Una luce sul mondo, dalla Rerum Novarum alla Caritas in Veritate

//   30 gennaio 2012   // 0 Commenti

una luce sul mondo pedrizzi

In un tempo segnato da cambiamenti epocali, in un mondo turbato da mille incertezze, un volume come “Una luce sul mondo, dalla Rerum Novarum alla Caritas in Veritate” di Riccardo Pedrizzi e Giovanni Scanagatta può offrire preziosi spunti di riflessione utili ad orientare l’azione di tutti – credenti e non credenti – verso una visione del mondo e della vita che metta al centro la persona, portata naturalmente ad operare per il bene comune.
Gli autori, cogliendo l’occasione delle celebrazioni per i 120 anni della enciclica Rerum Novarum, gli 80 della Quadragesimo Anno, i 40 della Octogesima Adveniens ed i 20 della Centesimus Annus, in questa opera richiamano l’attenzione sui temi della Dottrina sociale cattolica che, pur nel mutamento dei tempi, appaiono punti fermi ed ancoraggi ideali e culturali a cui ancora oggi fare riferimento.
La Rerum Novarum di Leone XIII segna l’avvio di una nuova era e costituisce una voce morale alta e illuminata di fronte alla grave questione sociale, nata con la prima rivoluzione industriale, che aveva messo a nudo le gravi condizioni di vita del mondo operaio.
Leone XIII rifiuta la lotta di classe come via per risolvere la questione sociale e invoca i valori della solidarietà per superare il conflitto distributivo tra capitale e lavoro.
La lotta di classe è la via indicata da Marx per distruggere il capitalismo. Leone XIII ritiene la via marxista un falso rimedio e difende la proprietà privata come fondamento della libertà, accompagnata dalla responsabilità della destinazione universale dei beni e della sua funzione sociale. La giustizia reclama che il lavoratore non deve essere sfruttato dall’imprenditore e al lavoratore deve essere corrisposto il giusto salario.
La Rerum Novarum rifiuta l’eccesso dell’intervento dello Stato in economia e soprattutto nella famiglia. Questo non significa però che lo Stato debba disinteressarsi di quelle famiglie che si trovano in condizioni di difficoltà economiche e non sono in grado di risollevarsi autonomamente.
La soluzione socialista si rivela in definitiva nociva alla società stessa, in quanto toglie ogni stimolo all’ingegno, all’iniziativa e alla creatività individuale, offende i diritti naturali di ciascuno, conduce ad una condizione di miseria peggiore e turba la pace fra gli uomini. La libertà dell’iniziativa privata è sacra e molto importante è l’attività dell’imprenditore come attore dello sviluppo per la diffusione del bene comune.
Leone XIII sottolinea l’importanza delle libere associazioni tra privati per risolvere i problemi economici e di accesso al credito per lo sviluppo, affermando i grandi valori della sussidiarietà.
Questi principi fondativi della Rerum Novarum hanno plasmato tutto il successivo pensiero sociale della Chiesa. Tali principi sono confermati dal costante riferimento delle Encicliche sociali dei Papi che sono succeduti a Leone XIII.
La Quadragesimo Anno, del 1931, di Pio XI, infatti a quarant’anni dalla Rerum Novarum, introduce il grande principio della sussidiarietà e sottolinea il grave errore nascente con la nuova scienza economica della completa separazione tra etica ed economia. I riferimenti alla Rerum Novarum continuano con la Mater et Magistra, del 1961, di Giovanni XXII e con le encicliche sociali di Giovanni Paolo II: la Laborem Exercens del 1981, a novant’anni dall’Enciclica sociale di Leone XIII, e la Centesimus Annus del 1991, a cento anni.
La Laborem Exercens riconferma che, a immagine e somiglianza di Dio, l’uomo deve rimanere al centro dei processi di sviluppo, con i suoi valori di dignità e creatività. In questa enciclica Giovanni Paolo II mette in guardia dai gravi rischi dell’economicismo che soffoca l’amore per il bene comune. L’uomo attraverso il lavoro continua l’opera creatrice di Dio, in una visione non solo storica degli atti umani ma anche trascendente.
L’Enciclica Centesimus Annus di Giovanni Paolo II segna una vera e propria svolta nella Dottrina Sociale della Chiesa perché assegna all’imprenditore il ruolo fondamentale di creatore dello sviluppo per il bene comune. Questa tendenza viene rafforzata con la Caritas in Veritate di Benedetto XVI che parla di vocazione allo sviluppo dell’imprenditore, evidenziandone il valore trascendente e teologico. Giovanni Paolo II parla di economia di impresa, preferendola alle definizioni di economia di mercato o di economia capitalistica. L’impresa è una comunità di persone, che mira alla sostenibilità nel lungo periodo e in cui l’autorità viene esercitata non come potere ma come servizio per la diffusione del bene comune.
La centralità della persona nella storia e nell’economia, la dignità del lavoro, la sussidiarietà e la solidarietà, la giustizia distributiva e commutativa e la partecipazione alla vita sociale ed alla gestione delle imprese: questi i principi “laici, cioè cristiani” che, radicati fortemente nella nostra tradizione, debbono ispirare tutti gli uomini di buona volontà.
L’attualità del messaggio sociale della Rerum Novarum trova rinnovato vigore nella Caritas in Veritate, “una bussola certa” che in un mondo disorientato indica con forza i punti da cui ripartire per costruire una vita più umana in una società solidale. La Dottrina sociale della Chiesa con la sua proposta antropologica, insomma, conferma ancora oggi il suo messaggio positivo ed attuale.

Claudio ANTONELLI


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