Trapianto record a Padova

//   14 settembre 2011   // 0 Commenti

trapianto-cuore

Venerdì notte il Prof. Gino Gerosa – direttore della Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova –, assistito dalla sua equipe, ha eseguito un eccezionale trapianto di cuore. Il paziente, attualmente estubato, sveglio e vigile, viveva con un cuore artificiale totale – detto “Cardiowest” – dal 2007, quindi da oltre 1300 giorni. La convivenza dell’uomo con quest’organo artificiale totale rappresenta un vero e proprio record mondiale. Al risveglio post-intervento le prime parole del 57enne veneto sono state: “Ora ho un cuore vero, grazie per avermelo donato!”. L’operazione, grande successo nel mondo della medicina internazionale, è risultato particolarmente delicato, lungo e complesso: la sostituzione del cuore artificiale – le cui parti meccaniche col tempo si integrano con i tessuti umani al quale attecchiscono – con un cuore vero e proprio è durata ben 14 ore e ha impegnato due equipe – una dedicata alla rimozione dell’organo dal donatore (equipe di espianto), l’altra impegnata con il paziente ricevente (equipe di impianto).

gino gerosa

Prof. Gino Gerosa

Nonostante i successi della Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova siano riconosciuti a livello mondiale – l’Azienda raccoglie infatti numerosi primati tra cui il primo trapianto di cuore in Italia effettuato da Vincenzo Gallucci (1995), un trapianto di cellule staminali nel cuore realizzato da Gino Gerosa (2002), il primo trapianto di cuore totale artificiale in Italia effettuato sempre da Gino Gerosa (2007) – è importante ricordare che meno del 40% delle persone che avrebbero necessità di un trapianto di cuore ne ricevono uno. Per affrontare la sproporzione tra il numero di malati a rischio, in lista per ricevere un vero organo con cui poter continuare a vivere, e le terapie risolutive, da diversi anni il connubio ricerca-tecnologia, ha realizzato apparecchi di supporto o sostituzione meccanica del cuore malato, chiamati genericamente “cuori artificiali”. Questi dispositivi meccanici si distinguono in due generi: “sistemi di assistenza ventricolare” (o VAD) quando la macchina aiuta il cuore nella sua azione di pompaggio del sangue verso gli organi, senza sostituirlo completamente; e “cuori artificiali” (o TAH) quando la macchina sostituisce completamente il cuore, che viene rimosso.

Per questo è importante sottolineare l’importanza del sostegno alla ricerca, senza la quale oggi non potremmo parlare delle grandi conquiste compiute per salvare vite umane. Ed è altrettanto fondamentale ricordare la straordinarietà della donazione: un atto che dà continuità di vita, grazie ad un organo che è destinato a perire ma che invece, trasferito in un’altra persona, continua a vivere ridando vita. E anche questo è possibile grazie alla ricerca.

Ricordiamo infine i componenti dell’equipe del Prof. Gino Gerosa: dr. Maurizio Rubino, dr. Giuseppe Feltrin, dr. Vincenzo Tarzia, dr. Gianluca Torregrossa, dr.ssa Cristiana Carollo, dr. Michele Gasperetto, dr.ssa Chiara Tessari, Agostino Ebraico, Laura Rigato, Elisabetta Cattellan e Elisabetta Lolli.


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