Scoperto il farmaco che smaschera il tumore

//   29 settembre 2011   // 0 Commenti

medicina1Una nuova ricerca che porta nome e merito dello I.O.V. rivela il farmaco che permette di riconoscere i tumori. I test di laboratorio sui topi sono risultati efficaci e vincenti: la somministrazione ai piccoli roditori del farmaco, definito come AT38, è riuscita a “smascherare” le cellule cancerogene, riuscendo a penetrare la barriera creata dalle cellule tumorali per impedire ai linfociti T di penetrare nel cancro, riconoscerlo ed eliminarlo.

Il farmaco AT38 è in grado di rendere l’ambiente cancerogeno favorevole all’ingresso di linfociti tumore-specifici e, pertanto, può essere un valido aiuto nell’immunoterapia dei tumori.

La nuova importante scoperta ha viaggiato oltreoceano ottenendo un’eco internazionale: pubblicata sulla prestigiosa rivista “Journal of Experimental Medicine”, la ricerca è nata dalla stretta collaborazione tra due IRCCS, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova e l’Istituto Humanitas di Milano, coordinati dal professor Vincenzo Bronte e dalla professoressa Antonella Viola. La progettazione e la sintesi dei composti oggetto di brevetto internazionale è stata curata dall’equipe del professor Alberto Gasco dell’Università di Torino.

Al progetto hanno partecipato anche altri istituti di ricerca come l’Istituto Oncologico Europeo ed il CNR di Milano, mentre la dottoressa Barbara Molon, che ha condotto gli studi allo IOV di Padova, è risultata vincitrice di un finanziamento per giovani ricercatori del Ministero della Sanità che le consentirà di continuare le ricerche in questo campo. Infine, il professor Bronte, ordinario di Immunologia presso l’Università di Verona condurrà, in stretta collaborazione con lo IOV di Padova, ove ha collaborato per molti anni, ricerche per sviluppare ed esplorare le potenziali applicazioni cliniche di queste ricerche. A conferma del fatto che, come recita il detto, solo “l’unione fa la forza”, la dottoressa Molon ha commentato il successo del progetto: “Vitale è stata la sinergia con Vimm e Humanitas. E’ il segreto che ha permesso a un team solo italiano di tagliare un traguardo tanto importante. Abbiamo dimostrato che, unendo le forze, la ricerca ad alto livello si può fare anche in Italia”.


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