Sbloccare gli investimenti, rimettere in moto la città

//   19 gennaio 2012   // 0 Commenti

Confindustria Taranto

Logo Confindustria TarantoCESAREOSbloccare ed accelerare gli investimenti previsti per il territorio, riportare il lavoro al centro dello sviluppo, ridisegnare i criteri di rilancio del sistema imprenditoriale alla luce della crisi e delle inevitabili ripercussioni che la stessa comporta”. Sono questi a parere di Enzo Cesareo, presidente della Sezione Metalmeccanica di Confindustria Taranto, gli asset fondamentali per risalire la china e ricominciare a dare nuovi impulsi alla nostra economia. L’imprenditore torna a soffermarsi sui temi che da tempo animano il dibattito interno a Confindustria anche alla luce della valenza impressa alla manifestazione pubblica del novembre scorso. “Un’iniziativa meramente simbolica che è sicuramente servita a scuotere gli animi ma che non ha prodotto gli esiti sperati sul piano degli interventi e dello sblocco degli investimenti, che era poi l’obiettivo fondamentale di Confindustria. Quello a cui si assiste al momento è un dibattito che non va oltre il pur importante aspetto delle compensazioni ma purtroppo ancora lontano dalla fase della concretizzazione degli interventi. Eppure – aggiunge Cesareo – il momento imporrebbe tempi celeri: la crisi, globale e riguardante tutti i settori, non ci deve distogliere da un dato che è purtroppo acclarato e che posiziona Taranto agli ultimi posti della graduatoria del valore aggiunto pro capite: stando agli scenari di sviluppo delle economie italiane realizzati da Unioncamere e Prometeia siamo infatti al 91mo posto sui 103 occupati dalle varie province (prima Milano, ultima Caserta), ed è una posizione che rischia di precipitare ulteriormente se i vari indicatori che la compongono continueranno a registrare il segno negativo. Il dato meramente numerico è infatti la fotografia di una situazione di contesto che ben conosciamo, e che per le nostre imprese va dalla mancanza di commesse alla mole di crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione, da un accesso al credito sempre più difficile ad una carenza nelle politiche di attrazione degli investimenti, che, laddove si registrano, devono al contrario fare i conti con gli innumerevoli paletti imposti dal territorio, ambientali ma non solo: burocratici, amministrativi e talvolta solo pregiudizialmente “contro”. Dal Governo centrale i segnali che arrivano sono ancora troppo deboli perché si possa parlare, almeno per il Mezzogiorno, di una reale svolta. Gli incentivi per le assunzioni al Sud – commenta ancora il presidente della sezione metalmeccanica – non possono, da soli, andare a colmare un gap oramai strutturale che rischia di allontanare sempre di più le due macroaree del Paese, e soprattutto appare quasi anacronistico alla luce della crisi che per molte aziende impone riduzioni e contenimento dei costi piuttosto che ampliamenti e assunzioni. Ecco perché torniamo ad invocare quella univocità di azioni e interventi da parte di tutti gli attori territoriali – conclude Cesareo – che costituiva il leit motiv della nostra manifestazione. Ognuno, intanto, deve fare la sua parte”.

E il riferimento è chiaro: agli enti locali, laddove direttamente interessati, il compito di rendere celere l’attuazione degli investimenti sul territorio, favorendo all’occorrenza lo snellimento delle procedure attraverso appositi strumenti (è il caso del commissario ad acta che si occuperà degli interventi per il porto); all’ente regionale quello di smobilitare apposite risorse destinate alla crescita delle imprese; ai parlamentari ed alla politica il ruolo di forte pressing affinché queste tematiche rientrino nel novero delle reali politiche di sviluppo del territorio.
A questo proposito Confindustria Taranto, mettendo in atto tutti i possibili strumenti di rilancio del sistema propedeutici alla ripresa, ha innanzi tutto posto le basi per una maggiore tutela delle aziende sane del territorio sul piano della sicurezza e della legalità, stipulando due appositi protocolli con la Prefettura di Taranto: il secondo, in particolare, assume fondamentale importanza in quanto controlla l’applicazione di tutte quelle corrette procedure che regolano la delicata e complessa materia degli appalti. E fin qui le intese.
Al fine di superare il gap dimensionale delle imprese e di renderle maggiormente competitive e innovative, l’associazione sta puntando invece sui contratti di rete, evoluzione naturale delle aggregazioni a cui da sempre il sistema confindustriale guarda come leva per favorire la crescita e la competizione sui mercati, uscendo però dalle logiche localistiche dei consorzi. Già applicato al settore turismo –con la filiera delle masserie – il contratto di rete, che si sviluppa solitamente attorno ad un progetto (quale può essere l’innovazione, l’internazionalizzazione o semplicemente l’aggressione di un determinato segmento di mercato), potrà essere applicato a tutte quelle aziende che si mostreranno interessate ad entrare in una logica di filiera godendo così di non poche prerogative: maggiore flessibilità e limitati costi di struttura; vantaggi fiscali e migliore rapporto con le banche; maggiore competitività sui mercati pur col mantenimento, ognuna, della propria individualità. Il contratto di rete sarà adottato a breve anche per il settore metalmeccanico, interessando un gruppo di aziende assimilate da comuni obiettivi che hanno deciso di misurarsi sui mercati nazionale e internazionale, puntando ad un reciproco miglioramento della capacità innovativa e della competitività attraverso la progettazione e la costruzione di impianti industriali complessi.
Contestualmente, prosegue l’esperienza di Confindustria nella collaborazione con le Università e nella conseguente creazione di spin off a forte contenuto innovativo che, in più di qualche caso, stanno consentendo alle aziende di acquisire nuove quote di mercato e bypassare, puntando alla diversificazione ed alle nuove tecnologie, la crisi in atto.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *