Sprint dell’export oltre i livelli pre-crisi

//   14 dicembre 2011   // 0 Commenti

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Considerando che la produzione industriale italiana resta ancora distante 19 punti dal periodo pre-crisi, l’export e’ andato oltre: nei primi nove mesi 2011 è cresciuto de113,5% a quota 280 no record. Nel complesso, scorrendo i dati Federmacchine, è proprio la Germania il primo mercato con 415 milioni assorbiti nel primo trimestre 2on e un tasso di crescita de141,5%, ben oltre la performance cinese.

Il tallone d’Achille delle “macchine” italiane è la diversificazione geografica, con un peso dell’Unione europea pari al 43% del totale export, quasi 15 punti in meno rispetto alla media delle vendite italiane oltreconfine. In generale resta invece limitato nel nostro carnet di ordini il peso dei Brics, anche se c’è chi ha fatto peggio di noi: la Fondazione Edison, con Marco Fortis, stima infatti che in questi ultimi dieci anni le vendite italiane verso i Paesi emergenti siano passate da 15,4 a45 mld di euro, superando la performance francese.

Di certo migliore, tuttavia, il risultato tedesco, con vendite salite da 38 a146 miliardi. Osservando le performance nostrane, negli ultimi mesi a rompere la “monotonia” degli alti tassi di crescita dei Bric’s è la Svizzera. La rivalutazione del
franco rispetto all’euro, che in agosto aveva portato la valuta elvetica verso la parità, ha spinto Berna ad accelerare gli acquisti dal nostro paese, in parte per riesportarli altrove. In nove mesi ha comprato beni per 14,8 miliardi (+30,2%), il doppio rispetto alla Cina.

Altra performance notevolmente brillante quella della Turchia,  crescita del 23,8%, anche in questo caso con le attività manifatturiere e la meccanica a conquistare spazi crescenti. Di questo passo entro fine anno la Turcltià supererà per volumi assorbiti la Cina, “ferma” ad una crescita del 18,5% nel 2011. Dando uno sguardo al trend generale, anche le nostre esportazioni “pagano” la crisi internazionale dei debiti sovrani, con una decisa frenata degli ordini dopo la pausa estiva. Sul futuro pesano in particolare due incognite: da un lato, la crescita ridotta in Europa; dall’altro, i timori di un rallentamento a Pechino, dove gli ultimi dati sulla produzione industriale sono i peggiori da oltre un anno.

La terza nota dolente? Il Nordafrica che  nel 2011 guerre e rivolte hanno fatto crollare l’export del 16,2 per cento. Giusto guardare ai Brics, ma la sponda Sud del Mediterraneo vale al momento per il nostro export più di Cina e India messe insieme.


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