Giornalisti Pubblicisti, specie in via d’estinzione sotto silenzio?

//   27 dicembre 2011   // 9 Commenti

abolizione albo pubblicisti

ODG e FNSI non hanno proferito parola e probabilmente una buona fetta di praticanti e aspiranti giornalisti ancora non lo sa: dall’agosto 2012, l’albo dei giornalisti pubblicisti verrà soppresso. Così ha decretato la cosiddetta manovra Salva Italia del governo Monti al capitolo “riforma degli ordini professionali“. L’ODG continuerà ad esistere, ma al suo interno verrà abolita la distinzione tra pubblicisti e professionisti a scapito dei primi: chi non avrà conseguito il praticantato e sostenuto l’esame per passare dall’albo dei pubblicisti a quello dei professionisti entro agosto non potrà più svolgere il suo lavoro, pena una denuncia per esercizio abusivo della professione.
La norma ha gettato nella confusione e nel panico l’esercito degli 80mila pubblicisti che, come arcinoto, costituiscono il grosso delle file degli iscritti all’Ordine. Anni di lavoro e sacrifici (due anni e più di collaborazione mal retribuiti o addirittura a titolo gratuito) gettati al vento?  Cosa succederà ora? Cosa intende fare l’Ordine per sanare la posizione dei colleghi pubblicisti che vivono esclusivamente facendo i giornalisti? Chi dovrà verificare la posizione di migliaia di colleghi, che pur facendo questo lavoro da anni, non si sono visti riconoscere il praticantato dai propri editori? E soprattutto, dopo il 13 agosto, in che modo si accederà alla professione? Quali criteri verranno presi in considerazione? Molteplici domande che giriamo al presidente dell’Ordine Enzo Iacopino e quello della Federazione Roberto Natale, che sinora non hanno commentato una questione così spinosa e delicata.

Visto che dagli organi preposti non è giunto alcun chiarimento, sulla scia di quanto scritto dal collega Antonello Antonelli nel suo blog personale, proviamo ad ipotizzare tre scenari possibili:

  1. Elenco ad esaurimento
    Fino al 13 agosto prossimo, data ultima per l’autoriforma degli ordini secondo i principi della legislazione europea (che prevede inderogabilmente un esame di Stato per l’ingresso in un ordine, questo il punto che cancellerebbe i pubblicisti), gli Ordini regionali continueranno regolarmente a iscrivere pubblicisti. Dal 14 agosto, si bloccano tutte le iscrizioni e l’elenco rimane chiuso fino al suo naturale esaurimento.
  2. Transizione
    In questo caso, verrebbero emanate nuove norme “transitorie” per l’accesso all’esame professionale: chi svolge la sola professione giornalistica e vuole continuare a svolgerla in via esclusiva, viene ammesso all’esame di Stato e diventa professionista. Gli altri pubblicisti vengono cancellati dall’albo.
  3. Riconferma
    L’attuale status quo viene riconfermato. L’Ordine rimane diviso nei due elenchi, professionisti e pubblicisti, per essere iscritti nei quali occorrerà comunque un esame di Stato: quello classico per i primi e uno nuovo per i secondi.

A latere vanno fatte alcune considerazioni. E’ innegabile che da tempo una riforma dell’Ordine fosse necessaria: l’albo dei pubblicisti è diventato negli anni una sorta di calderone in cui sono finite figure di ogni genere e non certo professionisti dell’informazione. Il citizen journalism, principio sul quale anche il nostro quotidiano si fonda, è ormai parte imprescindibile dell’informazione contemporanea ed è destinata a diventare sempre più importante, ma una professionalizzazione del mestiere rimane comunque necessaria. L’albo ha rappresentato poi per molti colleghi l’unica possibilità di esercitare la professione giornalistica: quale redazione oggi, con la crescente crisi del settore, è in grado di assumere, permettendo così al giornalista in questione di accedere all’esame di stato (per il quale è richiesto il praticantato retribuito per 18 mesi) per diventare professionista?
E’ chiaro che l’informazione, le redazioni, non potranno far a meno dei pubblicisti per proseguire il proprio lavoro. Ma, come ricorda il collega Stefano Tesi, la “liberalizzazione” non farà altro che ingrossare le file dei cosiddetti “collaboratori”, privi di titolo professionale, sottopagati, con tutte le immaginabili conseguenze economiche e occupazionali del caso. Un altro “disincentivo” ad intraprendere la carriera giornalistica: chi, prosegue Tesi, potrà aspirare a diventare “giornalista” iscritto all’albo, visto che per questo la legge prevede il praticantato e/o l’assunzione e/o un reddito da attività professionale almeno uguale a quello di un redattore ordinario? C’è poi la questione previdenziale: che fine faranno i contributi versati alle casse Inpgi e Inpgi2? Speriamo che qualcuno, lassù, si degni di darci una risposta.


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9 COMMENTS

  1. By Patrizia, 27 maggio 2017

    salve
    che fine fanno le testate giornalistiche con direttore un giornalista pubblicista?

    Rispondi
  2. By Monica, 27 maggio 2017

    sono pubblicista e dirigo una testata, che fine faccio?

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  3. By Michael Vittori, 27 maggio 2017

    Cari Colleghi
    Ho contattato personalmente l’ODG di mio riferimento (Emilia Romagna) e anche loro brancolano nel buio.
    La sensazione generale, ribaditami sia dalla segreteria che nel sito http://www.odg.bo.it/articoli/art371a.htm è che, come scritto nell’articolo, “gli attuali iscritti potrebbero – ma è solo un’ipotesi – confluire in un elenco ad esaurimento sul presupposto che il titolo, benché non sia abilitante all’esercizio della professione di giornalista, non si può togliere a chi lo ha già conseguito”.
    In effetti togliere un diritto conseguito ad un’intera categoria professionale non pare in alcun modo legittimo, e sicuramente redazioni e giornali non potranno far a meno degli 80mila pubblicisti attuali.
    Mentre per chi si iscrive entro agosto, qualora l’iscrizione risulterà nulla ai fini della nuova normativa, l’importo versato verrà rimborsato (così mi hanno assicurato).
    Vi terremo informati.
    MV

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  4. By Michele, 27 maggio 2017

    L’odg ha fino ad adesso consentito la registrazione di una testata al tribunale e al registro operatori della comunicazione a patto vi fosse un direttore responsabile che fosse per lo meno pubblicista. Del resto in italia esiste ancora il reato di stampa clandestina, e molte realtà online che pubblicano quotidianamente contenuti e che si occupano di cultura e informazione, spesso con una puntualità e una professionalità encomiabili, anche solo per paura di sconfinare in un territorio di illegalità, sono corse ai ripari mediante una procedura consentita dalla legge come quella descritta sopra. La soppressione dell’albo dei pubblicisti con un relativo blocco dell’operatività professionale per gli iscritti potrebbe avere una conseguenza tellurica su tutte le realtà registrate in rete, che di fatto, tornerebbero ad essere illegali. Questo in termini puramente teorici ovviamente, soprattutto se consideriamo la quantità di realtà online che spacciano una redazione senza essere regolarmente registrate al tribunale; come accade spesso in Italia verranno puniti tutti quelli che hanno voluto mettersi in regola, mentre realtà che pubblicano ogni giorno senza regolare registrazione, non essendo facilmente tracciabili, continueranno ad operare liberamente. Rimane un “buco nero” molto interessante per le testate registrate ad un pubblicista, buco nero” mdi cui forse neanche ODG è informato, ovvero la possibilità di ricorrere, come recita il modulo 9 del ROC, all’articolo 16 della legge 7 marzo 2001, quello che nel caso di coincidenza tra editore e proprietario della testata, permette di registrare la testata solamente al ROC evitando tranquillamente la registrazione in tribunale e consentendo, di fatto, a realtà che si occupano di informazione online, di continuare a farla legalmente. Ritengo si tratti del solito equilibrismo all’italiana; Monti a mio avviso dovrebbe cogliere questo momento come un momento eccezionale per liberare veramente la stampa da un giogo che sussiste solo nel nostro paese; senza necessariamente parlare di abolizione dell’ordine, una sua riforma potrebbe passare anche da una maggiore libertà nell’accesso all’esame di stato, che potrebbe essere garantito da un’esperienza di scrittura comprovata senza quell’assurdo limite imposto dalle condizioni fiscali: ovvero se hai scritto pagato puoi dimostrare di averlo fatto seriamente, se hai scritto non pagato, allora sei un dilettante. E’ assurdo ed è una classica scorciatoia per non prendersi la responsabilità di valutare seriamente e direttamente quello che scrivono gli aspiranti giornalisti. Se un esame di stato può garantire l’esercizio di una professione regolare, riforma per lo sviluppo a mio avviso significa permettere un accesso a quello stesso esame sulla base di un criterio più aperto all’esperienza concreta di chi scrive, pagato o non pagato; sarà poi una commissione a decidere se la tua esperienza singola possa diventare oppure no, un mestiere. Chiudo con un appendice; cosa ne sarà di tutte le testate tecniche (tipo per esempio win magazine, idea web e via dicendo) il cui direttore responsabile non sia neanche un pubblicista, ma afferente alle cosidette liste speciali? Quelle sopravviveranno? con quale criterio?

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  5. By al, 27 maggio 1263

    L’ipotesi 1 è fantastica e italianissima. La maglia della casta si restringe e i privilegiati lo saranno ancora di più. Che bello vivere in questo paese, non ti annoi mai

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  6. By francesco, 27 maggio 1266

    ciao sono francesco forleo svolgo l’attivita’ di telecineopertatore e sono iscritto all’ albo dei giornalisti pubblicisti dal 2004 il raggiungimento di tale traguardo per me fu non poco semplice viste le pressioni in senso contrario che esercitava il mio editore, tutt’ ora conbatto giorno dopo giorno affincchè mi sia riconosciuto il contratto aeranti e non quello frt al 4 livello, questa notizia a me fa due volte male primo perchè verrebbero vanificate le lotte contro l’editore che ho fatto in tutti questi anni, secondo perchè la mia attivita’ di giornalista verrebbe cancellata con un decreto fatto dal cretino di turno da un giorno all altro. Poi mi dovrebbero spiegare quale sarebbe l’esame che noi telecineoperatori dovremmo sostenere per essere riconosciuti professionisti, sarebbe come chiedere ad un pubblicista che scrive solamente di sostenere un esame che si basi solo sulla realizzazione di riprese per news documentari ecc. nessuno se l’è chiesto questo? Consentitemi di ricordare anche che di solito il lavoro “sporco” lo facciamo sempre noi telecineoperatori sostituendoci il piu’ delle volte al giornaslista stesso che preferisce tenere il sedele sulla sedia in redazione e noi fuori a fare riprese interviste e tutto allora chi è il vero giornalista! meditate gente meditate!

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  7. By Eugenia, 27 maggio 1492

    Domanda: sono pubblicista, devo o non devo pagare il bollettino 2012?

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  8. By Gaudino Gennaro, 27 maggio 1861

    Sono iscritto all’albo dei pubblicisti della Campania dal 1999. Devo pagare il bollino 2012?
    Mi spiegate per favore cosa devo fare?
    Grazie e cordiali saluti

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