Stato ambasciatore commerciale delle PMI all’estero

//   21 dicembre 2011   // 0 Commenti

commercio estero 300x199Poco prima la caduta del Governo Berlusconi in accordo col Prof Franco Banchi Consigliere Istituzionale del Sen Giovanardi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nella contestualita’ di un incontro col Ministro Romano e i Popolarliberali mi era stata concessa la possibilita’ di un mio intervento non superiore a 5 minuti per esporre un’idea che era stata ritenuta interessante, a riguardo dello Sviluppo Economico della nostra Italia.
Dopo una serie di consultazioni con la mia piccola squadra composta dal caro dott. Antonio Degl’Innocenti della nota Farmacia di S. Maria Novella, di una mia amica accompagnatrice del Sen. Kennedy, e da altri cari amici, riuscii a terminare la relazione che difatto era un frutto di un comune lavoro intellettivo, per quanto nella parte essenziale ne fui il produttore. Ho sempre amato il lavoro di squadra perche’ ritengo che ciascuno di noi sia un abisso di idee col quale confrontarsi e arricchirsi, nelle certezza di essere sempre un apprendista nel grande laboratorio della Vita. Cadde il Governo o meglio lascio’ spazio a quello Tecnico del Sen Monti, che comincia ad apparirmi poco tecnico e molto politico con le idee dell’amnistia e del voto agli stranieri, e quindi dovetti riporre nel cassetto la relazione, quando grazie al Pres. Frosio del PdA, stimato dalla Pivetti ex Pres della Camera, conobbi l’editore Tassinari e con Lui l’opportunita’ di esporre ugualmente la relazione ad un più’ ampia platea che virtualmente tramite internet difatto e’ il mondo intero.

Dopo avere conosciuto il nostro Console Generale in SudAfrica dott De Agostini e quindi essermi reso conto da brevi significativi colloqui dell’importanza per le nostre aziende dei mercati esteri, e avere osservato altre cose connesse a detto principio tramite il nostro Ambasciatore in Iran, forte di esperienze personali maturate con un Ambasciatore dell’Honduras, mi resi conto che se la nostra struttura diplomatica all’estero fosse referente commerciale delle nostre piccole, medie aziende in termini non di rappresentanza d’immagine, ma come struttura commerciale atta a creare i buoni contatti diretti tra il nostro imprenditore italiano e l’imprenditore straniero o la societa’ straniera, sarebbe per le nostre aziende veramente utile!
Il problema centrale del piccolo-medio imprenditore e’ l’impossibilita’ di fare ricerche di mercato e di viaggiare a vuoto all’estero, e quindi potere avere l’aggancio giusto, l’interlocutore corretto sotto il profilo decisionale per la conclusione veloce dell’affare, permetterebbe a tanti di ottenere grandi opportunita’. Pensiamo ad una sartoria artigianale con 10 sarte che entra in una catena di supermercati in Australia grazie al contatto col direttore generale che il nostro Ambasciatore ha con fine lavoro di cesello relazionale messo nella disponibilita’ di un buon contratto, o pensiamo al commerciante-produttore di borse italiane che grazie al nostro Console in Kenya entra in rapporti diretti col proprietario di 10 negozi a Nairobi, oppure pensiamo al commerciante italiano di peperoncini piccanti che in Italia ha un laboratorio di distribuzione con 3 dipendenti che vantaggio avrebbe a incontrarsi con chi all’estero gli fa spendere la meta’ e quindi in breve assumere un quarto operaio e questo solo grazie al Console nostro radicato sul territorio straniero. Gli esempi sarebbero infiniti, e quindi passo al concreto. Se ciascuna azienda piccola media potesse fare affidamento sul Socio-Stato, sul buon socio che sa’ creare opportunita’ e ricchezza, il piccolo medio imprenditore ad affare concluso sul volume del denaro incassato potrebbe dare il 3% all’Agenzia delle Entrate ovvero circa 30mila € su un volume di 1milione €. Da conteggi fatti lo Stato-Socio potrebbe introitare non meno di 100 miliardi d’euro l’anno, concedendo alle Ambasciate produttive una percentuale da suddividere in premio di produzione dall’Ambasciatore al Commesso dell’Ambasciata. Per ragioni di brevita’ d’articolo non mi addentro ulteriormente, ma il concetto al paziente lettore credo sia chiaro, ovvero la possibilita’ da parte dello Stato d’incassare non meno di 100 miliardi l’anno solo facendo il buon socio nell’uso commerciale delle nostre strutture diplomatiche a favore del 95% delle aziende italiane. Faccio un azzardo! E perche’ non fare pagare anche le grandi aziende che usano le nostre strutture per ottenere 1 lasciando allo Stato costi per 2? Non mi dilungo oltre sperando che appaia ovvio quello che purtroppo oggi non e’! E se questa fosse la chiave dello Sviluppo Europeo?


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