Un modello (economico e sociale) al bivio

//   10 agosto 2011   // 0 Commenti

borse rating 300x203Le contraddizioni di questa estate sono molte e spaziano in ambiti molto diversi: la temperatura sembra essere più affine al periodo autunnale (almeno in molte aree della regione europea, salvo “casi eccezionali”), e la crisi si esprime in modo violento, pur arricchendo ancora qualcuno!
Ad ogni effetto che si manifesta esiste “almeno” una causa, così come “almeno” una soluzione: ma in primo luogo è necessario superare preconcetti e limiti culturali, avendo il coraggio di superare “ostacoli” culturali.
In primo luogo, è necessario individuare le cause senza rifuggire nella “intangibilità”: troppo spesso si fa riferimento ai derivati oppure più in generale finanziarizzazione dei mercati. Sarebbe al contrario più opportuno individuare il problema nelle “persone” che prendono alcune decisioni, senza però cadere in un fanatico giustizialismo, ma mettendo quegli argini regolamentari, spesso coraggiosi ed in contrasto con le decisioni di pochi potenti.
Quindi, sarebbe opportuno smettere di fare solo analisi, e cominciare a disegnare nuove strategie integrate, in un sistema inscindibile di equilibri tra società, politica ed economia.
Banalmente, si potrebbe ripartire da un principio essenziale e semplice: la classificazione dei settori economici.
Proprio ripartendo dalla legge di Colin Clark (per cui al progredire di un’economia il peso relativo di ciascun settore diminuisce a vantaggio del settore successivo) ci troviamo ad un bivio: trovare un “quarto settore” che possa garantire una larga diffusione di risorse che possa raggiungere tutti i livelli della società (evitando anche le esasperazioni di quelle classi mette alle corde), oppure ricominciare dall’inizio del ciclo.
Se ripartissimo dal “primario” (ovvero quello che concerne l’utilizzo delle risorse naturali, come la coltivazione della terra, l’allevamento, la silvicoltura, la pesca, la caccia, l’estrazione di materiali dal suolo) daremmo elementi per la trasformazione (attività caratteristica del settore secondario) re-innescando la domanda di tutte quelle attività di “servizio” che caratterizzano il terziario (attività commerciali, di trasporto, bancarie, assicurative, di consulenza, di pubblicità, le attività turistiche e alberghiere), ivi compreso quello avanzato che ha avuto una tra le sue massime espressioni nell’ITC e nell’e-commerce.
Una scelta che comporta anche una modificazione dell’attuale assetto sociale, politico, urbanistico oltre che economico: e per questo ci vuole un coraggio superiore alla norma.
Certamente non possiamo pensare che le persone si “alimentino” di quei byte informatici che trasportano informazioni finanziarie…ed ogni giorno ci bombardano dai TG.
Le Borse sono state create per mettere a disposizione delle imprese (industriali) i necessari capitali per supportare la loro espansione crescita (che favorisce occupazione e bene comune). Se al contrario servono solo per ridurre “il valore” allora, paradossalmente, sarebbe meglio chiuderle, proprio perché hanno perso la loro funzione.


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