Scozia, referendum per l’indipendenza nel 2014

//   26 gennaio 2012   // 0 Commenti

alex salmond referendum indipendenza scozia

Con Braveheart e di Robert the Bruce ha ben poco da spartire. Ma Alex Salmond,  primo ministro del governo autonomo scozzese, vuole scrivere un capitolo altrettanto importante nella storia del suo paese. Il combattivo leader dello Scottish National Party ha ufficialmente annunciato ad Edimburgo il piano per un referendum sull’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna. Parlando ai deputati nell’aula del parlamento regionale, situato nello storico castello di Holyrood, il primo ministro ha confermato l’intenzione di indire la consultazione popolare “nell’autunno 2014“, a dispetto delle pressioni del premier britannico David Cameron per convocarla prima. ”Siete d’accordo che la Scozia dovrebbe essere un paese indipendente?”. Questa la semplice, diretta, domanda a cui il popolo scozzese dovrà dare una risposta.

Se Salmond non ha gli attributi di un Braveheart, di sicuro si è mostrato politicamente abile e astuto. La scelta del 2014, infatti, non è causale. E’ la ricorrenza di un doppio importante anniversario: la conquista dell’indipendenza (1314) e la sua definitiva perdita (1714). Protagonisti i due eroi citati sopra. Celebrazioni che potrebbero stimolare al massimo l’orgoglio e desiderio di autonomia dei nazionalisti, da qui le pressioni in senso opposto di Londra.

Ma che volto avrebbe la Scozia indipendente? Salmond ha le idee molto chiare: “Vogliamo avere un’unione sociale alla pari con le altre parti di queste isole. Continueremo ad avere Sua Maestà la regina Elisabetta come capo di stato (come Canada e Australia, ndr). Ma non avremo i nostri giovani uomini e donne mandati a morire in guerre illegali come l’Iraq e non avremo più armi nucleari basate sul suolo scozzese“. ”La nostra nazione ha grandi risorse naturali (produce petrolio per 9 miliardi di sterline l’anno, ndr), ottime università, un grande potenziale umano – ha proseguito il premier nel suo discorso a Holyrood – e sono del parere che una Scozia indipendente potrà essere ancora più ricca e più equa“. Tra l’altro, il diritto all’indipendenza è pienamente sancito da quel movimento per l’autodeterminazione dei popoli ‘ideato’ da Wilson nel lontano 1919: “L’Onu aveva 50 paesi membri alla sua fondazione nel 1945, ne ha quasi 200 oggi. E gli ultimi 10 paesi che si sono uniti all’Unione Europea hanno quasi tutti ottenuto l’indipendenza soltanto negli anni ’90. La Scozia è piccola, ma è più grande di sei di quei dieci paesi” ha ricordato.

Ad oggi, i sondaggi vedono il referendum con un inutile e vano tentativo. Appena il 38% degli scozzesi è favorevole alla secessione dal Regno Unito. Attenzione però al novello Braveheart: nessuno l’hai mai preso sul serio a Westminster, nemmeno quando è stato eletto premier due volte di fila. Se lo Scottish National Party, grazie a lui, ha ottenuto la maggioranza dei seggi a Edimburgo, non è detto che possa scrivere un’altra pagina di storia nel 2014.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *