trimestre.

Nei primi nove mesi il bilancio tra aperture e chiusure ha fatto registrare un saldo positivo per 37.897 contro le 41.597 dello stesso periodo del 2016, ma da luglio a settembre il risultato è stato migliore di quello dell’anno precedente. Nell’ultimo trimestre si sono iscritte ai registri camerali 67.689 imprese e cancellate 49.690, per un saldo positivo di 18 mila attività. E’ il ritratto dell’imprenditoria che emerge da Movimprese, l’indagine condotta da Unioncamere-Infocamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, presentata in occasione dell’assemblea a Siracusa. Unica area del paese ad aver migliorato nei nove mesi il risultato rispetto al 2016 è il Mezzogiorno, con un saldo di +21.082 imprese, oltre 2200 in più dell’anno precedente.

Guardando ai settori, a crescere in termini assoluti, sono le attività di alloggio e ristorazione (+9.295 imprese), seguite da servizi alle imprese (+5.878) e attività professionali, scientifiche e tecniche (+4.506). Sul versante opposto, ancora in contrazione il manifatturiero (-1.789 unità) e le costruzioni (-1.136), due settori che però hanno il segno positivo nel terzo trimestre. Quanto, infine, alle forme giuridiche scelte dagli imprenditori, l’84% di tutto il saldo positivo del terzo trimestre è costituito da società di capitali (+15.089).

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