Tosi corre da solo e Verona si spacca

//   2 febbraio 2012   // 0 Commenti

tosi sindaco verona 300x193Verona è diventata un caso nazionale. La decisione di Tosi di correre da solo alle comunali di primavera non ha il solo effetto di sancire il divorzio con il Pdl, ma va a spaccarlo, mettendolo in gravissima difficoltà. Anche la Lega veronese è divisa in due, fra toscani e bossiani, ma il sindaco è talmente forte da far risultare questa divisione insignificante. Invece la spaccatura nel Pdl rappresenta un fatto politico rilevante destinato a lasciare segni. E non solo a Verona, che è sempre stata un laboratorio politico.
Nel ’94 è stata la prima grande città del nord ad avere un’amministrazione di centrodestra ( sindaco Michela Sironi). La coalizione è stata successivamente allargata alla Lega e avrebbe potuto governare senza soluzione di continuità fino ad oggi se nel 2002, per un grave errore di arroganza di Galan con il complice assenso di Fini, non fosse stata regalata alla sinistra per 5 anni. L’attuale amministrazione di centrodestra ha amministrato bene e l’esperienza avrebbe potuto essere ripetuta per i prossimi cinque anni se non si fosse rotto il rapporto fra Tosi ed i fratelli Massimo e Alberto Giorgetti, rispettivamente il coordinatore cittadino e regionale del Pdl, accusati dal sindaco di aver remato contro l’amministrazione.
Tutto nasce cinque anni fa, quando i Giorgetti sponsorizzarono la candidatura Tosi (Lega) contro quella di Meocci (Pdl). Tosi viene candidato, ha un grande successo ed è eletto in carrozza. Subito si capì che non era stato eletto un sindaco qualunque: le dimensioni del successo e la sua caratura politica rivelarono che era stato scelto un asso pigliatutto. Senza nulla togliere al grande successo personale di Tosi e alla sua capacità di crescere fino a diventare uno dei sindaci più apprezzati d’Italia e posizionarsi su una dimensione nazionale, è evidente che la scelta degli allora capi di An e FI, ora dirigenti pidiellini, peraltro non giustificata dal dato elettorale di allora, per il Pdl fu una scelta esiziale. Di fatto significò regalare Verona alla Lega. Non solo. Si crearono le condizioni per un altro dono: candidando Zaia alla Presidenza della Regione, anche il Veneto fu regalato alla Lega, senza che ciò fosse giustificato dal dato elettorale.
Tosi in cinque anni si è dimostrato un ottimo sindaco: sicuro, decisionista, attivo, amato e apprezzato. La sua rielezione è certa. Anche se, in caso di rottura con la Lega, corresse da solo. Chi ne esce con le ossa rotte da questa storia è il Pdl, che fino ad un mese fa è stato guidato dall’assessore Giorgetti, che si è dimesso. Solo qualche mese fa aveva preteso da parte dei consiglieri e assessori del Pdl la firma di un documento anti-Tosi. Pochi l’hanno firmato. E lì si è consumata la rottura definitiva. Non solo quella col sindaco, ma anche quella con la grandissima parte della delegazione comunale del Pdl che con Tosi ha lavorato bene e lealmente. Ora questi consiglieri e assessori se si ricandidassero nel Pdl annullerebbero qualsiasi possibilità di continuare il loro lavoro in amministrazione. C’è quindi da aspettarsi – ma è praticamente una certezza- che si candideranno nella Lista Tosi o in qualche civica. Ciò avrà l’effetto di svuotare il Pdl che calerebbe oltre quel misero 15% di cui lo accredita l’ultimo sondaggio girato a Verona. Le elezioni comunali di primavera, a meno di miracolosi cambiamenti dell’ultim’ora, potrebbero sancire il fallimento della politica miope della gestione pidiellina degli ultimi anni. In contrasto, ovviamente, col trionfo di Tosi.


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