Uno scandalo bello e buono

//   5 marzo 2012   // 0 Commenti

stipendi ministri

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

L’operazione trasparenza del governo Monti sui redditi dei Ministri si è trasformata in un macabro rituale. Mettere al corrente l’opinione pubblica degli enormi guadagni dei membri dell’esecutivo, come se la cosa potesse apparire  addirittura positiva, la ritengo di pessimo gusto.

Il risultato, apparso drammaticamente evidente, invece è che questi signori sono dei ricchi entrati a Palazzo Chigi e nelle sale del potere istituzionale dalla porta principale, “senza passare dal via”, cioè dalle consolidate anticamere, tramite  amicizie, raccomandazioni varie, insomma.

Le cifre, pubblicate sul sito governativo, peraltro, andato in tilt per eccesso di contatti, sono risultate sproporzionate nell’attuale contingenza economica-sociale. Si parla di centinaia di migliaia di euro l’anno, alcune di queste sforano per giunta il milione. Senza invidia, naturalmente, ma non si può prescindere dalla  meraviglia,  che è d’obbligo.

La più ricca della compagine governativa, in assoluto, risulta essere Paola Severino, la titolare del Ministero della Giustizia, con 7 milioni di euro dichiarati nel 2010. E’ seguita da Corrado Passera, Ministro per lo Sviluppo, con soli – si fa per dire – 3,5 milioni ed a seguire gli altri. Chiude la classifica il più povero (sempre per dire), Andrea Riccardi, Ministro della Cooperazione, che dichiara un reddito annuale di “appena” 120 mila euro. Non è dato sapere quanto hanno dichiarato, Annamaria Cancellieri, Ministro dell’Interno, che peraltro possiede ben 24 immobili tra case e terreni e Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali, anch’esso titolare di numerose azioni dell’Unicredit e titoli Btp.

In mezzo, tutti gli altri, proprietari di beni mobili ed immobili da non credere. Una borghesia pura scelta per risollevare le sorti di questo paese con la pretesa di essere giusti ed equanimi. Le lacrime della Fornero in diretta (ricordate?) nell’annunciare i tagli ed i provvedimenti che da lì a poco sarebbero stati emanati, la dice lunga sul modo di interpretare il proprio ruolo e di essere convincente. Se la signora Ministro fosse stata tanto turbata al punto di abbandonarsi ad una crisi di nervi, perchè non  rassegnare le dimissioni, magari spiegandone i motivi? Il suo disagio sarebbe stato compreso ed intuito in maniera positiva ed invece…, sappiamo come è andata a finire!

Il nostro governo è formato da una squadra alla quale è stato assegnato un compitino obbligato, azzerare il disavanzo pubblico al più presto. Lo sta realizzando seguendo la strada più facile, ma quella socialmente più scorretta, quando ha deciso di riversare le incombenze aumentando le tasse di coloro che percepiscono redditi medio bassi.

Non poteva essere diversamente, d’altronde. Le lobby, quelle alle quali appartengono gli stessi Ministri, non avrebbero mai permesso indirizzi e provvedimenti diversi da quelli varati.

Le cattive notizie non giungono da sole. Abbiamo saputo dei guadagni stratosferici percepiti da alcuni dirigenti statali e da pseudo professionisti. C’è da rimanerne allibiti. Il Capo della Polizia, per esempio, supera nettamente i 600 milioni di euro l’anno, un’esagerazione!

Conoscere, quindi, i guadagni della Fornero, piuttosto che da Di Paola e della Cancellieri, come di altri, in momento storico nel quale si chiedono enormi sacrifici agli italiani, ebbene tutto ciò assume un effetto deflagrante nella mente e nei cuori di chi deve sbarcare il lunario sapendo di dover attendere un intero mese prima di raggiungere l’agognata e misera paga.

Al contribuente tartassato, sapere che i responsabili morali e materiali del proprio impoverimento economico siano proprio quei ricchi, non fa piacere e non consente alcun riavvicinamento fiduciario alle istituzioni

Ironia della sorte, è notizia di questi giorni che gli stipendi degli italiani sono tra i più bassi d’Europa. La metà di quelli della Germania e più bassi di quelli Greci.

Un boomerang, quindi, che non depone favorevolmente nell’attuazione del programma che Monti sta sostenendo durante il suo mandato da lui stesso definito a termine. Già, perché ritornerà a rivestire il ruolo di Presidente della Bocconi, l’università dei ricchi, appunto.

Poveraccio!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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