Unicredit evadeva le tasse: sequestrati 245 milioni di euro

//   19 ottobre 2011   // 0 Commenti

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E’ il risultato ottenuto dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano, che nel 2009 effettuarono numerose perquisizioni negli uffici di Banca UniCredit per accertare alcune incongruenze in svariate operazioni finanziarie della banca. Oggi il gip del Tribunale di Milano ha deciso che quei movimenti erano operazioni studiate a tavolino per realizzare a tutti gli effetti una frode fiscale ai danni dello Stato.

Secondo la ricostruzione effettuata dal procuratore Alfredo Robledo sulla scorta delle indagini della Guardia di Finanza, Unicredit nel periodo tra il 2007 e il 2008 sarebbe entrata in un affare insieme ad un altro colosso del credito, la banca inglese Barclays, per incassare forti guadagni senza pagare le dovute imposte. In pratica Unicredit faceva finta di investire in operazioni di ‘pronti contro termine’ mentre operava invece su un deposito interbancario. In questo modo evitata di sborsare al fisco italiano le tasse sugli interessi dei depositi come previsto dal nostro regime fiscale, facendo finta che fossero dividendi.

Secondo Robledo nel periodo di riferimento sarebbero stati evasi oltre 745 milioni di euro tra Irap e Ires, così il gip di Milano Luigi Varanelli, accettando le richieste della Procura, ha imposto il sequestro preventivo di 245 milioni di euro a UniCredit che saranno prelevati dal conto Unicredit in Banca d’Italia. Insieme alla Banca sono indagati anche numerosi alti dirigenti dell’epoca. In primis l’ex amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo per dichiarazione fiscale fraudolenta, avendo approvato l’avvio dell’operazione finanziaria, ma anche altri 16 responsabili della banca, dal direttore dell’area finanziaria a quello degli affari fiscali. Nel mirino dei giudici però anche alcuni responsabili di Barclays, tre direttori di area dell’epoca sono finiti sotto inchiesta.

Intanto Unicredit rigetta tutte le accuse assicurando che le operazioni erano del tutto legali in quanto cercavano solo di trovare le condizioni fiscali più favorevoli per la banca.


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