Un paese non si riscalda a chiacchiere

//   13 febbraio 2012   // 0 Commenti

scajola 300x198Non è con le chiacchiere che si riscalda un Paese e soprattutto non basta il solo gas. In Italia ci si accorge dei nostri ritardi strutturali solamente quando si presentano situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo per il grande freddo.

Poi, quando si mettono in campo tentativi di realizzazione di infrastrutture si assiste a due fenomeni: da un lato si levano veti, dall’altro si reagisce con manifestazioni di totale indifferenza.

Non vogliamo il nucleare e parliamo solo di energie alternative ma guai a proporre la costruzione di parchi eolici o nuove dighe. E ciò senza parlare delle trivellazioni, per andarci a prendere ciò che la terra ci ha donato. Inoltre, ci dimentichiamo che, durante situazioni critiche, che si stanno verificando in questi giorni, si attuano procedure di riattivazione delle centrali ad olio combustibile che sono altamente inquinanti ed antieconomiche.

Dobbiamo rendere possibile dunque la realizzazione e l’ammodernamento delle infrastrutture energetiche: rigassificatori, sistemi di stoccaggio per il gas naturale, reti di trasporto e interconnessione con altri Paesi. Occorre inoltre proseguire nel sostegno alle iniziative di internazionalizzazione delle nostre imprese energetiche, affinché vengano valorizzate le interdipendenze e gli accordi con importanti Paesi esportatori di energia.

Quando ero Ministro dello Sviluppo Economico, l’Italia ha dovuto fronteggiare un’emergenza sul fronte del fabbisogno energetico, a causa della lotta tra Russia ed Ucraina. E’ proprio per far fronte ai pericoli come l’aumento dei consumi del gas, conseguenza delle temperature polari di questi giorni, per non essere vulnerabili agli squilibri economici e politici dai paesi dal quale importiamo energia e per far sì che i cittadini e le imprese possano pagare il gas ad un prezzo più competitivo, che si rende necessaria la diversificazione delle fonti e l’attuazione di una vera e propria strategia energetica nazionale.

Sono molti i provvedimenti in materia che ho varato come Ministro: ricordo l’aumento degli stoccaggi di gas, che rappresentano anche un vero e proprio “polmone”. Se pensiamo ai rigassificatori, i tre nuovi – di Rovigo, Zaule e Priolo – sono stati promossi durante il mio mandato.

Anche nella Legge Sviluppo, che porta la mia firma, sono contenute numerose norme in materia di energia: snellimento delle procedure per la costruzione delle infrastrutture energetiche, gare a ribasso per l’interrompibilità delle forniture elettriche alle aziende, incentivi sulle fonti rinnovabili e per le aziende che costruiscono nuove reti elettriche di interconnessione con l’estero, maggiore trasparenza sui prezzi dell’energia, promozione del risparmio e dell’efficienza energetica e maggiore sfruttamento delle risorse naturali. Occorre poi prendere atto che non si può dipendere solo e soltanto dal gas e che, anche rispetto a questa fonte di energia, occorre differenziare, per mantenere il mix energetico, evitando di dipendere in via pressoché esclusiva, da Paesi come la Russia e l’Algeria.

In conclusione superare l’emergenza energetica vuol dire fare i conti con una mentalità prevalente. In Europa, contrariamente a quanto avviene in Italia, le amministrazioni locali si contendono l’insediamento di nuove infrastrutture, mentre da noi la realizzazione di nuovi impianti energetici diventa pretesto per alimentare polemica politica e, addirittura, motivo di preoccupazione per l’ordine pubblico.

fonte: http://www.fondazionecristoforocolombo.it/bussola_emergenza_gas.html


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