Sclerosi multipla: per una ricercatrice non sarebbe una malattia autoimmune

//   23 dicembre 2011   // 0 Commenti

di Alessandro Rasman

quarterlyIn un articolo pubblicato nel numero di dicembre del 2011 della rivista medica “The Quarterly Review of Biology” si sostiene che la sclerosi multipla (SM), a lungo considerata principalmente come una malattia autoimmune, in realtà non sarebbe una malattia del sistema immunitario. La prof.ssa Angeliqe Corthals, un antropologa forense e docente presso il John Jay College of Criminal Justice di New York, suggerisce invece che la sclerosi multipla potrebbe essere causata dal metabolismo difettoso dei lipidi, per molti versi più simile all’aterosclerosi coronarica (indurimento delle arterie) rispetto ad altre malattie autoimmuni.
Definire la SM come un disordine metabolico aiuterebbe a spiegare molti aspetti sconcertanti della malattia, in particolare perché colpisca le donne più degli uomini, e perché i casi siano in aumento in tutto il mondo, spiega la Corthals. Crede che questo nuovo quadro potrebbe aiutare i ricercatori verso nuovi trattamenti e, infine, una cura per la malattia.
La sclerosi multipla colpisce almeno 1,3 milioni di persone in tutto il mondo. La sua caratteristica principale è l’infiammazione seguita dalla cicatrizzazione del tessuto chiamato mielina, che isola il tessuto nervoso del cervello e del midollo spinale. Nel tempo queste cicatrici possono portare ad importanti danni neurologici. I ricercatori hanno teorizzato che un sistema immunitario impazzito ne sia la causa, ma nessuno è stato in grado di spiegare pienamente ciò che innesca l’insorgenza della malattia. I geni, la dieta, gli agenti patogeni e deficit di vitamina D sono stati tutti legati alla SM, ma le evidenze di questi fattori di rischio sono inconsistenti e addirittura contrastanti, frustrando i ricercatori nella loro ricerca per una terapia efficace.
“Ogni volta che un fattore di rischio genetico ha mostrato un aumento significativo del rischio di SM in una popolazione, è stato trovato essere irrilevante in un altra”, ha spiegato la Corthals. “Sono stati implicati gli agenti patogeni come il virus di Epstein-Barr, ma non c’è alcuna spiegazione del motivo per cui popolazioni geneticamente simili con simili carichi di agenti patogeni hanno tassi drasticamente differenti della malattia. La ricerca della SM nel contesto dell’autoimmunità non ha portato ad alcuna conclusione definitiva circa l’eziologia della malattia.”
Tuttavia, la comprensione della SM come malattia metabolica piuttosto che autoimmune inizia a focalizzare la malattia e le sue cause.

L’IPOTESI LIPIDICA
La Corthals ritiene che la causa principale della sclerosi multipla possa essere ricondotta a fattori di trascrizione nei nuclei delle cellule che controllano l’assorbimento, la ripartizione ed il rilascio dei lipidi (grassi e composti simili) in tutto il corpo. L’alterazione di queste proteine, conosciuta come “peroxisome proliferator-activated receptors (PPARs), provocherebbe un sottoprodotto tossico di colesterolo “cattivo” LDL ossidante chiamato a formare le placche sul tessuto colpito. L’accumulo di placca a sua volta innescherebbe una risposta immunitaria, che lo condurrebbe alla formazione di cicatrici. Questo essenzialmente è lo stesso meccanismo coinvolto nell’aterosclerosi, in cui la distruzione del PPARs provoca l’accumulo delle placche, la risposta immunitaria e le cicatrici nelle arterie coronarie.
“Quando il metabolismo dei lipidi nelle arterie non funziona, si arriva all’aterosclerosi”, spiega la Corthals. “Quando succede nel sistema nervoso centrale, si arriva alla SM. Ma l’eziologia di fondo è la stessa”.
Il principale fattore di rischio per la rottura dell’omeostasi lipidica sarebbe l’alto livello di colesterolo LDL. Quindi, se i PPARs sarebbero alla base della sclerosi multipla, si spiegherebbe perché i casi della malattia sono aumentati negli ultimi decenni. “In generale le persone in tutto il mondo stanno aumentando il loro apporto di zuccheri e di grassi animali, che spesso porta a elevati livelli di colesterolo LDL”, ha spiegato la Corthals. “Così dovremmo aspettarci di vedere più alti tassi di malattie legate al metabolismo lipidico, come le malattie cardiache e, in questo caso, la SM.” Questo spiegherebbe anche perché le statine, che sono usate per curare il colesterolo alto, hanno mostrato risultati promettenti come trattamento della SM.
L’ipotesi lipidica fa luce anche sul legame tra sclerosi multipla e il deficit di vitamina D. La vitamina D aiuta ad abbassare il colesterolo LDL, quindi avrebbe un senso che un deficit di vitamina D aumenti la probabilità della malattia, specialmente nel contesto di una dieta ricca di grassi e carboidrati.
L’ipotesi della Corthals spiegherebbe anche il motivo per cui la SM è più frequente nelle donne.
“Uomini e donne metabolizzano i grassi in modo diverso”, ha detto la Corthals. “Negli uomini, i problemi dei PPARs hanno più probabilità di verificarsi nel tessuto vascolare, per cui l’aterosclerosi è più frequente negli uomini. Mentre le donne metabolizzano i grassi in modo diverso in relazione al loro ruolo riproduttivo. Le anomalie del metabolismo lipidico nelle donne sarebbe più probabile che influenzino la produzione della mielina e il sistema nervoso centrale. In questo modo la SM starebbe alle donne come l’aterosclerosi starebbe agli uomini, ciò comunque non escluderebbe che entrambi possano sviluppare l’altra malattia. ”
Oltre al colesterolo alto ci sarebbero molti altri fattori di rischio per la funzione ridotta dei PPARs, compresi agenti patogeni come il virus Epstein-Barr, traumi che richiedono un intervento di riparazione massiccio delle cellule ed alcuni profili genetici. In molti casi, spiega la Corthals, solo uno di questi fattori di rischio non sarebbe sufficiente a provocare un collasso del metabolismo lipidico. Ma più di un fattore di rischio potrebbe causare problemi. Ad esempio, un sistema di PPARs geneticamente indeboliti da solo non potrebbe causare la malattia, ma se si combina con un agente patogeno o con una cattiva alimentazione potrebbe causare la malattia. Questo aiuterebbe a spiegare perché diversi fattori d’innesco della SM sembrano essere importanti in alcune persone o popolazioni, ma non in altri.
“Nel contesto dell’autoimmunità, i vari fattori di rischio per la SM sono frustrantemente incoerenti”, ha spiegato la Corthals. “Ma nel contesto del metabolismo lipidico avrebbero perfettamente senso.”
E’ necessaria molta più ricerca per comprendere appieno il ruolo dei PPARs nella SM, ma la Corthals spera che questa nuova comprensione della malattia possa portare a nuovi trattamenti e a delle misure di prevenzione.
“Questo nuovo quadro ci farebbe essere più vicini che mai ad una cura”, ha spiegato infine la Corthals.

Fonte:

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2011-12/uocp-rcm122211.php?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter


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