Londra ancora in fiamme. Tottenham esplode contro Scotland Yard

//   8 agosto 2011   // 0 Commenti

guerriglia londra

Londra- Dopo le violenze del G20, Londra è ancora in fiamme. Stavolta il mirino è puntato contro Scotland Yard, colpevole di aver ucciso ingiustificatamente (almeno secondo i ‘ribelli’), nella notte di giovedì, Mark Duggan, 29enne di colore che cercava di sfuggire all’arresto.
Il giovane, fermato durante un controllo in un’operazione contro il possesso di armi abusive, si è dato alla fuga salendo su un taxi. L’auto è stata successivamente intercettata dagli agenti e nel conflitto a fuoco il cittadino britannico, 29enne padre di tre figli, ha perso la vita. Ma le circostanze della sua morte sono state da subito confuse e contraddittorie: la polizia ha sostenuto che qualcuno avesse sparato contro un agente, altre versioni parlavano di Duggan a terra quando lo sparo di un agente lo ha colpito.

E così sabato notte la rabbia dei famigliari della vittima e dei vicini del suo quartiere – Tottenham – è esplosa in tutta la sua violenza. Alcuni negozi, due autobus e delle macchine della polizia sono stati attaccati e dati alle fiamme. Alcune centinaia di persone hanno attaccato le auto di Scotland Yard e cercato di entrare nel commissariato locale, lanciando pietre e mattoni al grido “Justice, justice“. Molotov e missili improvvisati sono stati lanciati contro negozi e auto della polizia. Scene di guerriglia urbana che si sono ripetute con minor intensità ieri notte ad Enfield e Brixton, sobborghi a nord di Tottenham, dove alcuni gruppi di giovani si sono raccolti su St. Andrews Road e hanno preso d’assalto e saccheggiato negozi. Il bilancio finale parla di 100 arresti e 35 agenti feriti.

Povertà e disagio sociale

Ma la rivolta di Tottenham, uno dei quartieri più poveri di Londra e a più alto tasso di stranieri, nasconde in realtà un clima di tensione diffuso. Al di là della retorica e delle dichiarazioni di facciata, Oltremanica non se la stanno passando bene. La crisi ha colpito impietosa anche il popolo britannico, e la politica di austerity inaugurata da Cameron non è gradita ai più.
Vi sono poi aree a rischio come Tottenham Hale, il rione teatro degli scontri facente parte della circoscrizione londinese di Haringey, uno dei 33 ‘borough’ in cui è divisa la capitale. Ad Haringey, 225mila anime, il 48,7% della popolazione è di origine non britannica. Una zona di frontiera avvezza alle tensioni generate dal mix di ristrettezze economiche, diffidenza razziale e piccola criminalità. Un cocktail particolarmente esplosivo a Tottenham Hale, dove la percentuale di giovani compresi fra i 14 e i 24 anni è più alta che nel resto del quartiere nonché della stessa capitale; la popolazione nera arriva a toccare il 34,8% dei residenti, in prevalenza caraibici (la media di Londra è circa del 10%), e la diffusione di qualche forma di sostegno al reddito o alla disoccupazione è molto più alta della media nazionale. Qui, ora più che mai, basta una scintilla per innescare un incendio. Ma Downing Street non sembra preoccuparsi di uno dei quartieri tra i più poveri del Regno Unito, visto che non riuscirà nemmeno a beneficiare della pioggia di investimenti previsti dalla costruzione del nuovo parco olimpico nell’East End. A meno che qualcuno non cambi idea dopo le violenze delle ultime due notti.


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