Sconfiggere la Mafia? E’ possibile, a patto che…

//   19 luglio 2011   // 0 Commenti

sequestri confische mafia

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

SCONFIGGERE LA MAFIA? E’ POSSIBILE, A PATTO CHE…

Le numerose operazioni portate a termine dalla Direzione Investigativa Antimafia e dalle Forze di Polizia, dimostrano quanto sia serrato l’impegno da parte degli investigatori nel contrastare la criminalità organizzata. I sigilli posti in questi giorni a Roma, Napoli, Genova, Bologna, e Torino, sono l’evidente risposta alla strategia mafiosa, messa in campo per dominare il tessuto economico degli italiani. Menti criminali hanno affinato tecniche e meccanismi finanziari in grado di dissimulare capitali e beni nel settore imprenditoriale e commerciale del nostro paese. Un grado di allarme che nella scala dei valori possiamo definire di CODICE ROSSO. Per nostra fortuna le Forze dell’Ordine non stanno a guardare ed i sequestri di beni effettuati nei giorni scorsi sono stimati in almeno 5000, tra ristoranti, pizzerie, bar in mano alle mafie. Sì, il plurale è d’obbligo, dato che le bordate di fuoco partono dalle corazzate di tutte le organizzazioni mafiose, ‘ndragheta, camorra e cosa nostra. Errore trascurare anche quelle estere, come la mafia russa o quella cinese o albanese.

Le cosche hanno sferrato l’attacco decisivo, da nord a sud, passando per il centro e le isole. Non ci sono più dubbi. Ora ne abbiamo le prove. In questo coacervo di interessi illegali, dovuto alla necessità di riciclare il denaro sporco accumulato e pronto per il suo impiego, gli investigatori hanno un bel da fare per decifrare le società che si trasformano in scatole cinesi, passando di mano in mano tra presta nomi e “teste di legno”. Effettuare una stima dei beni mobili ed immobili posti sotto sequestro attualmente sarebbe azzardato, ma il giro di affari è valutato nell’ordine di milioni di euro. Qualcuno si è spinto al punto di stimare l’enorme quantità di denaro a disposizione della mafia paragonandola a quella pianificata per una legge finanziaria.

I guai non vengono mai da soli. La fragilità dell’attuale sistema economico, la crisi finanziaria che ha colpito le famiglie ed il sistema bancario, le difficoltà delle borse azionarie e dei titoli di stato, le trame affaristiche di faccendieri che ruotano intorno alla politica, favoriscono enormemente il grado di incisività delle cosche all’interno della grande filiera economico-finanziaria. La permeabilità del territorio nazionale costituisce un aspetto serio di vulnerabilità non solo per gli effetti della moltiplicazione degli indotti illeciti, ma anche rispetto al fenomeno del riciclaggio, posti in essere dalle proiezioni imprenditoriali delle mafie, che in progressione silente, investono in attività in grado di offrire notevoli spazi di intervento e di profitto, senza destare un particolare allarme sociale. In sede comunitaria, tale “defiance”, è talvolta favorita da impianti normativi meno incisivi sotto il profilo della prevenzione.

E’ un’emergenza e come tale deve essere trattata. Da tutti, nessuno escluso. Ogni singolo cittadino deve essere, sì, solidale, ma ora è tempo che sia anche collaborativo e partecipativo in prima persona. Non è più il tempo di deleghe rilasciate in bianco, come se la cosa non lo riguardasse o fosse di secondaria importanza. Un sinergia di intenti e di azioni da parte di tutti. Sarebbe un grave errore sottovalutare la portata dell’offensiva svolta dalla mafia o trattare la vicenda con superficialità. Non è catastrofismo, non si parla di quattro case o qualche esercizio commerciale sparso qua e là. In ballo, vi è il potere d’acquisto delle nostre famiglie, la capacità finanziaria ed imprenditrice di un popolo, il possesso dell’economia di un Paese, e va da se, la gestione politico-amministrativa delle nostre città. Altro che sprovveduti e zotici.

Le parole d’ordine, dunque, sono denuncia e partecipazione, senza di esse i colpi inferti dagli investigatori diventano dei meri fatti episodici, fini a se stessi. Una mobilitazione che deve partire dal sud Italia e propagarsi inarrestabile nelle nostre case, sui luoghi di lavoro, negli uffici pubblici, negli esercizi commerciali e finanziari, nelle sedi Istituzionali e Parlamentari. Liberiamo le nostre coscienze dall’omertà e dalla paura.

Sconfiggere la mafia è ancora possibile!


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