Sud Sudan in ginocchio tra guerra e fame: l’impegno per l’intervento immediato dei medici di Cuamm

//   17 marzo 2017   // 0 Commenti

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In seguito alla dichiarazione ufficiale di “fame” nello Stato di Unity, in Sud Sudan, un team di Medici con l’Africa Cuamm è partito in direzione delle zone colpite con l’obiettivo di identificare la strategia migliore per rispondere alle esigenze delle persone affamate, sfollate e in fuga dagli scontri che continuano nella zona. Secondo le agenzie delle Nazioni Unite, 100.000 persone stanno morendo di fame e 1,5 milioni sono a rischio, per una carestia causata dall’uomo, dal persistere degli scontri e dall’instabilità interna.

Giovanni Putoto, responsabile della programmazione di Medici con l’Africa Cuamm, e Giovanni Dall’Oglio, medico Cuamm esperto di sanità pubblica da anni al lavoro in Sud Sudan nella Regione dei Laghi confinante con Unity, raccontano il dramma di mamme e bambini che hanno incontrato nel corso della missione di ricognizione volta a mettere a punto un progetto concreto e immediato di assistenza nutrizionale e sanitaria per le persone in fuga dalla fame.

«Arrivati a Nyal, una piccola cittadina nel cuore dello stato di Unity, sotto il controllo delle forze antigovernative, ci si aspettava di trovare lo scenario tipico delle grandi emergenze. Invece, anche se a pochi chilometri è in corso un conflitto armat e si sentono gli echi lontani degli elicotteri che lanciano derrate alimentari, tutto è stranamente tranquillo. È padre Fernandos, Comboniano del Messico, a darci la chiave: cercate gli sfollati nelle paludi, nelle isole. Donne, bambini e vecchi, sono lì.

Partiamo con una canoa, un pezzo di tronco cavo galleggiante, guidato da un abitante del posto. Ci immergiamo in un altro mondo, quello delle paludi perenni. Immense distese d’acqua che si perdono a vista d’occhio. Dopo un’ora di viaggio passando da un reticolo all’altro di sentieri acquatici, arriviamo all’isola di Niat. Finalmente incontriamo le prime famiglie di sfollati. Una è costituita da 15 persone, in gran parte donne, bambini e due signore anziane, di cui una cieca; pochissimi uomini.

Ci spiegano che sono scappati un mese fa da Kock e Adok, aree dove infuriano gli scontri. Non si fidano di tornare, né di trasferirsi nei villaggi posti lungo le strade, perché considerati insicuri. Le paludi sono il loro rifugio, il luogo che per secoli ha offerto riparo e protezione in situazione di pericolo. Ma la vita qui è durissima. Il poco cibo è derivato dalla pesca, a cui si dedicano gli adolescenti maschi. È sempre insufficiente, lo si vede dallo stato di malnutrizione dei bambini e degli stessi adulti. Non si coltiva. Non ci sono scuole, né centri sanitari per curare donne e bambini. Non c’è rete telefonica, né elettricità. L’unico mezzo di trasporto è la canoa. Trasportare cibo, persone, farmaci e malati ha un costo enorme.

Isole come Niat ce ne sono a centinaia, come migliaia sono le persone e le famiglie nascoste nelle paludi lungo le rive del Nilo che attendono aiuto e sollievo. Una sfida enorme da affrontare. Non ci tireremo indietro: assistenza nutrizionale e sanitaria e trasporto dei malati gravi saranno le attività principali. Solo spingendoci fin qui sarà possibile raggiungere l’ultimo miglio, dove c’è più bisogno del nostro aiuto»

«Il nostro intervento – spiega don Dante Carraro, direttore del Cuamm – sarà concentrato nell’area di Panyijar e vuole raggiungere la popolazione sfollata dalle contee di Leer, Mayendit e Koch, oltre che le persone che già vivevano nella paludi lungo il Nilo, portando assistenza nutrizionale, assistenza sanitaria di base, vaccinazioni e trasporto dei casi gravi nei centri sanitari limitrofi. C’è bisogno di tutto: cibi speciali per mamme e bambini malnutriti, farmaci, vaccini e fornitura alimentare per tutta la popolazione».

Il progetto prevede di attrezzare due team sanitari mobili, con base logistica a Ganiel (sud Panyijar) che si muovano lungo il fiume per raggiungere le comunità rifugiate nelle paludi, assicurando screening e assistenza nutrizionale, visite prenatali, vaccinazioni e assistenza al parto.

Sarà inoltre necessario procedere alla riabilitazione e all’equipaggiamento del centro di salute di Ganiel e degli altri centri lungo il fiume individuati come appropriati per l’intervento, per poi procedere alle attività sul territorio circostante.

Nel frattempo, nella Regione dei Laghi – confinante con quella di Unity – i team del Cuamm degli ospedali di Cueibet, Rumbek e Yirol (che contano una cinquantina di espatriati e quasi mille operatori locali) sono attrezzati per offrire assistenza alimentare alla popolazione locale e alle persone in fuga attraverso la gestione capillare di 90 centri di salute dislocati sul territorio dell’intera Regione.

È possibile sostenere il lavoro di Medici con l’Africa Cuamm con una donazione su c/c postale 17101353 e online su www.mediciconlafrica.org: con 150 euro è possibile garantire un trattamento completo ad un bambino malnutrito.

 L’IMPEGNO IN SUD SUDAN

 Medici con l’Africa Cuamm è in Sud Sudan dal 2006, anno in cui avvia l’intervento di riabilitazione dell’ospedale di Yirol nello Stato dei Laghi. Allarga poi il raggio d’azione anche all’ospedale di Lui, nel Western Equatoria. Dal 2014 avvia un intervento nella contea di Rumbek Nord, dove lavora insieme all’Ufficio sanitario per attivare le strutture sanitarie esistenti e per promuovere l’erogazione di servizi sanitari di base anche a livello di comunità.

A inizio 2014 Medici con l’Africa Cuamm affronta una situazione di emergenza, causata dalla crisi di fine 2013; decide di rimanere a fianco della popolazione e fornisce agli sfollati provenienti dallo stato di Jonglei assistenza sanitaria e generi di prima necessità. A metà del 2014 il Cuamm avvia inoltre i lavori di ristrutturazione dell’ospedale di Cueibet. Nel 2015, il CUAMM espande il suo intervento in ambito di salute pubblica, a beneficio delle Contee di Rumbek Centre, Rumbek East, Mundri East, Wulu. Questa espansione continua nel 2016, con l’avvio del supporto al sistema sanitario delle contee di Yirol East e Awerial e all’Ospedale di Rumbek.

Oggi l’intervento interessa complessivamente 9 Contee, distribuite su 4 Stati e in particolare:

90 strutture sanitarie periferiche

4 ospedali (Yirol, Lui, Rumbek e Cueibet)

1 scuola per ostetriche locale (quella annessa all’ospedale di Lui)

Per un totale di quasi 1.000 persone di staff sanitario locale, supportati tecnicamente da oltre 50 operatori internazionali (europei e africani).

Complessivamente nel 2016, l’intervento di Medici con l’Africa Cuamm in Sud Sudan ha interessato una popolazione complessiva di circa 900.000 persone e ha permesso di realizzare:

 10.012 parti normali assistiti;

530.312 visite ambulatoriali (199.019 ai minori di 5 anni)

24.210 prime visite prenatali

8.296 ricoveri pediatrici in ospedale

MEDICI CON L’AFRICA CUAMM

 Nata nel 1950, Medici con l’Africa Cuamm è la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Realizza progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo, intervenendo con questo approccio, anche in situazioni di emergenza, per garantire servizi di qualità accessibili a tutti. In 65 anni di storia sono state 1.615 le persone inviate, 221 gli ospedali serviti, 41 i paesi d’intervento e 165 i programmi principali realizzati.

Oggi Medici con l’Africa Cuamm è impegnato in 7 paesi dell’Africa sub-Sahariana (Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania, Uganda) con 827 operatori (213 europei e 614 africani), 72 progetti di cooperazione principali e un centinaio di micro-realizzazioni di supporto; appoggia 14 ospedali, 35 distretti (per attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all’Aids, tubercolosi e malaria, formazione), 3 scuole infermieri e 2 università (in Etiopia e Mozambico).

 

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