Stato di agitazione nella marineria tarantina

//   18 gennaio 2012   // 0 Commenti

dossier pesca 300x225Lo stato di crisi che la marineria locale tarantina manifesta merita particolare considerazione per i contenuti delle problematiche che gli operatori hanno evidenziato in più occasioni, fino ad oggi sempre con molta chiarezza ma anche con grande compostezza e senso di responsabilità.

La tensione scaturisce da un malessere economico, sociale e di scarsità delle risorse accumulatosi soprattutto negli ultimi cinque, sei, anni, spesso sottovalutato dalle amministrazioni, che deriva da diverse questioni scottanti:

  • la prima, comune a molti settori di molte economie Europee, legata a quelle che qualificati economisti internazionali definiscono come le distorsioni della nuova economia globale connesse alle speculazioni di alcune multinazionali ed al problema della competitività delle imprese. Le vicende finanziarie degli ultimi mesi hanno accelerato in modo esponenziale la crisi del sistema pesca, compresso, di fatto, in una morsa sempre più serrata fra l’aumento dei costi di produzione (Gasolio, manodopera, reti, acciaio, etc..) e la stagnazione dei prezzi di vendita dei prodotti ittici nazionali in seguito all’aumento delle importazioni di pesci, molluschi e crostacei provenienti da paesi extracomunitari a prezzi monopolistici.

  • Una seconda questione, connaturata invece al sistema stesso, è correlata alla sorda attuazione della Politica comune della pesca in area UE recante normative che, non tenendo conto della specificità della pesca mediterranea, rischiano di comprometterne l’esistenza.

  1. Il Reg. Cee 1224\2009 ed il relativo Reg. di esecuzione 404\2011, recanti norme sulla tracciabilità, sulla regolamentazione delle taglie minime dei prodotti ittici, sulla riforma del sistema sanzionatorio accomuna evidentemente le risorse mediterranee a quelle atlantiche ignorando relazioni e ricerche scientifiche di enti pubblici che pure sottolineano la peculiarità biologica (Taglia e quantità Ridotte) delle specie presenti nei nostri mari rispetto a quelle oceaniche inasprendo inoltre in maniera irragionevole reati e illeciti amministrativi legati all’esercizio della pesca professionale (Licenza a punti)

  2. La progressiva scadenza dei benefici connessi all’estensione della legge 30\98, significherà il raddoppio dei costi previdenziali ed assistenziali per ogni pescatore esercente la pesca costiera mentre la immediata sospensione dei benefici collegati alla non imponibilità sull’acquisto delle provviste di bordo, rende di fatto impraticabile l’esercizio dell’attività soprattutto in riferimento all’applicazione dell’IVA al 21% sul gasolio.

  3. La gestione poco oculata del decreto concernente il fermo temporaneo di pesca non riesce ad arginare il progressivo impoverimento delle risorse nei nostri mari, condizionato com’è, nei tempi e nelle metodologie, da esigenze politiche e sociali e mai da ragioni biologiche. Inoltre negli ultimi tre anni la corresponsione dei benefici connessi al fermo dell’attività è stata differita di circa dodici mesi provocando agli equipaggi ulteriori problemi economici.

  4. Infine l’adozione del piano mediterraneo, accomunando ancora una volta la pesca mediterranea a quella atlantica, vieta sic et sempliciter attività di pesca storiche nei compartimenti mediterranei senza validi riscontri scientifici, e statuisce norme tecniche di modifica dei nostri tradizionali attrezzi da pesca. E’ opinione comune fra gli operatori che tali varianti tecniche rendono inadeguati gli stessi attrezzi per la cattura di molte specie!

  • Un’ulteriore problematica è invece intimamente connessa alla compromessa situazione ambientale del nostro compartimento. E’ tristemente noto ormai a livello internazionale, lo stato di diffuso inquinamento in cui versa l’ambiente della nostra città. In particolar modo le acque costiere sottoposte a continui ed incontrollati sversamenti industriali e civili, ed allo sfruttamento di un serrato traffico commerciale e militare, rivelano un depauperamento preoccupante dell’ecosistema marino con ricadute nefaste sul settore Ittico. La problematica delle cozze Tarantine alla diossina che sta portando allo smantellamento dello storico sito di allevamento nel mar Piccolo di Taranto è solo la punta dell’iceberg di tale problematica che vede inoltre l’azzeramento produttivo di altri specchi acquei siti nella rada di Mar Grande e nella zona che va da Punta Rondinella a Castellaneta Marina. In questo contesto l’attuazione della politica comune della pesca Europea calata dall’esterno a tutela della tanto decantata sostenibilità ambientale, non fa altro che aggravare la situazione economica e sociale del settore. Altri e ben più agguerriti gruppi economici dovrebbero pagare per la tutela ambientale del nostro territorio ! Pare invece che il peso del depauperamento ambientale del compartimento debba ricadere sui pescatori e mitilicoltori Jonici che perciò ne subiscono ogni conseguenza.

Gli avvenimenti degli ultimi giorni non lasciano presagire nulla di positivo in relazione alle richieste espresse dalla categoria riguardo il futuro del sistema pesca.

In particolare sia in ambito nazionale, relativamente agli interventi da inserire in finanziaria, sia in sede comunitaria, si continua a sottovalutare il problema trascurando molte richieste e prospettando tempi per il varo dei pacchetti anti-crisi squisitamente burocratici che contraddicono le scadenze imposte dall’emergenza.

In questo contesto si colloca lo stato di crisi indetto dalle associazioni di rappresentanza e dalle cooperative nel tentativo di organizzare e strutturare una strategia comune per il settore per venir fuori da questa empasse e per trovare soluzioni alternative al progressivo abbandono dell’attività.

Senza una sana politica comune della pesca di riferimento che si faccia carico di discutere, valutare ed arginare, anche a livello periferico, quei fenomeni speculativi e di concorrenza sleale che nulla hanno a che vedere con la sostenibilità e con il sano mercato globale, del quale anche i pescatori vogliono essere istanza produttiva, probabilmente il tracollo e la scomparsa del sistema pesca mediterraneo sarà il primo sintomo di una stagione preoccupante.

AGCI PESCA Emilio Palumbo

LEGA PESCA Cosimo Bisignano

CONFCOMMERCIO Taranto Leonardo Giangrande


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