Sollecitati dai Cocer di Marina Militare e Capitaneria di Porto di Taranto maggiori controlli in ordine al monitoraggio ambientale. Le perplessità di Confindustria

//   28 dicembre 2011   // 0 Commenti

porto taranto 300x192La notizia secondo la quale i Cocer – rappresentanze sindacali – di Marina Militare e Capitaneria di Porto avrebbero sollecitato gli Stati Maggiori in ordine ad uno più stretto controllo ambientale (monitoraggi, campionamenti, maggiore prevenzione) nei rispetti àmbiti di interesse (strutture militari e portuali) non può che far constatare quanto la sensibilità sulle tematiche in questione abbia investito anche settori finora distanti (non già per sensibilità quanto per ruolo istituzionale) dalle cosiddette questioni ambientali.

Un segnale certo importante sul piano etico e sociale che tuttavia suscita più di qualche perplessità in ordine alla tempistica ed ai contenuti.

Non si capisce infatti il perché tali sollecitazioni arrivino dopo anni di rivendicazioni in tal senso – avanzate da enti locali, associazioni ambientaliste, comuni cittadini – e dopo innumerevoli battaglie affrontate sugli appositi tavoli istituzionali (prefettura, Regione) aperti appositamente per affrontare una questione così largamente diffusa e dibattuta da aver meritato – si fa per dire –anche la ribalta nazionale.
Dopo anni interviene il Cocer. E’ lecito, forse, chiedersi il perché di questa singolare intempestività.
Ma il punto non è tanto il metodo – anche una coscienza ecologista può maturare in tempi diversi a seconda delle emergenze – quanto il merito delle conseguenti richieste avanzate agli alti ufficiali di Marina Militare e Guardia Costiera: si parla di monitoraggi di Asl e Arpa, ed è davvero singolare che i Cocer facciano riferimento ad organismi già ampiamente e ripetutamente investiti delle disposizioni di cui si parla, già abbondantemente interessati da una materia che è straordinariamente complessa e di certo non facile gestione, già costantemente gravati di responsabilità ed altrettanto spesso costretti a salire sul banco degli imputati per inadempienze vere o presunte.

Il rappresentante sindacale che solleva (si fa per dire) la questione, peraltro, sollecita non già i referenti locali bensì gli Stati Maggiori e i più alti ufficiali – un circuito fin troppo largo di consultazione – per far ribadire loro qualcosa che non costituisce novità in quanto è già in itinere e sotto gli occhi di tutti. Gli organismi indicati, infatti, costituiscono oggi il dorso ambientale delle grandi aziende, perché operano dall’interno delle realtà imprenditoriali attraverso appositi uffici deputati proprio al controllo strumentale degli inquinanti; e si tratta di referenti che hanno una faccia e un nome, oramai riconosciuti a tutti i livelli e investiti di non poche responsabilità; sempre pronti – perché perenemmente sotto i riflettori – ad analizzare, monitorare e rendere noto ogni passo che il mondo dell’industria effettua in direzione della produzione, purchè ecosostenibile.

Per concludere, ben vengano le battaglie ambientali, ma cercando di evitare allarmismi che servono solo ad invelenire un clima che invece sta sensibilmente e gradualmente cambiando.
E ben venga anche la coscienza civile, da non confondere però con gli inutili protagonismi di chi ha deciso di partecipare alla guerra quando le prime e più importanti battaglie si sono già ampiamente concluse.


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