“Avanti, a Tutta!” Proseguono confische e sequestri ai danni della mafia

//   26 luglio 2011   // 0 Commenti

sequestri confische mafia

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

“AVANTI, A TUTTA!”

Sequestri e confische. Ed ancora sequestri e confische. Una sequenza impressionante di provvedimenti andati a buon fine che in questo periodo sembrano procedere alla perfezione. Non è stato sempre così. Sequestrare un bene mobile o immobile, seppure ad un soggetto in odore di mafia, come a qualsiasi cittadino, in teoria è piuttosto semplice. Confiscarlo, cioè distrarlo dal possesso o dalla proprietà del soggetto, è tutt’altra faccenda. Il più delle volte il bene sequestrato, rientra nella disponibilità del titolare che se ne dimostra la riconducibilità del bene stesso al soggetto proprietario, può andare bene. Il danno nasce quando il soggetto è un mafioso o un suo affiliato. In un passato abbastanza recente, è accaduto che beni sequestrati venissero solitamente restituiti. Per i frequenti respingimenti delle istanze di confisca, con l’ulteriore beffa per lo Stato nell’aver investito tempo e denaro.

Oggi si registra un’inversione di tendenza. Eureka!

Cosa è accaduto in questo lasso di tempo? Sono diventati più bravi gli investigatori a sostenere la prova della sperequazione e la incongruità dei beni posseduti dal soggetto mafioso con il suo tenore di vita? Oppure sono stati più maldestri i mafiosi a non saper celare i beni illecitamente detenuti?

Gli interrogativi non sembrano reggere il confronto.

Non mi pronuncio su ipotesi, né insinuo alcun che. Registro volentieri un vento nuovo, dovuto alla probabile consapevolezza di dover reagire contro un’eccessiva garanzia patrimoniale che vedeva trionfare il ricorrente, tutelato da agguerriti e spregiudicati avvocati della difesa. Fatto sta che si è verificato un ribaltamento delle posizioni. Oggi si respira aria fresca e rigenerata che ha aperto le porte ad una stagione favorevole nella quale si intravede uno Stato vigile e presente.

E’ la direzione che è stata imboccata dal Ministro dell’Interno Maroni un ispiratore eccezionale, uno “sponsor” di tutto rispetto. Infatti, va certamente ricondotta a lui la decisione di istituire l’Agenzia nazionale dei beni confiscati alla mafia e l’illuminante idea di posizionarla, come fatto simbolico, proprio a Reggio Calabria.

Maroni, nel corso del 20mo anniversario dell’assassinio del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta, ha presieduto la riunione del Comitato direttivo dell’Agenzia. Durante la riunione ha reso noto la circolare diramata da lui stesso a tutti i Prefetti, “affinchè in tempi brevi in ogni Prefettura sia costituito in nucleo di supporto per le attività dell’Agenzia stessa. Tutto ciò servirà per una migliore e più efficacia gestione dei beni sequestrati e confiscati alla malavita organizzata…accelerare i procedimenti di destinazione dei beni confiscati ai boss mafiosi e rimuovere gli ostacoli che, a livello locale, possono rendere i beni in questione poco appetibili”. Nel documento Maroni ricorda che l’Agenzia “ha fatto registrare un profondo cambiamento, non solo nelle competenze amministrative, ma anche nella stessa logica con la quale il Paese ha deciso, con il voto unanime del Parlamento, di confrontarsi con questa complessa materia, realizzando un sistema che rappresenta la nuova frontiera avanzata della lotta alle organizzazioni criminali attraverso l’aggressione a beni illecitamente accumulati…peraltro, le risorse…diventano essenziali per potenziare l’attività delle forze dell’ordine stesse e della magistratura e l’utilizzazione dei patrimoni medesimi per finalità istituzionali e sociali costituisce un elemento anche fortemente simbolico della presenza dello Stato al fianco dei cittadini, al fine di garantire condizioni di sicurezza e di legalità”.

Solo per dare un’idea, ricordo che la Direzione Investigativa Antimafia ha confiscato alle organizzazioni mafiose siciliane, calabresi, campane e pugliesi solo nel 1° semestre del 2010, beni che ammontano a 101.910.000 di Euro. Cifre astronomiche alle quali bisogna aggiungere quelle confiscate da altre organizzazioni di Polizia. Stiamo parlando di capitali illecitamente detenuti, distratti all’erario e che producono gravi conseguenze all’economia cosiddetta reale.

Evasori totali o parziali che non provengono unicamente dai soli ambienti mafiosi. Esiste un sottobosco di evasori comuni appartenenti a tutte le categorie sociali. Industriali, professionisti, commercianti, comuni cittadini, insomma i cosiddetti “furbetti del quartierino” che frodano il fisco, cercando di farla franca. Verso costoro non ci sono scusanti che tengano. Vanno scovati e puniti come meritano.

Non si può, comunque, sottacere l’indiscutibile ed eccessivo tasso di ritenute fiscale praticato dallo Stato. Il Parlamento è in grado di giocare una carta decisiva in tal senso, legiferando norme meno vessatorie e gravose per tutti i contribuenti, siano essi aziende, dipendenti autonomi o pubblici. Una scelta da non sottovalutare, semmai, utile all’emersione di quel sottobosco di illegalità diffusa che si è propagato a dismisura.

Mi verrebbe da proporre al Ministro dell’Economia Tremonti, di seguire l’esempio del suo collega Maroni, istituendo analoga Agenzia nazionale, in questo caso, dei beni non dichiarati. E come sede indicherei Milano, la città degli affari per eccellenza.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *