Sulla crisi finanziaria penso che…

//   28 dicembre 2011   // 0 Commenti

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

crisi economica 300x199Non bisogna essere dei geni, né degli analisti di grido per dare una definizione non propriamente esaltante del 2011. Chiunque vorrebbe accingersi a dare uno sguardo agli eventi che lo hanno caratterizzato ne darebbe un giudizio negativo, archiviazione immediata e senza remore.

Il futuro? Che ci riserverà l’anno che verrà? Gli effetti della manovra varata dal Governo Monti renderanno il nostro quotidiano maggiormente assillante e per questo duro. Ciò nonostante, definirei il 2012 come un anno di transizione, un passaggio obbligato che ci condurrà certamente ad una crescita generale e produrrà slancio all’economia ed alla produttività del nostro Paese. Per lo meno è quanto auspico.

La crisi che ci ha colpito deve essere da monito, innanzitutto per chi svolge ruoli di Governo. Per le parti sociali, correi con i primi nel salvaguardare fin troppo benefici per nulla confacenti alle reali capacità del sistema paese. Infine, per le caste, i privilegiati, per coloro che non sono stati nemmeno sfiorati dai sacrifici e dalle asperità previste dal decreto “salva Italia”.

Toccherà al popolo, ai cittadini comuni farsi carico dell’onere di traghettare l’economia del Paese verso lidi più sicuri e meno instabili, come sempre e da sempre in passato. Non esistono, né è possibile ritenere che ci possano essere persone in grado di detenere ricette miracolose al di fuori di schemi preordinati e prestabiliti., per cui la rassegnazione è d’obbligo.

Il mio ragionamento, piuttosto, intende riflettere sulle origini e sulle motivazioni che hanno condotto tutto l’Occidente a subire un tracollo vertiginoso dell’economia colpendo, seppure in maniera trasversale e diversificata, i Paesi Europei, Grecia docet.

Non è deformazione professionale o puro “accanimento terapeutico” se il mio giudizio parte da un’interpretazione apparentemente azzardata, ma non del tutto peregrina di valutazioni ed interesse.

Tutto ebbe inizio alla fine del 2008 e proprio in America, la patria del benessere e padrona dell’economia mondiale. Accadde che la banca d’affari statunitense, la Lehman Brothers, avviasse una procedura fallimentare, dopo che non era riuscito a trovare nessun acquirente che si fosse fatto carico dei suoi 60 miliardi di dollari di attività immobiliare a elevato rischio.

Un passo divenuto inevitabile dopo che la Bank of America e la Merryl Lynch, insieme alla britannica Barclays, gli ultimi potenziali acquirenti, si erano defilati spianando la strada alla procedura fallimentare, seguita al diniego del governo americano a non garantire i debiti di Lehman.

Primo elemento: le due potenze mondiali, l’America e l’Inghilterra, quindi, insieme come da prassi.

Il tracollo nacque dalla decisione del Tesoro Americano e dalla Fed di concedere alla Lehman Brothers soldi col contagocce, a differenza di quanto aveva fatto per la BearStearnse poco prima per Freddie Mac e Fannie Mae, optando per una rete di salvataggio e mettendole al riparo da un crac certo. La bancarotta della Lehman Brothers mandò a picco le Borse ed ebbe gravi ripercussioni sul fronte occupazionale, solo in Europa, riferì Adnkronos, furono licenziati seimila dipendenti.La Bce ela Banca d’Inghilterra (non poteva non farlo!) intervennero inserendo nel mercato, la prima 30 miliardi di euro, la seconda 6,4.

Guardando con attenzione i passaggi e leggendo le procedure che portarono ad uno sconvolgimento dell’economia mondiale, dilatata fino ai giorni nostri, non viene da credere che tutto ciò sia avvenuto per esiti imprevisti ed imprevedibili. Strane idee e personaggi loschi appaiono nella mia mente. Tendenzialmente siamo propensi a credere che fatti di gravità inaudita accadono per loro maturazione, per gli eventi che si sono susseguiti o per colpa di una singola o singole persone. A volte può essere vero.

Non stiamo parlando di un paese qualunque o di un sistema monetario qualsiasi, in ballo c’era e c’è l’America e la moneta era ed è il dollaro. Secondo elemento: il biglietto verde  era stato superato negli scambi monetari e cominciava ad essere surclassato dalla nuova moneta europea, l’Euro.

“Il Grande Fratello” americano, il nazionalista, il riservista, il potere occulto pronto ad intervenire sempre e comunque in soccorso della bandiera “stelle e strisce” non poteva permettere che l’America soccombesse al proprio ruolo di leader mondiale e con l’aiuto della fedele Inghilterra ha mosso e promosso il fallimento di alcuni pezzi della propria economia intervenendo pesantemente sui mercati internazionali che ne hanno subito l’ “effetto domino”.

Terzo elemento: da semplice osservatore pongo un quesito del tutto giustificabile e mi chiedo come sia possibile che la potente Inghilterra non abbia partecipato fin da subito alla creazione della moneta unica Europea? Quali sono le sue mire, se non quelle di ostacolare gli stessi membri della Comunità in favore di un disegno geo-politico che guardi al di là del globo in direzione del suo alleato storico? Lo strappo del Premier Cameron all’ultimo vertice Europeo ne è la palese dimostrazione.

Fantasticherie di fine anno? Sarà così.

Auguri a tutti noi.


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