Sanità, liste d’attesa a Verona

//   14 luglio 2011   // 0 Commenti

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Luca Coletto

“Io i tempi d’ attesa li calcolo nel numero di giorni che trascorrono tra il momento in cui richiedo una prestazione al CUP e il momento in cui la prestazione stessa viene effettuata. E qui stiamo ampiamente dentro ai tempi previsti dalla Regione”. Luca Coletto, assessore alla sanità del Veneto, getta acqua sul fuoco su un argomento molto sentito dai cittadini, “ma sul quale non si possono semplicemente ricopiare i tempi che occorrono nelle strutture più affollate, che tra l’altro danno la precedenza ai propri ricoverati”.
Dare certi numeri, insomma – aggiunge Coletto – non corrisponde alla realtà dei fatti. Prendiamo il caso dell’ecodoppler cardiaco: se vado al CUP i tempi per la priorità A sono di 10 giorni, pari al tempo standard previsto) a Borgo Roma; per la priorità B (tempo standard 60 giorni), la visita viene effettuata dopo 17 giorni nel centro diagnostico accreditato; per le priorità C, le meno urgenti e con un tempo standard di 180 giorni, per paradosso bastano 13 giorni per eseguire l’esame in centro accreditato e 180 nel Poliambulatorio ULSS di via Poloni”. Situazione analoga per una visita cardiologica: “prenotandosi al CUP b stano 9 giorni a Borgo Trento per i pazienti in priorità A; 14 giorni in struttura accreditata per la Priorità B; 28 giorni al poliambulatorio ULSS di via Capitel per la priorità C2. Per l’oculistica – sottolinea l’assessore – 9 giorni a Borgo Trento per la priorità A; 2 giorni al poliambulatorio ULSS di via Campania per la priorità B; 2 giorni al poliambulatorio ULSS di via Poloni. E così via”. “Il punto è che se uno vuole scegliersi la struttura e magari anche il medico – dice ancora Coletto – il sistema della ‘visita nel tempo più breve possibile’ salta e la prestazione viene messa in calendario per la prima data libera di quella particolare struttura e/o di quel particolare medico. E qui i tempi possono salire di parecchio, ma non hanno nulla a che vedere con i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie pubbliche richieste al CUP. Le risposte ci sono, basta non volerle personalizzate e sotto casa”.


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