Recensione di Giammaria Occhi, psicoterapeuta e psicologo, a “Più lontano di così” edito da La Nave di Teseo

//   27 luglio 2019   // 0 Commenti

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Ho appena terminato la lettura dell’ultimo romanzo di Lucrezia Lerro, “Più lontano di così” uscito da poco per La Nave di Teseo. Il talento unico della scrittura delle Lerro percorre le strade, la piazza romana di quel nero 4 dicembre del 1951, un giovane caporale del tredicesimo reggimento di artiglieria, zio di Leda, Virgilio e voce narrante altissima dell’eccelso romanzo di Lucrezia Lerro, in cui Luigi Linzio veniva freddato da 5 colpi di pistola da una donna. Materiali psicologici si mescolano e incrociano alla storia, del ragazzo ucciso quel martedì mattino dalla prozia. “Più lontano di così,” è un libro molto bello, sorprendente per l’attualità delle vicende che snoda. Proprio oggi in cui il femminicidio purtroppo è alla ribalta della cronaca, qui, tra queste pagine accade il contrario: una donna di 29 anni uccide un ragazzo di 19. E perchè? Lo scoprirete leggendo, e rileggendo, il libro calamita di Lerro.

>>>>> “Più lontano di così” apre fra l’altro delle prospettive interessanti dal punto di vista della psicologia del profondo per centrare l’attenzione sull’importanza dell’affettività nella sua declinazione intrafamiliare allargata: gli affetti che portano alla ricerca della loro vitalità anche quando sembra che questa sia stata negata o interrotta da un evento traumatico. Affetti che hanno bisogno di recuperare una loro validitá e vitalità attraverso la ricerca che si concretizza in una serie di ricostruzioni storiche reali o immaginarie nel ripercorrere relazioni, luoghi, vicende, intrecci che arrivano a mostrare la complessitá delle dinamiche affettive nella molteplicitá dei personaggi che le interpretano. Il libro di Lucrezia Lerro coinvolge il lettore alla ricerca e comprensione di un senso della vita da qualsiasi punto di vista la si possa incontrare. Una comprensione allargata del senso delle vicende umane.


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