Softgunner esperti e softgunner inesperti: due mondi a sé

//   28 febbraio 2018   // 0 Commenti

softair

Softair: c’è gara e gara

Con l’arrivo della primavera, aumenta il numero di eventi softair in tutta Italia.

Ogni piccola associazione locale non si fa mai mancare (nessun fine settimana) l’uscita tra amici; i più arditi organizzano addirittura qualche gara; ma le competizioni che più esercitano richiamo sugli appassionati delle ASG sono gestite da associazioni che possano dimostrare una certa esperienza sul campo; associazioni con alle spalle una struttura organizzativa di un certo livello; club che riuniscono gruppi che provengono da tutto il territorio nazionale.

Quando capita di imbattersi in uno di questi appassionati, fresco di una giornata in compagnia trascorsa con i “suoi simili”, sul volto presenta ancora i segni della stanchezza e quelli neri del trucco mimetico militare. Ma i suoi occhi non mentono: la giornata è stata ricca di emozioni, adrenalina e puro divertimento. Ascoltando i racconti di questi ragazzi, però, ci si rende conto di come ancora molte competizioni non siano apprezzate da tutti, perché non all’altezza della situazione.

Gare per tutti …

Può capitare, infatti, ai softgunner di percorrere qualche centinaio di km per gareggiare: armati di tutto punto – anfibi, mimetica, zaino, una o due pistole, un fucile a ripetizione e sacchetti con centinaia di pallini softair come munizione – arrivano al punto di ritrovo, ma, man mano che le ore trascorrono si rendono conto di come la gara sia stata organizzata con pressapochismo, con pochi obiettivi oppure con target estremamente facili.

Oppure il gioco è reso sin troppo banale a causa del livello delle squadre che partecipano: “novellini”, softgunner alle prime armi, che perdono controllo di sé in situazioni piuttosto banali e semplici da affrontare, come la messa in sicurezza di una postazione prima di accedervi.

Raccontano di come, nelle simulazioni di interventi su feriti, sia successo a qualcuno di farsi prendere dallo stress e dall’ansia e di non riuscire quindi a gestire la situazione; di come la squadra avversaria sia andata nel panico alla vista del sangue (finto, ovviamente), di come non abbia riconosciuto una “scomposta”; o peggio di essersi fatto sorprendere alle spalle dal nemico, perché, chi avrebbe dovuto stare di guardia fuori della tenda medica, in realtà era entrato per dare supporto al resto dell’equipe.

Insomma, situazioni che per dei softgunner esperti (quelli con una decina di competizioni alle spalle, di cui qualcuno anche di alto livello) non rappresentano assolutamente alcun inconveniente, per chi abbia invece partecipato a massimo due o tre gare, e magari di livello solo locale o provinciale, rischiano di mandare in crisi tutta la squadra, con conseguenze letali si tutti i componenti. Abbassandosi il livello della competizione, i “professionisti” delle ASG si annoiano e disertano gli appuntamenti che non siano d’élite!

… e gare per pochi!

Esistono comunque delle gare ufficiali, riconosciute dalle principali associazioni e dalla Federazione italiana che sono organizzate da gente esperta, da appassionati che praticano da 10 anni e più.

Si tratta di softgunner che anche se non vestono la mimetica tutte le domeniche, quando lo fanno, hanno lo sguardo da professionista, la concentrazione di chi la sa lunga, di chi sa già come affrontare le difficoltà, l’asprezza della competizione, di chi conosce le tattiche e le strategie della guerriglia per averla sperimentate decine di volte nelle simulazioni.

Si tratta di persone che sanno anche come affrontare il freddo della notte. Eh già, perché ci sono delle Mil-Sim che durano lo spazio di 4 ore. Ma vi sono gare della durata di 36 ore. E solo una manciata di queste ore è riservata al sonno, un breve sonno che dovrebbe essere riparatore, ma che, per chi non abbia l’abitudine a dormire sotto le stelle, dopo aver camminato per una ventina di km, portando sulle spalle attrezzatura per 15 o 20 o anche 30 kg tra zaino, artiglieria, munizioni, mine antiuomo e accessori vari, rischiano di diventare un incubo. E all’alba o anche prima, si riparte, con il fiato dell’avversario sul collo e nemmeno un caffè caldo a rincuorarti.

Le prossime competizioni

Molte di queste gare serie puntano alla selezione dei migliori, con numero di posti limitato o partecipazione solo su invito.

Prendete ad esempio la HSA Gost Inside, una Mil-Sim di 24 ore da poco tenutasi in provincia di Frosinone; o la terza edizione del Burn Vietnam, un torneo della durata di 7 ore che si svolgerà a Nettuno nel mese di marzo; o, ancora, la seconda fase della Operazione Balcanis, di nuovo a Frosinone, a fine aprile. Per non parlare della SPQR a Roma nel mese di maggio, solo 4 ore, ma intense, dato che tra le note è citata l’obbligatorietà del GPS.

E poi ci sono i campionati delle singole federazioni: organizzati per tappe, che si tengono una al mese o poco più, possono essere regionali (quello del Lazio, quello della Lombardia, …) oppure nazionali. In un caso e nell’altro le location sono sempre diverse, le sfide cambiano e le squadre accumulano punti e passano da una fase all’altra. Fino a fine stagione, quando saranno decretati i vincitori.


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