Settimana Mondiale per l’Abolizione della Carne contro i falsi miti e l’allevamento intensivo

//   23 gennaio 2012   // 0 Commenti

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Il gorilla, mammifero nella scala antropologica tra i più vicini all’uomo, è dotato di una forza fisica e massa muscolare incredibile. Qualcuno osa dire il contrario? Come tutti sanno, l’alimentazione del gorilla consiste in sole bacche selvatiche e frutti. Basterebbe solamente questo primo esempio per sfatare e smascherare uno dei più abusati e consunti luoghi comuni legati al consumo di carne: l’assoluta necessità di cibarsi di essa per aver un corretto apporto di ferro e proteine. Queste ed altre opportune riflessioni saranno al centro della SMACSettimana Mondiale per l’Abolizione della Carne organizzata dal movimento Meat Abolition in programma dal 23 gennaio al 30 gennaio 2012 anche nel nostro paese.
Obiettivo della manifestazione sarà educare ed informare il più possibile i consumatori di carne sulle conseguenze dell’assunzione della stessa, del procedimento di produzione, sui rischi ambientali e gli sprechi che ne conseguono fino alle alternative alimentari. Il movimento sprona ad abbandonare il consumo di carne, pesce e derivati, in favore di una dieta più sana e meno cruenta. La proposta è quella di attuare una sorta di boicottaggio che coinvolga un numero sempre più crescente di curiosi e sostenitori.

Le iniziative previste nel nostro paese saranno tantissime: il 4 febbraio in Corso Vittorio Emanuele a Milano si terrà una dimostrazione silenziosa, durante la quale alcuni attivisti insceneranno l’uccisione di alcuni animali, solitamente utilizzati come cibo o vestiario, il 28 e 29 gennaio sono previste manifestazioni a Roma, Arona, Como, Palermo, Alessandria, Torino, Mondragone, Grosseto, San Remo e Pordenone. A Torino, Pordenone e Grosseto verrà proiettato un video, in cui verranno fatte scorrere immagini legate agli allevamenti, alle batterie e allo sfruttamento eccessivo delle risorse. Mondragone sarà invece protagonista di un tavolo informativo di dialogo e dibattito, tra vegan e ambientalisti, dove verranno illustrate le dinamiche legate alla produzione e all’impatto sull’ambiente.

Conseguenze dell’allevamento intensivo e luoghi comuni sul consumo di carne

Tanta, troppa, ignoranza è infatti ancora legata oggi al consumo di carne. L’oncologo Umberto Veronesi pubblicò anni fa un libro sul tema in cui precisò che si rifiutava di cibarsi di carni macellate (“cadaveri”, come li chiamano i vegani), ancor prima che per un “sentimento etico” (che purtroppo non appartiene a tutti), per la convinzione scientifica che tale modo di nutrirsi è del tutto errato, e quindi non consono al mantenimento di un equilibrio salutare. Veronesi smontava alcuni luoghi comuni, molto in voga perfino nelle scuole di medicina fino a pochi decenni fa, come quello che il “ferro” utile per “l’ossigeno nel sangue non poteva non essere che quello legato alla carne animale”, e quindi non cibarsi di essa significava far ammalare l’uomo. Veronesi nel suo testo spiegò che l’uomo, antropologicamente parlando, non è un carnivoro, ma un erbivoro, e come tale dovrebbe nutrirsi. Infatti, proprio per un ordine ecologico, nelle “carni” vengono a depositarsi tutte le “scorie del mondo”, le tossine esistenti, facendo così della stessa un deposito tossico, esplosivo.

Se in natura questo accade normalmente, figuriamoci per gli animali sottoposti ad allevamento intensivo. Anche se molti di voi fanno finta di non sapere o vogliono autoconvincersi che non è così, gli allevamenti intensivi sono l’equivalente animale dei campi di concentramento. Non è questo il luogo e la sede per intavolare un dibattito etico sul valore della sofferenza animale rispetto a quella umana (sebbene sia scientificamente dimostrata, per chi non ne fosse convinto suggerisco di visionare alcuni video, disponibili anche su YouTube, sulla macellazione dei maiali, o sulle catene di montaggio in cui spesso, per errore o non, i bovini vengono scuoiati o macellati quando sono ancora vivi e coscienti), ma è indiscutibile che costringere migliaia di animali a vivere uno ammassato l’altro (in alcuni allevamenti lo spazio a disposizione di una gallina equivale ad un foglio A4) in condizioni igieniche disastrose, fattore che causa malformazioni, malattie e quant’altro, subendo bioritmi innaturali (interi giorni di buio o di luce per far deporre più uova) sia quanto meno inopportuno. Ma oltre ad essere deprecabile, a distruggere ogni biodiversità ed equilibrio nell’ecosistema naturale, questo sistema, ideato per portare la carne sulle nostre tavole ad un prezzo irrisorio soddisfandone un consumo continuo ed incontrollato, non è sostenibile. Gli animali, proprio perché lo stile di vita a cui sono costretti li porta ad morire ed ammalarsi facilmente, sono bombardati di medicine e antibiotici, oltre ad alimentarsi (contronatura) di mangimi animali. Le stesse bombe chimiche che vanno poi a finire nei nostri stomaci: non a caso allergie sconosciute e patologie letali come il cancro sono esponenzialmente aumentate negli ultimi decenni. A tal proposito, una recente ricerca del Karolinska Instituite di Stoccolma pubblicata sul Critiche Journal of Cancer ha dimostrato che la carne lavorata aumenta il rischio di cancro al pancreas del 19% con l’assunzione di appena 50 grammi di carne lavorata al giorno.
Vogliamo poi parlare di pandemie del nuovo millennio potenzialmente letali come l’aviaria o l’influenza suina, nient’altro che frutto di quanto descritto sopra? Senza dimenticare il capitolo inquinamento: gli stabilimenti in cui viene praticato l’allevamento intensivo sono ‘colpevoli’ del riscaldamento globale, dell’insozzamento’ di aria e corsi d’acqua. Per approfondire l’argomento, toccato qui soltanto in superficie, vi suggerisco una lettura illuminante, “Se Niente Importa” di Jonathan Safran Foer. Leggere per credere…

Insomma, anche se per molti di voi tutto questo discorso potrebbe perfino sembrare estraneo, se le atrocità e sofferenze subite dagli animali vi lasciano indifferenti, ci sono alcuni aspetti legati al consumo della carne che non possono essere ignorati per la salute dell’uomo e del pianeta. E la SMAC 2012, Settimana Mondiale per l’Abolizione della Carne, mira proprio ad informare chi ancora è disinformato o chi, colpevolmente, vuole restare cieco.
Non tutti dobbiamo diventare vegetariani e vegani, ma consumare consapevolmente è un obbligo morale, oltre che verso gli animali e la natura, anche per la nostra salute.


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