Uccisi a bastonate

//   3 agosto 2011   // 0 Commenti

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Il viaggio della morte assume contorni sempre più tragici. Due dei 25 profughi rinvenuti cadavere (la 26° vittima, secondo le testimonianze, sarebbe stata gettata in mare, e quindi annegata, perché ‘colpevole’ di essere riuscita a risalire sul ponte) nella stiva del barcone approdato a Lampedusa con 271 migranti, non sarebbero morti per asfissia. L’autopsia eseguita la notte scorsa all’ospedale San Giovanni di Dio su due delle vittime su cui sono stati riscontrati lividi e segni di violenza, confermerebbe un’altra tesi, quella dell’omicidio. Uno dei due cadaveri, secondo quanto accertato dal medico legale, ha il cranio fratturato in due punti, l’altro ha riportato fratture allo zigomo e alla fronte. Ennesima conferma di quanto affermato da alcuni superstiti, che hanno assistito impotenti alla tragedia: i due, in un estremo gesto disperato, hanno cercato di uscire dalla stiva aprendo la botola, ma sono stati ricacciati indietro a calci e bastonate. Un pestaggio in piena regola che è costato loro la vita. I responsabili? Per ora ignoti, probabilmente i sei scafisti – 5 tra siriani e somali e un marocchino – che hanno condotto il barcone della morte dalla Libia e che hanno impedito ai 26 migranti di lasciare la stiva.

Indagine aperta

Il procuratore di Agrigento ha inviato al ministero della Giustizia la richiesta di autorizzazione a proseguire l’inchiesta come prevede il codice in caso di eventi accaduti in acque internazionali. I sei presunti scafisti del barcone sono stati iscritti nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mentre l’indagine per omicidio rimane per ora a carico di ignoti. Nella speranza che la verità venga a galla e che la giustizia punisca esemplarmente questi assassini.

L’UE sta a guardare

Questa tragedia è soltanto l’ultima di una lunga e triste serie. La guerra in Libia ha esasperato una situazione già critica, con le nostre coste prese d’assalto ogni giorno da migliaia di disperati in fuga dalle bombe o dalla fame. Il business delle rotte dei nuovi schiavi prosegue imperterrito, e l’unica risposta arrivata dall’UE è stata “chiudete le frontiere” con annesse nuove normative per i rimpatri.
Sul delicatissimo tema immigrazione l’Europa non ha mai elaborato una strategia politica comune, e paesi come l’Italia vengono lasciati soli e impotenti nell’affrontare l’emergenza. E se per trovare l’accordo sull’intervento militare in Libia sono bastati pochi giorni, fermare – o anche soltanto provarci – gli sbarchi pare impossibile. Nel frattempo nel mare Nostrum si continua a morire.


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