Test su ibernazione animale: potranno servire davvero per mandare l’uomo su Marte?

//   30 maggio 2016   // 0 Commenti

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test animali 150x150Matteo Cerri, ricercatore dell’Università di Bologna del dipartimento di scienze biomediche e neuro motorie, e consulente per la Nasa, sta effettuando test di Ibernazione indotta su maiali e topi al fine di utilizzare la medesima tecnica sull’uomo per futuri viaggi su Marte.

Gli esperimenti sono volti ad indurre nei topi e nei maiali il letargo, già nel 2013 il ricercatore riuscì  ad ibernare un ratto, e adesso sta cercando di ottenere lo stesso risultato con un maiale. L’obiettivo  dello scienziato  è quello di riuscire a ridurre nell’uomo “ibernato”, eventualmente lanciato nello spazio, le reazioni claustrofobiche, ed, inoltre, consentirebbe un grande risparmio, in quanto il trasporto delle risorse per il sostentamento dell’astronauta avrebbe un costo di 60 mila euro a Kg.

Gli animalisti che ricordano ancora il sacrificio della cagnolina Laika, mandata a morire nello spazio, sono rimasti indignati dinnanzi alle motivazioni di tale ricerca ed hanno espresso in rete il loro dissenso rispetto alle dichiarazioni della Agenzia Spaziale Europea che ha ritenuto questo esperimento promettente.

Michela Kuan, responsabile LAV area Ricerca senza Animali, si è espressa in questo modo in merito alla ricerca: “Affermazioni gravi, rese ancora più becere dalla triste battuta sulla fine del maiale oggetto di sperimentazione che “per il momento, non è ancora diventato salsiccia”, cosa oltretutto vietata per legge, visto che gli animali oggetto di test scientifici devono essere smaltiti come rifiuti speciali e non possono essere consumati per scopi alimentari. il ricorso al modello animale viene giustificato per investigare l’effetto delle radiazioni che, come numerosi studi su animali hanno dimostrato, è diverso da specie a specie. Infine, l’approccio metodologico della sperimentazione sugli animali per fini umani è ottocentesco e fuorviante, infatti l’anatomia e la fisiologia del maiale sono differenti dalla nostra specie, parametri come il diverso spessore cutaneo, rapporto tra massa grassa e magra, frequenza del battito cardiaco e distanza degli arti dal cuore rendono i risultati inapplicabili all’uomo. A ciò si aggiunga che tessuto muscolare e scheletrico differiscono tra le specie per formazione e degenerazione ossea, picco della massa ossea ed entità della risposta infiammatoria ed immunitaria, rendendo qualsiasi risultato non attendibile se applicato a specie diverse da quelle oggetto di sperimentazione. Lo stesso soccorso alpino, che si occupa di ipotermie, ha ritenuto inutili gli esperimenti sui maiali in quanto esistono numerosi metodi alternativi dimostratisi più utili e predittivi”.


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