Senza soldi pubblici è l’ora del project financing

//   7 febbraio 2012   // 0 Commenti

project financing 300x200Diciamo la verità, da quando è stato introdotto in Italia il “project financing” non è mai stato utilizzato a pieno, né sono state sfruttate tutte le sue potenzialità.
Ora il Governo Monti tenta di nuovo di giocare questa carta per far ripartire le opere pubbliche. Finora in Italia in termini di bandi di gara questa tipologia di intervento finanziario ha coperto un valore di circa il 20% del mercato delle opere pubbliche, ma resta ancora molto indietro. Tra il 1990 e il 2009 in Europa sono stati realizzati in project financing 1340 progetti, per un valore complessivo di 253,7 miliardi di euro: il 53% è stato realizzato nel Regno Unito; il 12% in Spagna; il 5 e il 4% rispettivamente in Francia e in Germania; in Italia solo il 3 per cento.
Eppure l’alleanza tra pubblico e privato potrebbe essere, nei programmi di rilancio dell’economia del nostro Paese, uno strumento utile per la realizzazione di significative opere pubbliche: logistica, strade, infrastrutture, persino nuove carceri ecc. ecc.
Le tecniche di finanza di progetto – meglio conosciute come project financing – vennero introdotte negli anni 20 per finanziare lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Si sono poi sviluppate dagli anni 60 perché le banche finanziassero la produzione del greggio. Ma è negli anni 80 che si è assistito a un forte sviluppo di tali tecniche finanziarie, soprattutto in seguito alle iniziative del Governo inglese finalizzate al processo di privatizzazione dei servizi pubblici.
Tale diffusione è stata anche favorita da esigenze di controllo della finanza pubblica che si sono tradotte in una contrazione delle risorse destinate agli investimenti infrastrutturali e nella conseguente ricerca di modalità di finanziamento, che vedesse il coinvolgimento del settore privato.
Sul piano europeo si è riconosciuto che il ricorso al partenariato pubblico-privato poteva contribuire alla realizzazione delle reti transeuropee dei trasporti.
Una casistica ormai ricca e articolata evidenzia che effetti positivi, sul piano dell’efficienza economica, del ricorso alla finanza di progetto possono manifestarsi sia nella fase di realizzazione che in quella di gestione dell’opera.
Nella finanza di progetto, infatti, il rispetto dei tempi di realizzazione dell’opera risulta maggiormente garantito, perché durante la costruzione gli interessi finanziari ricadono sul concessionario il quale, d’altra parte, è sicuramente interessato ad avviare lo sfruttamento economico dell’opera.
Ma i benefici del ricorso alla finanza di progetto si manifestano anche nella fase di gestione dell’opera. In particolare le tecniche di finanza di progetto creano un legame sistematico tra la fase della realizzazione e quella della gestione delle opere, in quanto la remunerazione delle risorse finanziarie necessarie all’attuazione dell’iniziativa viene conseguita nella fase di gestione. Nella sostanza, dal successo gestionale dipende il successo dell’intera iniziativa.
Per questo la diffusione di queste tecniche di finanziamento può svolgere un ruolo fondamentale per superare la crisi di questo periodo.
Nel quadro delle iniziative per contrastare la crisi in atto, prima il Governo Berlusconi e poi quello Monti hanno approvato una serie di misure volte ad aumentare gli investimenti per le infrastrutture e nel settore dell’innovazione, nonché della ricerca e dello sviluppo, tramite l’attuazione di operazioni di partenariato pubblico-privato.
In particolare alcune novità sono arrivate dal decreto Monti (legge 214/2011) coll’articolo 42 commi 6-7 che facilita l’apporto di risorse delle assicurazioni, consentendo di farle rientrare fra le “riserve tecniche”; coll’articolo 41 comma 5-bis che obbliga i promotori privati a coinvolgere le banche fin dalla presentazione del progetto; e infine (art. 42 c. 2) che consente al privato di avere introiti immediati tramite la gestione di opere connesse.
Agli sconti fiscali introdotti da Tremonti nella legge di stabilità per nuove autostrade, ora con il decreto Monti la norma è stata estesa a tutte le opere stradali e ferroviarie.
Questo tipo d’intervento si presenta oggi ancora più necessario considerato il momento di grave crisi e soprattutto tenuto conto che – come conferma anche l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili – da settembre scorso, i rapporti con le banche sono diventati ancora più difficili, non solo con l’aumento dei tassi di interesse e la riduzione della durata dei finanziamenti, ma anche con la chiusura pressoché totale dei rubinetti del credito.
Bisognerebbe perciò ampliare ancora di più l’intervento di Cassa Depositi e prestiti e della Bei per alleggerire la quota delle banche private.
La riforma della Cassa Depositi e prestiti, varata a suo tempo dal governo Berlusconi, già consente di intraprendere un percorso che la porti a raggiungere rapidamente i primi significativi risultati, quali: assunzione di un ruolo di riferimento nella gestione finanziaria dei grandi progetti; acquisizione e selezione di un proprio parco progetti; costituzione di un sistema di partnership con le banche a livello locale; definizione di partnership o di collaborazioni con i principali investitori bancari e finanziari internazionali e nazionali interessati ad investire in Italia; Stato e le Regioni per ottimizzare l’utilizzazione dei finanziamenti comunitari.
Per il raggiungimento di questi obiettivi la Cassa, avrà dunque bisogno di darsi una organizzazione che assicuri le principali funzioni di finanziamento, partecipazioni e servizi.

Riccardo PEDRIZZI
Presidente Regionale UCID Gruppo Lazio
www.riccardopedrizzi.it


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