Ta4Ta, Taranto per TARANTO

//   12 settembre 2011   // 0 Commenti

Foto Dott.Vincenzo Cesareo 001 620x310“Siamo stanchi di parlare di crisi ed allo stesso tempo renderci conto che è la nostra stessa città a scipparci le occasioni di lavoro, di occupazione e di crescita”.
Va giù pesante Enzo Cesareo, Presidente della Sezione Metalmeccanica di Confindustria Taranto, nell’approcciarsi al tema della lunga recessione che attanaglia il Paese. E’ lui ad aprire un dibattito che a vario titolo coinvolge tutti gli imprenditori di terra jonica e che, maturato già da tempo all’interno di Confindustria Taranto, si preannuncia lungo ed articolato, ma soprattutto portatore di iniziative anche inedite.
E così, partendo da uno slogan che parla di un nuovo slancio verso il territorio (Ta4Ta, Taranto per Taranto), l’imprenditore rilancia i nodi mai realmente sciolti di una condizione che si trascina da sempre.
“La questione è per molti versi nota ma assume connotazioni che ai più sfuggono: Taranto dispone di imprese altamente competitive che hanno tutti i requisiti – e dico tutti – per competere sui mercati, nazionale ed esteri. Ciononostante, accade che a lavorare siano quasi esclusivamente imprese che arrivano da fuori alle quali si spalancano le porte degli investimenti e di numerose opportunità quasi fossero loro i sostenitori della nostra economia e del rilancio del nostro territorio. Tutto ciò accade da sempre ed in netta controtendenza con quanto succede in altre realtà, come la nostra, fortemente attrattive per gli investitori. A noi accade infatti – prosegue Cesareo – che nel momento in cui acquisiamo in altre città commesse di qualsiasi entità gli enti locali del posto, a gara vinta con tutti i requisiti, ci impongano la costituizione di Ati (Associazione temporanea di imprese) oppure forme di subappalto con aziende locali quali condizioni per poter realizzare la commessa. Sbaglia chi crede si tratti di forme di ricatto al limite della liceità: siamo, piuttosto, di fronte ad atteggiamenti che non fanno parte del nostro Dna e che parlano di forte senso dell’appartenenza al territorio, attenzione per il sistema delle imprese su cui spesso regge l’economia (ed è il caso di Taranto), scatto d’orgoglio nel momento in cui un investitore esterno mette piede sul proprio territorio. Ci siamo mai chiesti come mai in tante altre realtà- grandi e piccole, metropolitane e non l’economia riesca a girare anche nonostante i venti di crisi? La risposta non sta nella solita forbice fra Nord e Sud, alibi al quale ogni occasione è buona per poter ricorrere, bensì nell’atteggiamento di un sistema (fatto di tante parti: Comune, Provincia, Camera di Commercio, Confindustria, ma anche sistema giudiziario e forze dell’ordine) che va avanti con una straordinaria univocità di intenti. Altrove il leit motiv è SOSTENERE L’ECONOMIA LOCALE, e per far questo ad attivarsi sono strumenti già rodati di controllo del territorio che filtrano adeguatamente ogni opportunità (intesa come progettualità, investimenti, tutto quello che fa girare l’economia) e la convogliano verso quelle imprese locali dotate di adeguato know how. Qui da noi questi sistemi non esistono, solo oggi si comincia ad affacciare timidamente la logica delle cosiddette royalties e questo è un altro aspetto della stessa questione – ma ancora siamo lontani dalla vera essenza di questa forma di compensazione, che dovrebbe servire a creare reali ricadute, di tipo socio-economico ma anche culturale, sui territori interessati dagli investimenti. Quello che oggi vogliamo è voltare pagina. Lo chiede il sistema delle imprese ma lo stanno chiedendo, attraverso la loro sofferenza, le varie facce di un’intera comunità: quella che lavora con grandi difficoltà e quell’altra che il lavoro lo ha perso, perché questa crisi non ha risparmiato nessuno.
Nei mesi scorsi, prima della pausa estiva, Confindustria Taranto ha presentato, nel corso della sua assemblea generale, il Patto per le imprese, documento che, condiviso e unanimamente approvato dall’assise, conteneva le linee essenziali di quanto ora noi imprenditori rilanciamo. Nei giorni scorsi, lo stesso documento è stato portato, e ugualmente condiviso e approvato, anche all’interno della Consulta dello Sviluppo. Ne è scaturita la decisione di istituire, all’interno dell’organismo di concertazione, un apposito tavolo specifico con le stazioni appaltanti. Sappiamo come ora Taranto giochi diverse scommesse che si chiamano Cementir, Tempa Rossa, Porto, Eni, Ilva: non vogliamo che questi progetti sorvolino le nostre teste per atterrare sul territorio già blindati nelle loro modalità di attuazione. Ecco perché, una volta acquisite le certificazioni autorizzative, di tipo ambientale e amministrativo, le grandi committenze dovranno confrontarsi col territorio per giungere alla definizione di accordi precisi e inderogabili. Prima ancora di arrivare alla soglia dell’attuazione, insomma, tali progetti dovranno trovare le nostre imprese pronte a tracciare un comune percorso, non già per bloccare bensì per spianare la strada agli investitori, pronte a lavorare, anche loro, per la loro città, la loro provincia, le loro economie”. Taranto per Taranto, appunto. Non più solo uno slogan.

Enzo Cesareo – Presidente sezione Metalmeccanica Confindustria Taranto


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *