Salvare gli squali: la Puglia in prima linea per il progetto SafeSharks

//   20 novembre 2018   // 0 Commenti

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Gli squali hanno un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri dell’ecosistema marino, tanto da essere considerati marcatori dello stato di salute dei mari. La loro presenza garantisce il rafforzamento genetico di altre specie, dato che gli esemplari più deboli o malati vengono predati con maggiore frequenza. La loro scomparsa avrebbe invece gravi conseguenze, portando ad esempio, alla proliferazione di predatori più piccoli, posti un gradino appena sotto nella piramide alimentare, con il conseguente depauperamento della fauna ittica che si nutre dei vegetali delle scogliere.

Gli squali, però, non sono gli unici ad essere a rischio estinzione nel Mediterraneo, oltre la metà delle 86 specie presenti nel bacino, tra squali, razze e chimere, sono a rischio, soprattutto perché finiscono nelle reti a strascico o negli attrezzi utilizzati per la pesca del tonno o del pesce spada.

I pescatori di Monopoli, facenti parte di una delle marinerie di palangari più importanti dell’Adriatico, hanno riconosciuto il problema come grave: le specie commerciabili di squali sono poco remunerative, trovarli catturati dagli ami intralcia l’attività di pesca e può perfino danneggiare gli attrezzi, inoltre, per le specie protette i rischi di sanzioni sono alti. Catturare uno squalo quindi fa un danno al mare e ai pescatori stessi.

Gli incontri di questi giorni sono stati organizzati nell’ambito del progetto SafeSharks condotto dal WWF insieme a COISPA e INCA e si sono svolti grazie alla collaborazione delle Cooperative locali dei pescatori e della Guardia Costiera di Monopoli, con la presenza del Comandante Matteo Orsolini, anche in virtù di un Protocollo di Intesa tra WWF e Comando Centrale della Capitaneria di Porto per la difesa del mare. Il raggiungimento degli obiettivi del progetto SafeSharks grazie alla partecipazione della comunità di pescatori e operatori commerciali di Monopoli, scelta come area focus del progetto, potrebbe rappresentare una prima ‘case-history’ nel Mediterraneo per la salvezza degli squali. L’Italia è anche uno dei maggiori mercati al mondo per il consumo di carne di squalo e uno dei principali paesi al mondo per il volume di carne di squalo importata. Le attività di marcatura satellitare partiranno nei prossimi mesi e la raccolta dei dati dipenderà dal numero dei TAG disponibili. Considerato il costo di ciascun apparecchio, circa 5.000 euro, il WWF ha anche lanciato una raccolta fondi per sostenere il progetto che vuole salvare gli squali del Mediterraneo dall’estinzione – wwf.it/adottaunosqualo.


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