Sclerosi Multipla: secondo alcuni studi l’angioplastica è d’aiuto

//   28 marzo 2012   // 0 Commenti

sirwebSAN FRANCISCO – Secondo due studi l’intervento di angioplastica per rimuovere i blocchi nelle vene del collo e del torace sembra migliorare i sintomi della sclerosi multipla (SM).

Durante il meeting di radiologia interventistica alcuni ricercatori americani hanno riferito che nonostante fossero “retrospettivi” e non includevano un gruppo placebo, in entrambi gli studi hanno concluso che l’angioplastica delle vene giugulari e/o azygos è stata associata ad un significativo miglioramento della qualità di vita dei pazienti con SM.

“Siamo incoraggiati nel sapere che i pazienti stanno chiaramente migliorando”, ha dichiarato a MedPage Today il Dr. Kenneth Mandato dell’Albany Medical Center di Albany (New York). “Questi risultati possono servire come trampolino di lancio per uno studio più ampio in cui vengano blindati sia il paziente che il neurologo”.

Gli studi supportano la controversa teoria che la SM sia legata all’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI).

L’idea della CCSVI proviene dal lavoro del prof. Paolo Zamboni, chirurgo vascolare dell’Università di Ferrara. Nel 2009 Zamboni presentò uno studio che aveva scoperto che i pazienti con sclerosi multipla avevano maggiori probabilità di avere dei restringimenti delle vene giugulari e azygos rispetto ai pazienti sani.

Questi blocchi causano alte pressioni, che si ripercuotono negativamente sull’infiammazione nel cervello e potrebbero contribuire alla formazione delle placche caratteristiche della SM. Zamboni ha suggerito che trattare queste vene nel collo e nel torace potrebbe contribuire a trattare la malattia.

Ma la comunità neurologica è rimasta molto scettica sulla teoria. Resta da capire come misurare correttamente ciò che sembra “normale” in una vena giugulare o azygos, e le tecniche per la valutazione di questi parametri devono essere standardizzate.

Nel primo studio, Mandato e i suoi colleghi hanno condotto uno studio retrospettivo su 213 pazienti con SM che sono stati trattati nel loro centro durante un periodo di quattro mesi, 192 hanno risposto alle indagini di follow-up sulla qualità di vita utilizzando il questionario MSQOL-54.

La maggior parte (96) aveva una malattia recidivante-remittente, 66 avevano una SM secondariamente progressiva, e 30 avevano una malattia primariamente progressiva.

Un totale di 189 è stato sottoposto ad angioplastica e ad altri tre è stato posizionato anche uno stent.

Mandato e i suoi colleghi hanno trovato che i pazienti hanno riferito miglioramenti significativi nei punteggi della salute sia fisica che mentale (p

I punteggi della salute fisica sono migliorati del 77% sia per i pazienti con SM recidivante-remittente che primariamente progressiva, e del 59% per quelli con malattia secondariamente progressiva (P

Hanno anche scoperto che chi era stato diagnosticata da più di 10 anni ha ricevuto minori miglioramenti, ma in ulteriori analisi gli anni dalla diagnosi non sono stati associati con i cambiamenti nei punteggi della salute fisica o mentale.

In un secondo studio, il Dr. Hector Ferral e i suoi colleghi della NorthShore University di Evanston (Illinois) hanno anche condotto una revisione retrospettiva di 107 procedure in 95 pazienti con SM che sono stati valutati nei loro centri dal giugno 2010 al settembre 2011.

La metà dei pazienti aveva una malattia recidivante-remittente, il 39% aveva una SM secondariamente progressiva, il 6,4% aveva una SM primariamente progressiva e nel 4,2% la malattia non era classificata.

I medici hanno valutato le vene giugulari ed azygos dei pazienti e hanno eseguito l’angioplastica in coloro che ne avevano bisogno, ad alcuni sono stati inseriti anche degli stent. Tutti i pazienti sono stati trattati con anticoagulanti per sei settimane dopo il trattamento.

Nel complesso, Ferral e colleghi hanno riferito di aver trovato stenosi nel 94,9% dei pazienti, mentre l’angioplastica è stata associata ad un miglioramento duraturo (più di quattro settimane) nel 55,5% dei pazienti.

Invece, il 38,8% dei pazienti non ha riferito alcun miglioramento.

I ricercatori hanno spiegato che i maggiori miglioramenti nei sintomi sono stati riportati nei pazienti con SM recidivante-remittente.

Solo il 7,7% dei pazienti ha riportato complicazioni, e la maggior parte erano trascurabili, come il sanguinamento nella sede di iniezione.

Ferral e i suoi colleghi hanno detto che le complicanze maggiori, compresa la formazione di coaguli nelle vene trattate, si sono verificato nel 3,3% dei pazienti, che è un tasso relativamente basso.

Essi hanno concluso che le anomalie venose sono comuni nei pazienti con SM e che l’angioplastica sembra essere associata con un certo miglioramento.

Il Dr. Timothy Coetzee, Responsabile dell’Ufficio Ricerca per la principale società americana di SM, ha spiegato in una mail a MedPage Today che questi studi si aggiungono alla letteratura sulla CCSVI, anche se mancava un gruppo placebo ed erano retrospettivi.

Ha detto che “per capire veramente l’ipotesi della CCSVI e che cosa significhi per le persone con SM, è necessario condurre studi ben disegnati”. Ha aggiunto che la società ha collaborato con una società canadese di SM per sostenere la ricerca sulla CCSVI, utilizzando controlli rigorosi e tecniche e tecnologie di valutazione standardizzate.

Mandato è d’accordo che sono necessari studi controllati, prospettici, randomizzati e in doppio cieco, per valutare ulteriormente il ruolo delle terapie endovascolari nella SM, e ha incoraggiato una maggiore collaborazione tra gli interventisti e i neurologi.

Ha dichiarato che “la comunità medica dovrebbe adottare un approccio multidisciplinare su questa procedura prima che possa essere convalidata”, aggiungendo come lo scetticismo nelle ipotesi sia “salutare” e necessario per guidare ulteriori ricerche.

Fonte: http://www.medpagetoday.com/clinical-context/MultipleSclerosis/31868


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