Sblocca cantieri, misure deludenti e poca trasparenza

//   29 marzo 2019   // 0 Commenti

Milioni di euro di finanziamenti e investimenti pronti per essere usati bloccati dalla burocrazia; normative, come il Codice degli appalti, che ostacolano, invece di regolare positivamente l’attività delle pubbliche amministrazioni e i rapporti con le imprese del settore. Sono solo due esempi della gravissima situazione in cui versa il Paese. E sul fronte provinciale non si può non ricordare le numerose opere ferme che in queste settimane sono state protagoniste sui media, a cominciare dalla bretella Campogalliano-Sassuolo, che ci auguriamo abbia ottenuto la definitiva approvazione ministeriale consentendone il via ai lavori, ed alla Cispadana per la quale speriamo la Regione, competente in materia, provveda a concludere l’iter autorizzativo consentendo l’avvio del cantiere.

 

Gli imprenditori del settore edile hanno chiesto, a più riprese, un atto di coraggio per sbloccare questa situazione a Modena come nel resto dell’Italia e Ance nazionale ha da tempo proposto al Governo un pacchetto di norme efficaci per sbloccare veramente i cantieri, senza arretrare di un passo in fatto di trasparenza e legalità.

 

Ma dal testo del decreto Sbloccacantieri non emergono atti rivolti a cambiare realmente pagina, introducendo regole chiare e procedure veloci e trasparenti.

 

Di fronte alle richieste di Ance di semplificare le procedure a monte, non possiamo che esprimere forte preoccupazione per le risposte che stanno emergendo”, sostiene Sandro Grisendi, presidente di Ance Modena. “Sconcerta avvertire il ricorso a commissari dotati di ampi poteri di deroga al Codice; e ancora di più sconcerta vedere riapparire il massimo ribasso come sistema di aggiudicazione degli appalti, nemmeno attenuato dall’esclusione automatica dell’offerta anomala. Il massimo ribasso era stato accantonato da decenni, proprio perché consente la corsa alla irregolarità, al lavoro nero, al malaffare”.

 

Nemmeno, però, può essere accettato, a giudizio di Ance Modena, il sistema dell’esclusione automatica dell’offerta anomala, tanto più se diffusa a significativi importi a base di appalto, perché significherebbe, in Italia, estenderli alla grandissima maggioranza degli appalti pubblici, visto che la maggior parte di essi è inferiore al milione di euro. “L’esclusione automatica dell’offerta anomala è una procedura di aggiudicazione di per sé negativa”, ribadisce il presidente di Ance Modena, “perché vengono favorite le scatole vuote, create ad arte, mentre danneggia l’imprenditoria strutturata e qualificata”.

 

“Con questo sistema”, continua Grisendi, “l’aggiudicazione viene rimandata al caso. Come si può accettare che le aziende, che sul mercato ci sono onestamente, investendo e creando occupazione, vengano distrutte da meccanismi di casualità? Il mondo delle costruzioni deve essere qualificato, non si può lasciare spazio a logiche che di fatto premiano imprese che non rispettano gli impegni, verso i clienti, i fornitori, i dipendenti”.

 

Oltre alle norme sulle opere pubbliche, Ance Modena chiede al più presto un altro intervento a favore del settore: un pacchetto di misure urbanistiche, edilizie e fiscali per rilanciare la rigenerazione urbana.

 

Ance auspica che nelle prossime ore ci sia spazio per migliorare le misure ed evitare di sprecare un’occasione importante come quella del decreto Sbloccacantieri. Le misure richieste da Ance sono essenziali per invertire una tendenza che ha visto, in dieci anni, scomparire in Italia 120 mila imprese e 620 mila posti di lavoro.

 

“Crediamo che anche il sindacato debba essere coinvolto nella difesa del sistema sano delle costruzioni”, conclude Grisendi, “difendendo quel patrimonio che ancora rimane di competenza ed occupazione. Per poter riprendere a generare lavoro, contribuendo alla ripresa del settore e con esso del Paese”.


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