TEATRO DAL VERME: CONCERTO SINFONICO – Il Maestro ANTONIO PUCCIO dirige L’ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI a favore Fondazione Francesca Rava – special guest ANTONELLA RUGGIERO

//   27 maggio 2014   // 0 Commenti

prove concerto foto princiapale -ph Masha Sirago

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"Antonella Ruggiero" - ph Masha Sirago

La forza di Egmont, i chiaroscuri dell’Incompiuta e la potenza della Quinta Sinfonia di Beethoven costituiscono il prestigioso programma del concerto straordinario del  27 maggio 2014 presso il Teatro Dal Verme di Milano in via San Giovanni sul Muro 2 (piazza Cairoli, alle ore 20) in cui il Maestro Antonio Puccio dirige l’Orchestra I Pomeriggi Musicali, a favore della Fondazione Francesca Rava – NPH Italia Onlus, per le Scuole di strada NPH in Haiti. Special guest della serata è Antonella Ruggiero che apre la serata in veste di madrina, con l’Ave Maria di C. Gounod, l’Aria sulla quarta corda di J. S. Bach, Occhi di Bambino di C. Cantini e A. Ruggiero.

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"Antonio Puccio" -ph Masha Sirago

L’evento chiude la stagione sinfonica e rappresenta un appuntamento imperdibile per gli appassionati di musica sinfonica e non solo. Il crescendo costruito dalla successione dei brani guida il pubblico attraverso un percorso emozionale che scopre le conseguenze drammatiche di un sentimento guidato da incrollabile volontà e rappresentato dall’Ouverture di Egmont, l’alternanza costante di amore e dolore propria delle composizioni di Schubert e la strenua lotta contro il destino che conduce alla sospirata e liberatoria vittoria finale nella Quinta Sinfonia di Beethoven.

Donazione minima: 10 € (5 € per minori 18 anni). Per prenotare:

Fondazione Francesca Rava – NPH Italia onlus, eventi@nph-italia.org, tel 02 54122917

 

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"Antonio Puccio" e orchestra -ph Masha Sirago

ANTONIO PUCCIO, classe 1966, nasce in Italia. Studia Pianoforte, Composizione, Direzione d’orchestra, Canto e Direzione corale, Filosofia, Psicologia ed Estetica della musica.

A quale età hai iniziato a studiare pianoforte e chi ti ha indirizzato?

È stata una strana geometria del destino. In realtà nessuno mi ha indirizzato davvero. È successo. Mio zio, rappresentante di strumenti musicali, aveva 2 pianoforti in casa. Papà, da sempre appassionato di pianoforte e chitarra classica, mi ha trasmesso involontariamente la sua stessa passione… Ho iniziato a suonare, prima da autodidatta, poi studiando seriamente e non ho mai più smesso.

Quando hai sentito e perché il passaggio dal pianoforte alla direzione d’orchestra?

Ad un certo punto ho capito cosa avrei dovuto veramente fare: anche quando nella vita può sembrare strano, bisogna seguire il proprio istinto. Io l’ho capito un giorno all’improvviso, mentre ero nel mio studio, perché ho fatto una scoperta bizzarra: pur suonando il pianoforte, avevo moltissime partiture orchestrali e operistiche. Mi piacevano l’opera e la musica sinfonica. Ascoltavo continuamente Mozart, Beethoven e Brahms ed è avvenuto tutto indipendentemente dalla mia volontà. Non ho mai scelto di fare il direttore d’orchestra, non ho mai scelto di suonare il pianoforte… è stata una naturale conseguenza del mio modo di vivere perché sapevo che vivere sarebbe stato questo e non altro. E poi è venuto tutto assolutamente spontaneo. Spesso mi diverte dire ad altri musicisti che io dirigo a memoria per “difetto” e qualcuno mi ha anche chiesto se questo “difetto” fosse la mia incapacità a leggere la musica. In realtà, il mio vero difetto è che dopo la terza lettura ho già memorizzato tutto… è una deformazione dovuta alla sete di Musica che ho avuto fin dal primo momento che mi sono confrontato con le partiture orchestrali.

Vuoi raccontare un aneddoto legato al rapporto musicale pianoforte con il violino di Uto Ughi con il quale hai collaborato?

Con Uto Ughi c’è stato uno straordinario feeling musicale. Il nostro è stato un incontro professionale tra due musicisti che hanno lo stesso profondo rispetto per la Musica. Mi ha insegnato a mettermi in gioco, ad affrontare le partiture senza timore e senza farmi sopraffare nonostante la loro grandezza. È stato importantissimo per la mia formazione ma non è facile isolare un episodio specifico.

Come è nata l’idea di fondare una tua Orchestra sinfonica? E la scelta dei musicisti per comporla?

Innanzitutto ho avuto la fortuna di incontrare persone con cui condivido un ideale musicale altissimo e privo di qualunque banalità e strategia che offende la Musica e non la rispetta. Ci lega la volontà di difendere la dignità della Musica. In secondo luogo, sono convinto che la rilettura di molta musica barocca sia assolutamente necessaria contro una certa “filologia” che l’ha disumanizzata. Con i musicisti de L’Arco Magico Chamber Orchestra ho un rapporto speciale: lo Stabat Mater e il Salve Regina di Pergolesi che abbiamo realizzato insieme ne sono una prova assoluta. In soli due giorni, abbiamo registrato una Musica di tale complessità con una naturalezza sorprendente. Tra noi ci sono stati subito comprensione e feeling ai limiti del miracolo… un momento di grazia continuato, che non è andato in crescendo ma si è solidificato. Quando un direttore entra in empatia con i musicisti e i cantanti che ha di fronte, può respirare e loro seguono le precise indicazioni che ricevono, il solo respiro diventa il filo invisibile su cui costruire la Musica. La scelta dei singoli musicisti è stata fatta in base al feeling che si è immediatamente creato con loro. Per usare una metafora in tema, bisogna essere all’unisono per comprendersi al volo e fare Musica insieme.

Con quale artista (anche di altre categorie musicali e non solo) ti piacerebbe lavorare e perché?

Resterei nel mio ambiente. Prima tra tutti, Hélène Grimaud: lei è una pianista straordinaria, io adoro Brahms e lei è una delle poche contemporanee ad aver trovato nelle sue pagine la follia che pochi osano scoprire. (“tira – tan –tan…” canta e immagina la tastiera del pianoforte davanti a sé. ndr)

Ho già lavorato con Vadim Repin e c’è stato un feeling immediato: un’esperienza che vorrei ripetere perché il suo violino raggiunge apici di virtuosismo rari. E poi, in assoluto, Elīna Garanča, un’artista fuori dal normale: la adoro! È un mezzosoprano lettone che spicca nel panorama lirico attuale: il successo di pubblico e critica che la accompagna è pienamente meritato.

Questi artisti sono fatti di materia musicale… Con loro arrivi subito ad una condizione aulica ideale senza condizionamenti esterni.

Sono onorato, poi, di aver già diretto e di dirigere orchestre importanti come la Philarmonia Orchestra o la Czeck Philharmonic o I Pomeriggi Musicali con cui sto lavorando: mi danno la possibilità di esprimere ciò che ho dentro e di condividerlo con il mondo esterno.  Sono loro, in primis le Orchestre, i compagni di viaggio con cui condividere le mie esperienze professionali.

Cosa ha determinato la scelta del repertorio per questo concerto?

Le Sinfonie scelte rappresentano amore, passione e destino: il destino non lo si deve combattere ma si deve vivere con amore e passione, così si piega come le fiere davanti alla lira di Orfeo…

L’amore e la passione, inoltre, hanno il dolore in sé e non possono evitarlo ed è il destino che li contiene tutti e tre. Ma il dolore ha il ruolo di condurre e preparare alla gioia suprema, quella finale, quella che è insieme punto di arrivo e punto di una nuova partenza: una rappresentazione del ciclo della vita.

(Tutte le foto sono state scattate durante le prove musicali, mashasirago@gmail.com)

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"Antonella Ruggiero" canta intensamente "Ave Maria"- ph Masha Sirago

 


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