Taranto, la Procura scatena il terrorismo psicologico all’Ilva
// 30 luglio 2012 // Commenti bloccati
LA CONFUSIONE TOTALE RESA DRAMMATICA DA ASSURDI PROVVEDIMENTI DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA CHE HA BLOCCATO TRE AREE DELL’IMPIANTO.
Solo un anno fa i festeggiamenti per la solenne dichiarazione delle autorita’ tarantine che classificavano la grande industria siderurgica finalmente idonea dal punto di vista delle emissioni inquinanti che da 10 anni avevano costituito per l’azienda l’elemento essenziale da combattere con ogni mezzo e con investimenti di miliardi di euro al fine di raggiungere l’ambito traguardo delle emissioni assolutamente prive di elementi di inquinamento atmosferico.
Taranto non e’ piu’ inquinata. Tutti ricorderanno il trionfale annuncio dell’anno scorso, che la lotta accanita dei dirigenti del siderurgico e gli investimenti colossali all’uopo destinati, per vincere quella lotta avevano finito per prevalere sull’inquinamento atmosferico. Fu notizia eclatante, i dati conseguenti furono comunicati dalla stampa locale. Bastera’ rileggere quei dati assai significativi che evidenziarono il raggiungimento dei traguardi raggiunti dalle forze che si erano coalizzate per raggiungere l’obiettivo, ovvero Regione, Provincia, Comune e Azienda. Certamente significativi i titoli e i contenuti dei media locali. Bastera’ rileggere la rassegna stampa che esaltava quei dati che cancellavano ogni timore per il futuro della citta’. E il colossale lavoro operato nello stabilimento per raggiungere quei traguardi, non e’ stato un sogno.
Oggi la Procura, suonando trombe e campane, scopre che siamo nuovamente daccapo. Anzi, strage! Ma a chi debbono dare ascolto i lavoratori ovvero i protagonisti autentici dell’acciaieria. CHE COSA E’ SUCCESSO DI NUOVO PER DARE CORPO AL TERREMOTO SCATENATO DALLA PROCURA DI TARANTO CHE HA BLOCCATO I REPARTI ESSENZIALI INDUCENDO TUTTI I DIPENDENTI, COL RELATIVO TERRORISMO PSICOLOGICO ALLA DISPERAZIONE PER LA MINACCIA DI CHIUSURA.
Non possono essere considerati pazzi tutti coloro che un anno fa lessero i dati assai confortanti, che Taranto era stata finalmente purificata.
Non sono solo i 13.500 dipendenti dell’Ilva in ginocchio, lo sono anche gli ottomila dell’indotto che incazzatissimi vogliono spiegazioni con le relative aziende. Ventimila famiglie lo chiedono. La Procura, prima di creare altro immane sconforto e la mezza rivoluzione che ha scatenato, sarebbe bene desse spiegazioni smettendo di accusare il siderurgico di stragi inesistenti messe ora sulla scena per legittimare LA PORCATA INGIUSTIFICABILE DEL BLOCCO DELLE ATTIVITA’. E SOPRATTUTTO GLI INCREDIBILI FERMI CAUTELATIVI DI PERSONE INNOCENTI, SINO A CHE NON SARANNO PROVATE LE ACCUSE INFAMANTI CHE LI STANNO INFANGANDO.
Italo Tassinari
# Gozzi, presidente Federacciai
“I giudici non possono mettere in ginocchio l’economia del Paese”
GENOVA -Pronti ad «azioni clamorose» per difendere l’Ilva di Taranto e ancor più per affermare il diritto a «lavorare e fare impresa nel rispetto delle regole». Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, l’associazione di Confindustria che riunisce gli operatori della siderurgia, si scaglia contro la decisione della Procura di Taranto che ha bloccato l’impianto siderurgico, definendo il provvedimento «una grave forzatu- ra a cui reagire con decisione» arrivando addirittura a ipotizzare, in ultima analisi, una delocalizzazione delle attività in altri Paesi. Presidente, la magistratura hadetto di non aver avuto alternative.
«Non sono d’accordo, l’Ilva ha investito il 24 per cento dei suoi ricavi nel miglioramento delle tecnologie per garantire il rispetto ambientale e la sicurezza. Fermarla vuol dire mettere in ginocchio l’intera economia del Paese».
Quali passi farete?
«Cerchiamo da subito il dialogo con il governo, i sindacati, le amministrazioni. Ma non possiamo recedere dalla difesa dei nostri diritti e dei nostri principi».
E quindi?
«Questa vicenda è il paradigma del futuro della siderurgia in questo Paese. Decidiamo se ci sono ancora le condizioni per fare o meno questo tipo di attività. E se verificheremo che non è possibile, ce ne andremo da un’altra parte».
Fonte: La Repubblica
# Passera: fare di tutto per garantire continuità operativa
“Stiamo seguendo con la massima attenzione la vicenda dello stabilimento Ilva di Taranto, uno dei più importanti impianti produttivi del Paese, la cui produzione è di grande importanza per diversi comparti del nostro sistema industriale”. Così il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera a proposito della vicenda dell’Ilva di Taranto.
“È per questo necessario avviare e portare avanti, una volta per tutte, il superamento strutturale delle motivazioni che hanno portato al provvedimento di sequestro da parte della magistratura. L’accordo firmato oggi dai ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, della Coesione Territoriale e dalla Presidenza del Consiglio con la Regione Puglia e le istituzioni locali va proprio in questo senso.
Al tempo stesso è fondamentale che, nel pieno rispetto delle procedure di legge, si garantisca la continuità produttiva. Auspico davvero che il Riesame possa rivalutare la decisione di sequestro nel minor tempo possibile. Governo e istituzioni locali faranno tutto il possibile per individuare soluzioni che tutelino occupazione e sostenibilitá produttiva” conclude Passera.
# Vendola: “Se processo ci costituiremo parte civile”
La Puglia si costituirà parte civile se si dovesse arrivare al processo nell’inchiesta della magistratura sull’Ilva. Lo afferma il governatore della Puglia, Nichi Vendola. “Se la Magistratura – dice – avesse indicato delle prescrizioni, l’Ilva avrebbe il dovere di adempierle”. “In tutte le vicende in cui c’è la lesione di un danno collettivo – prosegue Vendola – normalmente ci costituiamo parte civile. E penso che lo faremo anche in questo caso”. In questo momento, osserva però il governatore della Puglia, “il pensiero è per gli operai e le loro famiglie, a cui va tutta la solidarietà di chi vive con grande apprensione quello che sarebbe disastroso per Taranto, la Puglia e l’economia italiana”.
# Clini: “Chiederò riesame con massima urgenza”
“Chiederò che il provvedimento di riesame avvenga con la massima urgenza”. Così il ministro Clini sulle misure della magistratura per l’Ilva di Taranto. “Verrà affrontata l’emergenza – continua – per almeno 15.000 persone in seguito a iniziative della magistratura che sta procedendo al sequestro e a altre misure cautelari”. Spiegando i contenuti del protocollo d’intesa firmato oggi al ministero, Clini ha annunciato inoltre che le risorse per “interventi urgenti di riqualificazione ambientale” a Taranto saranno pari a “un importo complessivo di 336 milioni di euro”. L’accordo prevede una “cabina di regia” presieduta dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.
# Viesti economista: “L’Ilva deve restare aperta e sotto controllo di emissioni”
In un’intervista al ‘Corriere della sera’, Gianfranco Viesti, economista all’Università di Bari, spiega: “Tanto la situazione è intricata dal punto di vista tecnico-giuridico, quanto la situazione è semplice: in un grande paese avanzato non si può che far convivere diritto al lavoro e alla salute. L’Ilva deve restare aperta e sottoposta a un rigido controllo delle emissioni. Negli ultimi anni sono stati fatti progressi notevoli”.
# Bentivogli (Fim Cisl): “Cercare un’alternativa alla chiusura degli impianti”
Marco Bentivogli, segretario nazionale di Fim Cisl e responsabile per la siderurgia, commenta:
“ Questo è un momento molto costruttivo per trovare la giusta conciliazione tra l’ambiente e la produzione nell’area di Taranto. Ferme restando tutte le prerogative della magistratura, ci saremmo aspettati una riflessione maggiore sulla portata del provvedimento, e non sulla sua correttezza.
Il sequestro dell’area a caldo dell’Ilva e dei parchi minerari, appena diventerà operativo, porterà alla fermata di un impianto che occupa 20mila lavoratori. L’azienda ha già fatto sapere che a Genova e a Novi Ligure tutto il gruppo Ilva a cascata si fermerà, in quanto Taranto alimenta tutti gli altri stabilimenti produttivi del gruppo. C’è stato immediatamente un corteo spontaneo di 6mila lavoratori giunti fino alla Prefettura di Taranto.
Noi ci auguriamo che il periodo tra la notifica e l’esecutività del provvedimento sia utilizzato per accelerare rispetto all’ambientalizzazione dell’area, ma che nello stesso tempo si eviti di sospendere l’attività produttiva. Tra l’altro, la notizia del sequestro dell’Ilva è giunta proprio giovedì, nel giorno in cui è stato sottoscritto un protocollo di intesa al ministero dell’Ambiente che prevede 300 milioni di euro in interventi per la bonifica dell’area. Il magistrato ha emesso anche dei provvedimenti restrittivi per la libertà personale dei dirigenti, ma chiudere uno stabilimento è una cosa molto semplice. L’Ilva è a Taranto dal 1961, e fino al 1995, quando è stata pubblica, si è sedimentato il più pesante e gravoso impatto ambientale sul territorio. Gli interventi per l’ambientalizzazione sono partiti nella fase successiva con la privatizzazione dopo il 2000. E’ paradossale che a fronte di investimenti ci siano provvedimenti di questo tipo, che in ultima analisi pagheranno i lavoratori. Il provvedimento di sequestro rischia di essere di una portata devastante: 20mila persone che perdono il lavoro in una città come Taranto, che ha il 54% di disoccupazione giovanile, è un fatto gravissimo e inaccettabile. La rabbia dei lavoratori è quindi assolutamente giustificata.”
# Sulla partita Ilva le dichiarazioni di Giorgio Fossa
“Auspico che vi sia un riesame immediato del provvedimento, per consentire di affrontare i problemi ambientali – aggiunge – mettendo dei paletti certi, garantendo però la continuità della produzione. Mi pare l’unica soluzione ragionevole, a maggior ragione se pensiamo che tutti, dal governo alla Regione, ai sindacati, ai lavoratori, sono impegnati per mettere qualcosa sul tavolo e cercare di risolvere il problema”.
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