L’assassino venuto dal freddo

//   25 luglio 2011   // 0 Commenti

attentato oslo

attentatore osloL’atrocità dei fatti in Norvegia del pazzo killer che ha ucciso decine di innocenti ci riporta immediatamente al terrore del terrorismo, quello di un uomo solo o di organizzazioni paramilitari, il risultato è lo stesso decine centinaia a volte migliaia di morti. Nella nazione perfetta del Welfare per tutti, quel paese dove pagare le tasse è staccare un ticket per le giostre tanto i servizi sono perfetti, anche nella ” perfetta ” società alligna il male della xenofobia, di qualsiasi colore è la rinuncia alla democrazia alla libertà di essere e di esprimersi, quei diritti che la carta della nazioni unite del ’48 sanciva quali colonne dei diritti dell’ uomo. I Governi europei come quelli di altri paesi esposti ai terrorismi che come vediamo non sono solo di matrice islamica, come inizialmente si è subito creduto per cercare almeno di dare una spiegazione al dramma per non essere preda ancor più della paura dell’ignoto, quella di non sapere a chi dare la colpa, una responsabilità che in questo caso sembra addossarsi tutta il pazzo della strage dell’ isola di Utoya Anders Behring Breivik 32 anni l’icona antropologica del perfetto norvegese, uno di loro e non un arabo con barba e carnagione scura, il pericolo si annida sempre dove si alimentano gli integralismi che se anche partono da manifestazioni di libertà di pensiero e di fede religiosa, principi di pensiero libero che se estremizzate e rese mito dell’integralismo portano alla repressione del pensiero altrui, “chi non la pensa come me e non si piega al volere deve essere soppresso” dichiarava sui social network il biondo sterminatore, come fanno i fondamentalisti musulmani come fa uno come il killer norvegese. I partiti che in tutta Europa stanno avanzando con idee che certamente alimentano la “ repulsione ” verso chi viene dall’estero in un delirio dove si demonizza la multirazzialità, certamente pensieri che per i veri liberaldemocratici sono pensieri orrendi ma che stanno attecchendo anche in civiltà dove da sempre la democrazia è un valore condiviso. Come tutto ciò che esprime un disagio nelle popolazioni si deve affrontare e risolvere, senza attendere che la mala pianta del razzismo e dei totalitarismi possa radicarsi in profondità, questo è compito dei governi democratici, nella legalità dei diritti ma che tenga conto di un mondo che sta cambiando e cambiano i pericoli che non hanno più confini, pensieri distorti che fanno breccia nei disagiati, che sono tanti, si incontrano spesso nelle chat e che proprio con la rete di internet possono essere condivisi da ogni angolo della terra, che come scriveva su facebook l’assassino di Oslo ” nella battaglia per la vittoria uno che crede in qualcosa vale come 100mila che pensano solo al proprio interesse“, allora dobbiamo pensare che i ” soldati ” per le follie contaminanti possono essere arruolati su internet? Anche, come ogni strumento di bene può essere anche a fianco del malvagio e divenire strumento per il male. Si deve poter a monitorare chi va oltre nelle dichiarazioni che diventano slogan urlati e poi assimilati come ” nettare della verità “, obbligare anche i partiti più oltranzisti, più a destra, a monitorare fra i propri iscritti gli estremismi più manifesti prendendo le distanze non solo per fatti gravi come questo ma anche come opera di prevenzione di tanti atti di violenza a volte troppo sminuiti, anche in questo caso internet con i suoi giochi militari è un alimentatore di sovrapposizioni fra realtà e gioco dove il giocatore quasi dimentica di essere nella realtà e considera le persone birilli o sagome di un percorso di guerra, ma nella realtà ci sono i cadaveri, oltre 100 in questo caso, un uomo solo, che giocava su internet proprio con giochi di guerra…quelli che usano la maggior parte dei bambini/ragazzi in rete, chi usa internet per divulgare e alimentare le associazioni estremiste non possono essere lasciati liberi di divulgare messaggi di morte sull’altare dell’intoccabilità della verità e della libertà della globalità della rete , quando la democrazia e libertà varcano le ultime regole si viaggia nell’anarchia da sempre humus perfetto per le dittature, rendere pavido e timoroso il cittadino perchè così si faccia ” guidare e dominare “, proprio come vuole il biondo assassino venuto dal freddo. Si deve agire anche su un controllo dei flussi migratori, che tenga conto di cultura e religioni dei paesi ospitanti, si deve alimentare nelle scuole la conoscenza dei principi dell’accoglienza come si devono fare accordi con i paesi in via di sviluppo per frenare l’onda indiscriminata dei fuggitivi da guerre e fame. Togliere anche agli insicuri, probabili violenti, la paura che qualcuno possa colonizzarci, la difesa dei diritti va cercata nelle istituzioni che devono però non essere ne sorde ne orbe, nelle democrazie di paesi che nel loro fallimento delle politiche confuse dei flussi aperti e dei flussi chiusi senza via di mezzo, diventando così preda di rimorsi che impediscono di prender decisioni razionali, nel caos facilmente si insinua il pensiero e la propaganda del terrore, per alimentare la paura dettata dalla non conoscenza, dal pericolo che qualcuno possa portarti via qualcosa. La politica dell’ UE si occupa molto di economia, spesso tardivamente e male, poco si occupa delle migrazioni se non in emergenza, poco si occupa delle culture di accoglienza che non possono che essere attuate, o si pensa di fermare le migrazioni? Come fermare il vento con le mani. Si devono sancire i diritti religiosi e definire la matrice cattolica dell’ Europa, nei fatti, dando una certezza di identità a chi se ne sente sottratto, la religione musulmana come quella ortodossa o le tante altre devono essere riconosciute ma prima di tutto un italiano, come un norvegese, hanno il diritto di sentirsi se lo sono cristiani cattolici e osservanti e per questo riconosciuti nei loro diritti, che nessuno potrà cancellare, si dimenticano facilmente le guerre nella ex Jugoslavia dove carnefici perpretavano le loro stragi sotto ” la copertura ” di un credo religioso, gli uni a sterminare gli altri, avveniva nenache vent’anni fa , atrocità che avevano anche una matrice di xenofoba antireligiosità. Il dovere dei governi è non farsi prendere dalla paura che tutti hanno letto nello sguardo del premier norvegese il laburista Jens Stoltenberg
che aveva anche lui i figli al raduno sull’isola maledetta fortunatamente salvi, l’isola della mattanza di giovani che erano allegri e spensierati e parlavano del loro futuro, dei loro sogni che la mitraglietta ha falciato. Dopo il dramma dopo il terrore, dopo le indagini, dare avvio ad un tavolo congiunto nel quale tutte le forze di polizia e delle intelligence di Europa e il resto dei paesi che credono nei valori della carta dell’ Onu, costituiscano una task force per cercare di prevenire, combattere e un giorno sconfiggere il credo dei terroristi, ma anche lo sforzo per salvare una sola vita dovrà essere fatto in più rispetto a ciò che già viene attuato ogni giorno per l’opera di contrasto e prevenzione da parte di ogni paese, altri pazzi verranno, come ogni giorno in Iraq, in Pakistan o in altri paesi nei quali gli attentati sono all’ordine del giorno e infatti non fanno più notizia, come non fanno più notizia gli attentatori suicidi, qualche migliaio di dollari e si trova l’adolescente che in nome di un paradiso promesso si fa esplodere uccidendo donne e bambine ai mercati, nelle strade di città dove le sirene di autoambulanze e esplosioni fanno parte della vita quotidiana , centinaia di migliaia di morti, che nessuno menziona o ricorda, danni collaterali alla ricerca della pace e della democrazia. Il faro puntato sulla fredda e splendida Norvegia, il paese dove il Nobel per la pace lo consegnano, dove oggi si piangono tante giovani vite, dovrà far rilflettere ancor più di quanto fatto sino a ora dalle democrazie che nella giusta causa dell’esportazione del modello di rispetto e dei valori della persona corrono al capezzale di paesi come Iraq e Afganistan non perdano di vista la propria realtà, finendo per spegnere l’incendio della casa del vicino senza accorgersi che anche la propria sta andando a fuoco.


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