Sanità Toscana, deficit e insolvenze “sotto silenzio”

//   3 agosto 2011   // 0 Commenti

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Anche il cammino verso il crac della Asl 1 di Massa Carrara iniziò così: con i fornitori che venivano pagati con ritardi sempre crescenti. Anche allora, rispondendo in commissione a una nostra interrogazione sull’argomento, l’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia affermò che tutto era sotto controllo. Poche settimane dopo scoppiò il caso Massa, con la Asl in default, il commissariamento e l’inchiesta della procura. Così tutti capirono come mai i fornitori non venivano pagati. Così tutti seppero che nulla, in verità, era sotto controllo. Perché questo amarcord? Perché, oggi, la sensazione è quella di assistere a un film già visto dopo che l’Asfot (Associazione Fornitori
ospedalieri della Toscana aderenti a Confcommercio Toscana e a Fifo, la Federazione italiana di fornitori ospedalieri) ha annunciato di voler ricorrere alle vie legali contro gli Estav, gli Enti per i Servizi Tecnico-amministrativi di Area Vasta che si occupano di approvvigionamenti di beni e servizi. Ebbene, con i fornitori ospedalieri della Toscana gli Estav sono insolventi ormai da circa un anno. Eppure, anche in questo caso i silenzi della Regione Toscana piovono sul bagnato di una situazione già gravissima. Sono mesi che richiamiamo l’attenzione dell’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia sulla gravità delle notizie che si rincorrono, dal deficit inizialmente di 165 milioni, ridotto poi a circa 100, previsto nei bilanci 2011 delle Asl toscane fino ai mille segnali di disfunzioni che provengono dai vari territori, non ultimo quello che interessa il mondo del volontariato. Anche la lacerazione tutta giocata a sinistra, con il sindaco di Pistoia che si fa capofila del dissenso verso le Società della Salute, è il sintomo di disagio e sfiducia nel sistema costruito attorno alla sanità toscana lungo anni di governo regionale da parte della sinistra.
Cosa serve?
Primo: che la giunta esca dall’indifferenza e, in un sussulto di responsabilità, dica chiaramente ai cittadini come stanno le cose. Invece, al contrario, la giunta regionale tende ancora una volta a minimizzare. Anzi, a tacere proprio. Ma così i problemi non si affrontano. Soprattutto, poi, non si risolvono. Per non parlare di quel palazzo di cristallo che Rossi, in campagna elettorale, prometteva dovesse essere la Regione da lui guidata: un buon proposito andato a farsi friggere in un solo anno di governo.
Tant’è: solo un paio di settimane fa lo studio Mes (il Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) ha dichiarato d’un colpo che la sanità toscana è in perfetta forma, e che le performance del 2010 sono promuovibili sotto tutti gli aspetti. Le performance 2010? E il crac dell’Asl 1 di Massa Carrara? Non è notizia del 2010? Promosso? Eppure… Miracoli toscani. Il trucco c’è: lo studio è infatti sì affidato a una realtà scientificamente prestigiosa come il
Sant’Anna di Pisa. Peccato che il committente finale dello studio che valuta la Regione Toscana sia… la Regione Toscana stessa, in una coincidenza controllore-controllato che scalfisce non poco la credibilità del Rapporto Mes. La verità è altrove, e come sempre risiede nei fatti. Che gli Estav non liquidino i fornitori da circa un anno è un fatto. Ma è un fatto, anche, che dal primo di agosto le Misericordie abbiano sospeso l’attività di trasporto sangue ed organi in tutta la Toscana per protestare contro un atteggiamento, quello della Regione, che sta spingendo tutto il mondo del volontariato, dell’associazionismo, delle Misericordie come delle Pubbliche assistenze, verso il baratro del collasso. Da lì non ci sarà ritorno. Salvezza o morte, è il grido di allarme che arriva oggi dal terzo settore, pezzo fondamentale e fondante della società toscana. Sorda e cieca da ormai troppo tempo dinanzi alle esigenze profonde di questo universo culturale, sociale, civico ed umano che ci rende tutti orgogliosi di essere nati e di vivere in Toscana, la Regione si sta assumendo la
responsabilità grave di disperdere questo patrimonio secolare di sussidiarietà che caratterizza il nostro territorio. Anche in questo caso, la sola risposta è al momento il silenzio.
Parlano invece le carte, come quelle del Dpef 2012 che abbiamo discusso giusto pochi giorni fa in Consiglio regionale. Ebbene: il Documento di programmazione economica e finanziaria della Regione Toscana liquida la sanità, il comparto che assorbe i tre quarti delle risorse, in poco più di tre paginette. Per dire cosa? Di aver investito 24 milioni di euro nell’abbattimento delle liste d’attesa, ad esempio. Peccato non se ne sia accorto nessuno. Eppure le liste d’attesa sono una delle più grandi tragedie del sistema sanitario toscano, tanto da renderlo ben lungi dall’essere equo. Con quei 24 milioni di euro, solo che lo si volesse, si poteva fare davvero qualcosa di serio e utile per abbattere le liste d’attesa. Qualcosa di semplice: con 24 milioni di euro si potevano comprare presso le cliniche private una montagna di prestazioni: 460mila ecografie, 260mila tac, 180mila risonanze magnetiche. Quella sì, sarebbe stata una risposta. Troppo facile? No: troppo poco funzionale allo scopo primario con cui il governo regionale guarda alla sanità toscana, che è quello del controllo,
del consolidamento e della gestione del consenso. Ma così il mezzo, l’apparato che si ingigantisce, la vince su quello che dovrebbe essere il fine: la persona, con i suoi bisogni, che noi intendiamo ricondurre al centro di un sistema che l’ha ormai messa ai margini.

Stefano Mugnai
Vicepresidente Commissione regionale Sanità

Consigliere regionale Pdl


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